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L’EUCARISTIA,
FONTE DI LUCE CHE OFFRIAMO AL MONDO

di Fr. Martín Pablo Bitzer, OFMConv

 

L’uomo preistorico pensava che la luce che proveniva dal sole era fonte di energia non soltanto fisica, ma anche spirituale. A darne testimonianza sono le diverse costruzioni funebri realizzate in base alle conoscenze architettoniche ed astronomiche che non finiscono di sorprendere gli scienziati di oggi. Studiando le immagini e le figure lavorate in pietra ed altri elementi ritrovati, si sono potuti ricostruire i riti attraverso i quali l’uomo preistorico esprimeva i suoi credo. In Irlanda, per esempio, è stato scoperto un magnifico monumento preistorico che risale a 5.000 anni fa: la “Tomba di Newgrange”. Ancora più antica delle piramidi egiziane.

Durante il solstizio d’inverno, il 21 dicembre di ogni anno, la luce del sole filtra attraverso una apertura ubicata nella parte superiore della tomba, attraversa un corridoio e raggiunge i punti più reconditi, fino ad illuminare l’interno della tomba, che durante tutto il resto dell’anno rimane totalmente buia, e questo è possibile grazie al modo in cui è stata costruita 1. Questi uomini, appartenenti al periodo Neolitico, credevano che la luce che inondava i resti dei loro antenati desse loro nuova vita, li mantenesse in vita. E celebravano questo avvenimento ogni anno con dei rituali specifici.

Se elementi naturali divinizzati riuscivano ad alimentare nell’uomo primitivo una speranza nella continuità della vita anche dopo la morte, ancor più il credente in Gesù Cristo, che è risorto tra i morti, vive nella sua Chiesa ed è presente tra i suoi in modi diversi, potrà vivere una vita piena di speranza nella propria risurrezione ed in quella dei suoi cari.

Prima di patire la sua passione e la sua morte, Cristo ha istituito l’Eucaristia, mistero della sua “reale” presenza tra di noi fino alla fine dei tempi. Una presenza, come ha spiegato molto chiaramente il Papa Paolo VI, che si chiama “reale” non per esclusione, come se le altre forme di presenza non fossero reali, ma bensì per antonomasia, perché attraverso di essa Cristo diventa in sostanza presente nella realtà del suo corpo e del suo sangue… siamo dinnanzi a Cristo stesso 2. Una presenza che illumina non soltanto (ed in modo definitivo) al di là della morte, ma già nel “adesso” delle nostre vite.

Non a caso Giovanni Paolo II, ha introdotto nell’antichissima preghiera del Santo Rosario “i misteri della luce” ed all’apice dei quali ha messo l’Eucaristia 3: “Non corrisponde alla Santissima Eucaristia essere all’apice dei misteri della luce?”, si domandava il Papa successivamente nella Lettera Apostolica “Mane nobiscum Domine”, scritta in occasione dell’anno corrente, dedicato all’Eucaristia 4. In essa, il Papa faceva riferimento all’Eucaristia come Mistero di luce, dedicandogli l’intero capitolo II 5.

“In che senso si può dire che l’Eucaristia è Mistero di luce e che cosa comporta questo per la spiritualità e la vita cristiana?”, si chiedeva Giovanni Paolo II 6, mentre illustrava contemporaneamente le sue riflessioni con l’icona dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35).

Da questa lettera riporto alcune idee importanti che riguardano l’argomento che stiamo trattando.

La luce delle due tavole

1. La luce della Parola addolciva la durezza dei loro cuori e «si aprirono i loro occhi» (cf. ibid. 31). Nella penombra del tramonto e con la tristezza che pervadeva il loro animo, quel Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza e apriva il loro spirito al desiderio della luce piena. «Resta con noi», lo supplicarono, ed Egli accettò. Poco dopo il volto di Gesù scompariva, ma rimaneva velatamente il Maestro nello «spezzare il pane», davanti al quale si erano aperti i loro occhi 7.

2. Nel cammino dei nostri dubbi e velleità, ed alle volte delle nostre amare delusioni, il divino Viandante continua ad essere il nostro compagno di viaggio che ci introduce, con l’interpretazione delle Scritture, nella comprensione dei misteri di Dio. Quando l’incontro arriva alla sua pienezza, alla luce della Parola si aggiunge quella che sgorga dal «Pane di vita», con il quale Cristo compie alla perfezione la sua promessa di «essere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (cf. Mt 28,20) 8.

