La troviamo proprio nel cuore delle beatitudini ed è
la beatitudine del cuore per eccellenza.
E' sintesi delle prime quattro beatitudini, ed è conseguenza delle
ultime quattro beatitudini. Ponendola al centro delle beatitudini,
Matteo sembra volerci dire, i poveri di spirito, coloro che piangono, i
miti e coloro che anelano la giustizia sono persone che hanno cuore; ma
il loro cuore sarà inevitabilmente un cuore puro, un cuore che ama la
pace, un cuore capace di sopportare la persecuzione, capace di gioire
per le piccole e significative vittorie del bene sul male. Un cuore che
sta nel cuore di Dio.
Essere misericordiosi significa semplicemente avere un cuore.
Ma nel linguaggio biblico cosa significa cuore?
La Bibbia, (AT e NT) è ricchissima di citazioni che parlano del cuore
come spazio vitale nel quale nascono pensieri, sentimenti, parole,
decisioni, azioni che determinano lo stile di vita dell'uomo. Un cuore
che è espressione dell'unità tra il corpo e lo spirito; quello che si
"matura", che si "cucina nel cuore è ciò che determina l'agire
esteriore.
Da qui nasce l'importanza di avere un cuore di carne e non di pietra.
Per questo Dio esorta il suo popolo ha cambiare il cuore, a circoncidere
il cuore piuttosto che la carne (Ger. 4,4), e gli promette un cuore
nuovo (Ez. 36, 26); è attraverso il cuore che Dio "conosce" il pensiero
dell'uomo. (1 Sam. 16,7), (Salmo 17,3); (Ger. 11,20), ma anche l'uomo
cerca Dio attraverso il cuore (Salmo 119, 10), lo ascolta (Os. 2, 16);
lo ama (Dt. 6,5).
IERI E OGGI
Con il Discorso della Montagna, Cristo deve aver messo in grande
agitazione e perplessità i suoi ascoltatori. Probabilmente la folla
accorsa per ascoltare il "maestra che parlava con autorità", si
aspettava ben altro, e quel linguaggio, nuovo, riusciva ostico.
Figli di una mentalità legalista (occhio per occhio, dente per dente),
in attesa di un messia che avrebbe instaurato un nuovo regno e (avrebbe
sicuramente dato man forte ai zeloti), la "rivoluzione" che proponeva
questo Figlio di Nazaret non aveva nulla a che vedere con le loro
aspirazioni nazionalistiche e le loro idee di liberazione. Il suo
parlare e le sue proposte di vita capovolgevano tutto un sistema.
Ma la perplessità e lo sconcerto di questo messaggio continua a regnare
anche in noi e tra noi, dopo ben duemila anni di esegesi, di tentativi
di "aggiustare il tiro".
Abbiamo cercato con tutti i mezzi di annacquare e spesso inquinare
questo discorso della montagna, perché forse, è tra i discorsi di
Cristo più sconvolgente e radicale. Anche questa beatitudine come tutte
le altre scardina tutte le logiche del nostro modo di pensare o di
agire.
Abituati come siamo al tornaconto, alla carità fiscalizzata,
all'elemosina istituzionalizzata, alle opere di misericordia asettiche
, questo linguaggio suona anche a noi un po’ troppo "trasgressivo".
Abituati a intendere la felicità come qualcosa che riguarda la personale
realizzazione, spesso a danno e scapito del prossimo, ci è difficile
comprendere queste beatitudini, che hanno un linguaggio perdente.
Per secoli abbiamo inteso essere misericordiosi come l'equivalente
dell'avere pietà per qualcuno, collocandoci così in una posizione di
privilegio. Avere pietà di qualcuno può rasentare il pietismo. Una
persona che si impietosisce nei riguardi di un'altra, e che elargisce il
suo aiuto, si sente automaticamente, spesso inconsciamente, superiora
rispetto all'altra. Non si crea legame, ma una situazione impari,
distante e spesso di sottomissione se non di dipendenza.
Nel linguaggio biblico, misericordia, ha una significato e una apertura
totalmente diversa e lontana da questa.
Essere misericordiosi significa sì avere compassione, ma nel senso di
avere un cuore che trasborda di passione e che trabocca di tenerezza;
significa commuoversi, sentire cioè un movimento dentro di sé per la
sorte dell'altro; lasciare che amore e solidarietà, orientino le nostre
azioni e i nostri rapporti con l'altro. La compassione vera deve portare
alla solidarietà; farsi solidale con la vita, le ansie, le speranze, i
sogni dell'altro. In definitiva, lasciarci coinvolgere completamente
dalla storia dell'altro. Solidarizzare con la storia dell'altro
significa sporcarsi le mani, affondare i piedi nelle problematiche
dell'altro , e di conseguenza dimenticarsi di sé stessi… sarà Dio che
si prenderà cura di noi e porterà su di sé le né nostre vite.
Essere misericordiosi è lasciare che il cuore si commuova, cioè che si
"muova" dalla staticità nella quale regole e leggi lo hanno relegato,
fosilizzandolo e impedendogli di avere "moti inconsulti".
Essere misericordiosi significa non giudicare, non collocarsi su
piedistalli, non agire per compassione, ma con passione.
Quando si agisce così allora la misericordia diventa incontro con
l'altro, e decisione di mettersi in cammino, insieme. Anche Dio, si
lascerà commuovere, lascerà che il suo cuore trabocchi di compassione
per te.
Certo questo non avviene per automatismo, non c'è equazione. Se farai
ciò, quindi avrai. No, nella logica del vangelo non esiste un prima e un
dopo, ma un susseguirsi di vicende. Nella misura in cui facciamo
esperienza della misericordia di Dio saremo anche in grado di offrire
misericordia all'altro, ma è anche vero il contrario, più ci si allena
in questo "esercizio" di lasciare che il cuore si muova verso l'altro e
più Dio lascerà intenerire e commuovere il suo.
Anch'io per lungo tempo, non avevo colto la profondità, l'ampiezza e la
ricchezza di questa beatitudine. Fino a quando non ho sperimentato nella
mia vita il significato dell'amore. Quello vero, quello che non
elemosina, non ricatta, non aspetta ricompense ma dona e riceve in
abbondanza. E' da questa esperienza che io sto imparando a capire cosa
significa essere misericordiosi. Significa lasciare danzare il cuore
per la storia dell'altro, senza timore, senza timore di perdere la
partita , ma nell'unica certezza che Dio avrà certamente misericordia di
me.
Termino con una frase H. Weder: "Là dove la giustizia nelle piccole cose
diventa un carro armato o un rullo compressore che schiaccia l'essere
umano, essa (la giustizia) soffoca la capacità di essere solidali con le
sofferenze degli altri, perché la solidarietà va ben al di là della
giustizia…."