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La
preghiera in sette tappe
(Da: Henry Nouwen, Vivere
lo spirito, Queriniana, pag.82-85)
UNO: Madre Teresa di
Calcutta
Una volta, parecchi anni fa, ebbi
l’opportunità di incontrare madre Teresa di Calcutta. Avevo molti
problemi in quel momento e decisi di servirmi di questa occasione per
chiedere consiglio a Madre Teresa. Appena ci fummo seduti cominciai a
sciorinare tutti i miei problemi e le mie difficoltà, cercando di
convincerla di quanto le cose fossero complicate! Quando dopo una decina
di minuti di elaborate spiegazioni, finalmente tacque, Madre Teresa mi
guardò tranquillamente e mi disse: ”Bene, se dedicherai un ora al giorno
ad adorare il tuo Signore e a non fare mai quello che sai essere
ingiusto… tutto andrà bene!”. Quando disse così mi resi conto
all’improvviso che aveva bucato il mio grande pallone gonfiato, fatto di
complicata autocommiserazione, il luogo della vera guarigione. In realtà
fui così sbalordito della sua risposta che non sentì alcun desiderio o
necessità di continuare la conversazione. Tutta la gente che stava
aspettando fuori della stanza per vederla probabilmente avrebbe fatto un
uso migliore del suo tempo; così la ringraziai e me ne andai. Le sue
poche parole si incisero nel mio cuore e nella mia mente e vi rimangono
tuttora. Non mi ero aspettato quelle parole ma, in modo semplice e
diretto, esse erano penetrate al centro del mio essere. