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Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia
di sr. Elisa Kidanè

La troviamo proprio nel cuore delle beatitudini ed è la beatitudine  del cuore per eccellenza.
E'  sintesi delle prime quattro beatitudini, ed è  conseguenza delle ultime quattro beatitudini. Ponendola al centro delle beatitudini, Matteo sembra volerci dire, i poveri di spirito, coloro che piangono, i miti e coloro che anelano la giustizia sono persone che hanno cuore; ma il loro cuore sarà inevitabilmente un cuore puro, un cuore che ama la pace, un cuore capace di sopportare la persecuzione,  capace di gioire per le piccole e significative vittorie del bene sul male. Un cuore che sta nel cuore di  Dio.
Essere misericordiosi significa semplicemente avere un cuore.
Ma nel linguaggio biblico cosa significa  cuore?
La Bibbia, (AT e NT) è ricchissima di citazioni che parlano del cuore come  spazio vitale nel quale nascono pensieri, sentimenti, parole, decisioni, azioni che determinano lo stile di vita dell'uomo. Un cuore che è espressione dell'unità tra il corpo e lo spirito;  quello che si "matura", che si "cucina nel cuore è ciò che determina l'agire esteriore.
Da qui nasce l'importanza di avere un cuore di carne e non di pietra. Per questo Dio esorta il suo popolo ha cambiare il cuore, a circoncidere il cuore piuttosto che la carne (Ger. 4,4), e gli promette un cuore nuovo (Ez. 36, 26); è attraverso il cuore che Dio "conosce" il pensiero dell'uomo. (1 Sam. 16,7), (Salmo 17,3); (Ger. 11,20), ma anche l'uomo cerca Dio attraverso il cuore (Salmo 119, 10), lo ascolta (Os. 2, 16); lo ama (Dt. 6,5).

IERI E OGGI
Con il Discorso della Montagna, Cristo deve aver messo in grande agitazione e perplessità i suoi ascoltatori. Probabilmente la folla accorsa per ascoltare il "maestra che parlava con autorità", si aspettava ben altro, e quel linguaggio, nuovo,  riusciva ostico.
Figli di una mentalità legalista  (occhio per occhio, dente per dente), in attesa di un messia che avrebbe instaurato un nuovo regno e (avrebbe sicuramente dato man forte ai zeloti), la "rivoluzione" che proponeva questo Figlio di Nazaret non aveva nulla a che vedere con le loro aspirazioni nazionalistiche e le loro  idee di liberazione. Il suo parlare e le sue proposte di vita capovolgevano tutto un sistema.
Ma la perplessità e lo sconcerto di questo messaggio continua a regnare anche in noi e tra noi, dopo ben duemila anni di esegesi, di tentativi di "aggiustare il tiro".
Abbiamo cercato con tutti i mezzi di annacquare e spesso inquinare questo discorso della montagna, perché forse, è tra i discorsi di Cristo  più sconvolgente e radicale. Anche questa beatitudine come tutte le altre scardina tutte le logiche del nostro modo di pensare o di agire.
Abituati come siamo al tornaconto, alla carità fiscalizzata, all'elemosina istituzionalizzata, alle opere di misericordia  asettiche , questo linguaggio suona anche a noi un po’ troppo  "trasgressivo". Abituati a intendere la felicità come qualcosa che riguarda la personale realizzazione, spesso a danno e scapito del prossimo, ci è difficile comprendere queste beatitudini, che hanno un linguaggio perdente.
Per secoli abbiamo inteso essere misericordiosi come l'equivalente dell'avere pietà per qualcuno, collocandoci così in una posizione di privilegio. Avere  pietà di qualcuno può rasentare il pietismo. Una persona che si impietosisce nei riguardi di un'altra, e che elargisce il suo aiuto, si sente automaticamente, spesso inconsciamente, superiora rispetto all'altra. Non si crea legame, ma una situazione impari, distante e spesso di sottomissione se non di dipendenza.
Nel linguaggio biblico, misericordia, ha una significato e una apertura totalmente diversa e lontana da questa.
Essere misericordiosi significa sì avere compassione,  ma nel senso di avere un cuore che trasborda di passione e che trabocca di tenerezza; significa commuoversi,  sentire cioè  un movimento dentro di sé per la sorte dell'altro; lasciare che amore e solidarietà, orientino le nostre azioni e i nostri rapporti con l'altro. La compassione vera deve portare alla solidarietà; farsi solidale con la vita, le ansie, le speranze, i sogni dell'altro. In definitiva, lasciarci coinvolgere completamente dalla storia dell'altro. Solidarizzare con la storia dell'altro significa sporcarsi le mani, affondare i piedi nelle problematiche dell'altro , e di conseguenza dimenticarsi di sé stessi… sarà  Dio che si prenderà cura di noi e porterà su di sé le né nostre vite.
Essere misericordiosi è lasciare che il cuore si commuova, cioè che si "muova" dalla staticità nella quale  regole e leggi lo hanno relegato, fosilizzandolo e impedendogli di avere "moti inconsulti".
Essere misericordiosi significa non giudicare, non collocarsi su piedistalli, non agire per compassione, ma con passione.
Quando si agisce così allora la misericordia diventa incontro con l'altro, e decisione di mettersi in cammino, insieme. Anche Dio,  si lascerà commuovere, lascerà che il suo cuore trabocchi di compassione per te.
Certo questo non avviene per automatismo, non c'è equazione. Se farai ciò, quindi avrai. No, nella logica del vangelo non esiste un prima e un dopo, ma un susseguirsi di vicende. Nella misura in cui facciamo esperienza della misericordia di Dio saremo anche in grado di offrire misericordia all'altro, ma è anche vero il contrario, più ci si allena in questo "esercizio" di lasciare che il cuore si muova verso l'altro e più Dio lascerà intenerire e commuovere il suo.
Anch'io per lungo tempo, non avevo colto la profondità, l'ampiezza e la ricchezza di questa beatitudine. Fino a quando non ho sperimentato nella mia vita il significato dell'amore. Quello vero, quello che non elemosina, non ricatta, non aspetta ricompense  ma dona e riceve in abbondanza. E' da questa esperienza che io sto imparando a capire cosa significa essere misericordiosi.  Significa  lasciare danzare il cuore per la storia dell'altro, senza timore, senza timore di perdere la partita , ma nell'unica certezza che Dio avrà certamente misericordia di me.
Termino con una frase H. Weder: "Là dove la giustizia nelle piccole cose diventa un carro armato o un rullo compressore che schiaccia l'essere umano, essa (la giustizia) soffoca la capacità di essere solidali con le sofferenze degli altri, perché la solidarietà va ben al di là della giustizia…."

 

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