3. E’ significativo che i due discepoli di Emmaus, opportunamente preparati dalle parole del Signore, lo riconoscessero mentre erano a tavola nel semplice gesto dello «spezzare il pane». Nel momento in cui le menti vengono illuminate ed i cuori vengono infervorati, i segni «parlano». L’Eucaristia si svolge interamente nel contesto dinamico dei segni, che sono portatori di un messaggio denso e luminoso. Attraverso i segni, in qualche modo il mistero si apre dinnanzi agli occhi del credente 9.

Prima conclusione

L’Eucaristia, innanzi tutto, è luce, perché in ogni Messa la liturgia della Parola di Dio precede la liturgia eucaristica, nell’unità delle due «tavole», quella della Parola e quella del Pane. Non basta che i frammenti biblici vengano proclamati in una lingua conosciuta, se la proclamazione non è realizzata con cura, previa preparazione, ascolto devoto e silenzio meditativo, cose necessarie perché la Parola di Dio tocchi la vita e la illumini. I Padri del Concilio Vaticano II hanno raccomandato calorosamente l’omelia, considerandola come parte della stessa Liturgia, destinata ad illustrare la Parola di Dio e renderla attuale per la vita cristiana.

In questo modo, la dimensione propriamente eucaristica della Messa potrà essere vissuta in tutta la sua verità, dato che è Gesù stesso con il suo Corpo ed il suo Sangue che si fa presente nel pane e nel vino: «Chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. La mia carne infatti è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui» (Gv 6,54-56) 10.

Tre dimensioni da ricordare

1. Senza alcun dubbio l’aspetto più evidente dell’Eucaristia è il banchetto. L’eucaristia è nata la notte del Giovedì Santo nel contesto della cena Pasquale. Di conseguenza, comporta nella sua struttura il senso del banchetto: «Prendete e mangiate… Poi prese il calice... lo diede loro, dicendo: bevetene tutti…» (Mt 26,26.27). Questo aspetto esprime al meglio il rapporto di comunione che Dio vuole stabilire con noi e che noi stessi dobbiamo costruire reciprocamente tra di noi 11.

2. Tuttavia, non possiamo dimenticare che il banchetto eucaristico ha anche soprattutto un significato di sacrificio. In esso, Cristo, ci presenta il sacrificio offerto una volta per tutte sul Golgota. Anche se presente come il risorto, Lui ci mostra i segni della sua passione, di cui ogni Santa Messa ne è «l’atto commemorativo», come ci ricorda la Liturgia con l’acclamazione che segue la consacrazione: «Annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione...». 12

3. Allo stesso tempo, l’Eucaristia, mentre attualizza il passato, ci proietta verso il futuro dell’ultima venuta di Cristo, alla fine della storia. Questo aspetto «escatologico» ciò che è ultimo e definitivo, dà al Sacramento eucaristico un dinamismo che apre la strada della speranza nel cammino cristiano 13.

Seconda conclusione

“L’uomo è sempre tentato di ridurre l’Eucaristia alla sua misura, invece in realtà è lui che deve aprirsi alle dimensioni del Mistero”. «L’eucaristia è un dono troppo grande per poter ammettere ambiguità e riduzioni» 14.

Vivendo tutta la nostra vita cristiana attraverso la dimensione eucaristica, che è di grande importanza, saremo in grado di offrire al mondo la luce di chi un giorno disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).

1 Cf. Professore M. J. O’KELLY (Dublino, 21 Dicembre 1969).
2 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica “Mane nobiscum Domine” (Vaticano, 7 ottobre del 2004) 16.
3 GIOVANNI PAOLO II, Lettta Apotsolica “Rosarium Virginis Mariae” (Vaticano, 26 ottobre del 2002) 21
4 Mane nobiscum ... n. 9.
5 Ibid., nn. 11-18.
6 Ibid., n. 11.
7 Ibid., n. 1.
8 Ibid., n. 2.
9 Ibid., n. 14.
10 Ibid., n. 12-13.
11 Ibid., n. 15.
12 Ibid.
13 Ibid.
14 Ibid., n. 14.

 

 

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