L’uomo preistorico pensava che la luce che proveniva
dal sole era fonte di energia non soltanto fisica, ma anche spirituale.
A darne testimonianza sono le diverse costruzioni funebri realizzate in
base alle conoscenze architettoniche ed astronomiche che non finiscono
di sorprendere gli scienziati di oggi. Studiando le immagini e le figure
lavorate in pietra ed altri elementi ritrovati, si sono potuti
ricostruire i riti attraverso i quali l’uomo preistorico esprimeva i
suoi credo. In Irlanda, per esempio, è stato scoperto un magnifico
monumento preistorico che risale a 5.000 anni fa: la “Tomba di Newgrange”.
Ancora più antica delle piramidi egiziane.
Durante il solstizio d’inverno, il 21 dicembre di ogni
anno, la luce del sole filtra attraverso una apertura ubicata nella
parte superiore della tomba, attraversa un corridoio e raggiunge i punti
più reconditi, fino ad illuminare l’interno della tomba, che durante
tutto il resto dell’anno rimane totalmente buia, e questo è possibile
grazie al modo in cui è stata costruita
1. Questi
uomini, appartenenti al periodo Neolitico, credevano che la luce che
inondava i resti dei loro antenati desse loro nuova vita, li mantenesse
in vita. E celebravano questo avvenimento ogni anno con dei rituali
specifici.
Se elementi naturali divinizzati riuscivano ad
alimentare nell’uomo primitivo una speranza nella continuità della vita
anche dopo la morte, ancor più il credente in Gesù Cristo, che è risorto
tra i morti, vive nella sua Chiesa ed è presente tra i suoi in modi
diversi, potrà vivere una vita piena di speranza nella propria
risurrezione ed in quella dei suoi cari.
Prima di patire la sua passione e la sua morte, Cristo
ha istituito l’Eucaristia, mistero della sua “reale” presenza tra di noi
fino alla fine dei tempi. Una presenza, come ha spiegato molto
chiaramente il Papa Paolo VI, che si chiama “reale” non per esclusione,
come se le altre forme di presenza non fossero reali, ma bensì per
antonomasia, perché attraverso di essa Cristo diventa in sostanza
presente nella realtà del suo corpo e del suo sangue… siamo dinnanzi a
Cristo stesso
2. Una presenza che illumina non soltanto (ed in modo definitivo) al
di là della morte, ma già nel “adesso” delle nostre vite.
Non a caso Giovanni Paolo II, ha introdotto
nell’antichissima preghiera del Santo Rosario “i misteri della luce” ed
all’apice dei quali ha messo l’Eucaristia
3: “Non
corrisponde alla Santissima Eucaristia essere all’apice dei misteri
della luce?”, si domandava il Papa successivamente nella Lettera
Apostolica “Mane nobiscum Domine”, scritta in occasione
dell’anno corrente, dedicato all’Eucaristia
4. In
essa, il Papa faceva riferimento all’Eucaristia come Mistero
di luce, dedicandogli l’intero capitolo II
5.
“In che senso si può dire che l’Eucaristia è
Mistero di luce e che cosa comporta questo per la spiritualità e la
vita cristiana?”, si chiedeva Giovanni Paolo II
6, mentre
illustrava contemporaneamente le sue riflessioni con l’icona dei
discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35).
Da questa lettera riporto alcune idee importanti che
riguardano l’argomento che stiamo trattando.
La luce delle due tavole
1. La luce della Parola addolciva la durezza dei loro
cuori e «si aprirono i loro occhi» (cf. ibid. 31). Nella penombra
del tramonto e con la tristezza che pervadeva il loro animo, quel
Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza e apriva il
loro spirito al desiderio della luce piena. «Resta con noi», lo
supplicarono, ed Egli accettò. Poco dopo il volto di Gesù scompariva, ma
rimaneva velatamente il Maestro nello «spezzare il pane», davanti al
quale si erano aperti i loro occhi
7.
2. Nel cammino dei nostri dubbi e velleità, ed alle
volte delle nostre amare delusioni, il divino Viandante continua ad
essere il nostro compagno di viaggio che ci introduce, con
l’interpretazione delle Scritture, nella comprensione dei misteri di
Dio. Quando l’incontro arriva alla sua pienezza, alla luce della Parola
si aggiunge quella che sgorga dal «Pane di vita», con il quale Cristo
compie alla perfezione la sua promessa di «essere con noi tutti i giorni
fino alla fine del mondo» (cf. Mt 28,20)
8.
