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Missione:
Pane spezzato per la vita del mondo
Messaggio per la Giornata Mondiale
Missionaria 2005
firmato da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 2005
A titolo di documentazione si porta
a conoscenza che in data 22 febbraio, festa della Cattedra di San
Pietro, il Papa Giovanni Paolo II aveva firmato l’annuale Messaggio per
la Giornata Missionaria Mondiale, stabilendo che esso venisse reso
pubblico in data 1 ottobre 2005 per consentire agli episcopati di diffonderlo
in tempo utile per un adeguata preparazione della celebrazione di
ottobre (quarta domenica del mese).
Carissimi Fratelli e Sorelle,
1. La Giornata Missionaria Mondiale, in
quest’anno dedicato all’Eucaristia, ci aiuta a meglio comprendere il
senso “eucaristico” della nostra esistenza, rivivendo il clima del
Cenacolo, quando Gesù, alla vigilia della sua passione, offrì al mondo
se stesso: “Nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo
aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo, che è per
voi; fate questo in memoria di me” (1 Cor 11,23-24).
Nella recente Lettera apostolica Mane
nobiscum Domine ho invitato a contemplare Gesù “pane spezzato” per
l’intera umanità. Seguendo il suo esempio, anche noi dobbiamo dare la
vita per i fratelli, specialmente per i più bisognosi. L’Eucaristia
porta “il segno dell’universalità”, e in modo sacramentale prefigura
quel che avverrà “quando tutti quelli che sono partecipi della natura
umana, rigenerati in Cristo per mezzo dello Spirito Santo, riflettendo
insieme la gloria di Dio, potranno dire: «Padre nostro»” (Ad gentes, 7).
In tal modo l’Eucaristia, mentre fa comprendere pienamente il senso
della missione, spinge ogni singolo credente e specialmente i missionari
ad essere “pane spezzato per la vita del mondo”.
L’umanità ha bisogno di Cristo «pane
spezzato»
2. Nella nostra epoca la società umana
sembra avvolta da folte tenebre, mentre è scossa da drammatici eventi e
sconvolta da catastrofici disastri naturali. Ma, come “nella notte in
cui veniva tradito” (1 Cor 11,23), anche oggi Gesù “spezza il pane” (cfr
Mt 26,26) per noi e nelle Celebrazioni eucaristiche offre Se stesso
sotto il segno sacramentale del suo amore per tutti. Per questo ho
voluto ricordare che “l’Eucaristia non è solo espressione di comunione
nella vita della Chiesa; essa è anche progetto di solidarietà per
l’intera umanità” (Mane nobiscum Domine, 27); è “pane del cielo” che,
donando la vita eterna (cfr Gv 6,33), apre il cuore degli uomini a una
grande speranza.
Lo stesso Redentore, che alla vista
delle folle bisognose sentì compassione “perché erano stanche e sfinite,
come pecore senza pastore” (Mt 9,36), presente nell’Eucaristia, continua
nei secoli a manifestare compassione verso l’umanità povera e
sofferente.
Ed è in suo nome che gli operatori
pastorali e i missionari percorrono sentieri inesplorati per recare a
tutti il “pane” della salvezza. Li anima la consapevolezza che uniti a
Cristo, “centro non solo della storia della Chiesa, ma anche della
storia dell’umanità (cfr Ef 1,10; Col 1,15-20)” (Mane nobiscum Domine,
6), è possibile soddisfare le attese più intime del cuore umano. Gesù
solo può spegnere la fame di amore e la sete di giustizia degli uomini;
solo Lui rende possibile a ogni persona la partecipazione alla vita
eterna: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo
pane vivrà in eterno” (Gv 6,51).
La Chiesa, insieme con Cristo, si fa
“pane spezzato”
3. La Comunità ecclesiale quando
celebra l’Eucaristia, in modo speciale la domenica, giorno del Signore,
sperimenta alla luce della fede il valore dell’incontro con Cristo
risorto, e prende sempre più coscienza che il Sacrificio eucaristico è
“per tutti” (Mt 26,28). Se ci si nutre del Corpo e del Sangue del
Signore crocifisso e risorto, non si può tenere solo per sé questo
“dono”. Occorre, al contrario, diffonderlo. L’amore appassionato per
Cristo porta al coraggioso annuncio di Cristo; annuncio che, con il
martirio, diventa offerta suprema di amore a Dio e ai fratelli.
L’Eucaristia spinge ad una generosa azione evangelizzatrice e ad un
impegno fattivo nell’edificazione di una società più equa e fraterna.
Auspico di cuore che l’Anno
dell’Eucaristia stimoli tutte le comunità cristiane ad andare incontro
“con fraterna operosità a qualcuna delle tante povertà del nostro mondo”
(Mane nobiscum Domine, 28). Questo, perché “dall’amore vicendevole e, in
particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo
riconosciuti come veri discepoli di Cristo (cfr Gv 13,35; Mt 25,31-46).
E’ questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità
delle nostre celebrazioni eucaristiche” (Mane nobiscum Domine, 28).
I missionari, “pane spezzato” per la
vita del mondo
4. Anche oggi Cristo comanda ai suoi
discepoli: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt 14,16). In suo nome i
missionari si recano in tante parti del mondo per annunciare e
testimoniare il Vangelo. Essi fanno risuonare con la loro azione le
parole del Redentore: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non
avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6,35); essi
stessi si fanno “pane spezzato” per i fratelli, giungendo talvolta sino
al sacrificio della vita.
Quanti martiri missionari in questo
nostro tempo! Il loro esempio trascini tanti giovani sul sentiero
dell’eroica fedeltà a Cristo! La Chiesa ha bisogno di uomini e di donne,
che siano disposti a consacrarsi totalmente alla grande causa del
Vangelo.
La Giornata Missionaria Mondiale
costituisce un’opportuna circostanza per prendere consapevolezza
dell’urgente necessità di partecipare alla missione evangelizzatrice in
cui sono impegnate le Comunità locali e i molteplici Organismi
ecclesiali e, in modo particolare, le Pontificie Opere Missionarie e gli
Istituti Missionari. E’ missione che, oltre alla preghiera e al
sacrificio, attende anche un concreto sostegno materiale. Colgo ancora
una volta l’occasione per mettere in luce il prezioso servizio che
rendono le Pontificie Opere Missionarie e invito tutti a sostenerle con
una generosa cooperazione spirituale e materiale.
La Vergine, Madre di Dio, ci aiuti a
rivivere l’esperienza del Cenacolo, perché le nostre Comunità ecclesiali
diventino autenticamente “cattoliche”; Comunità, cioè, dove la
“spiritualità missionaria”, che è “comunione intima con Cristo” (Redemptoris
missio, 88), si pone in stretto rapporto con la “spiritualità
eucaristica”, che ha come modello Maria, “Donna eucaristica” (Ecclesia
de Eucharistia, 53); Comunità che restano aperte alla voce dello Spirito
e alle necessità dell’umanità, Comunità dove i credenti, e specialmente
i missionari, non esitano a farsi “pane spezzato per la vita del mondo”.
A tutti la mia Benedizione!
Dal Vaticano, 22 Febbraio 2005, festa
della Cattedra di San Pietro. |