3. E’ significativo che i due discepoli di Emmaus,
opportunamente preparati dalle parole del Signore, lo riconoscessero
mentre erano a tavola nel semplice gesto dello «spezzare il pane». Nel
momento in cui le menti vengono illuminate ed i cuori vengono
infervorati, i segni «parlano». L’Eucaristia si svolge interamente nel
contesto dinamico dei segni, che sono portatori di un messaggio denso e
luminoso. Attraverso i segni, in qualche modo il mistero si apre
dinnanzi agli occhi del credente
9.
Prima conclusione
L’Eucaristia, innanzi tutto, è luce, perché in ogni
Messa la liturgia della Parola di Dio precede la liturgia eucaristica,
nell’unità delle due «tavole», quella della Parola e quella del Pane.
Non basta che i frammenti biblici vengano proclamati in una lingua
conosciuta, se la proclamazione non è realizzata con cura, previa
preparazione, ascolto devoto e silenzio meditativo, cose necessarie
perché la Parola di Dio tocchi la vita e la illumini. I Padri del
Concilio Vaticano II hanno raccomandato calorosamente l’omelia,
considerandola come parte della stessa Liturgia, destinata ad illustrare
la Parola di Dio e renderla attuale per la vita cristiana.
In questo modo, la dimensione propriamente eucaristica
della Messa potrà essere vissuta in tutta la sua verità, dato che è Gesù
stesso con il suo Corpo ed il suo Sangue che si fa presente nel pane e
nel vino: «Chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue, ha la vita
eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. La mia carne infatti è
vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi si ciba della mia carne e
beve il mio sangue rimane in me ed io in lui» (Gv 6,54-56)
10.
Tre dimensioni da ricordare
1. Senza alcun dubbio l’aspetto più evidente
dell’Eucaristia è il banchetto. L’eucaristia è nata la notte del
Giovedì Santo nel contesto della cena Pasquale. Di conseguenza, comporta
nella sua struttura il senso del banchetto: «Prendete e mangiate…
Poi prese il calice... lo diede loro, dicendo: bevetene tutti…» (Mt
26,26.27). Questo aspetto esprime al meglio il rapporto di comunione che
Dio vuole stabilire con noi e che noi stessi dobbiamo costruire
reciprocamente tra di noi
11.
2. Tuttavia, non possiamo dimenticare che il banchetto
eucaristico ha anche soprattutto un significato di sacrificio. In
esso, Cristo, ci presenta il sacrificio offerto una volta per tutte
sul Golgota. Anche se presente come il risorto, Lui ci mostra i
segni della sua passione, di cui ogni Santa Messa ne è «l’atto
commemorativo», come ci ricorda la Liturgia con l’acclamazione che segue
la consacrazione: «Annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua
risurrezione...».
12
3. Allo stesso tempo, l’Eucaristia, mentre attualizza
il passato, ci proietta verso il futuro dell’ultima venuta di Cristo,
alla fine della storia. Questo aspetto «escatologico» ciò che è ultimo e
definitivo, dà al Sacramento eucaristico un dinamismo che apre la strada
della speranza nel cammino cristiano
13.
Seconda conclusione
“L’uomo è sempre tentato di ridurre l’Eucaristia alla
sua misura, invece in realtà è lui che deve aprirsi alle dimensioni
del Mistero”. «L’eucaristia è un dono troppo grande per poter
ammettere ambiguità e riduzioni»
14.
Vivendo tutta la nostra vita cristiana attraverso la
dimensione eucaristica, che è di grande importanza, saremo in grado di
offrire al mondo la luce di chi un giorno disse: «Io sono la luce del
mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della
vita» (Gv 8,12).
1 Cf. Professore M. J. O’KELLY
(Dublino, 21 Dicembre 1969).
2 GIOVANNI PAOLO II,
Lettera Apostolica “Mane nobiscum Domine” (Vaticano, 7 ottobre del
2004) 16.
3 GIOVANNI PAOLO II,
Lettta Apotsolica “Rosarium Virginis Mariae” (Vaticano, 26 ottobre
del 2002) 21
4 Mane nobiscum ... n.
9.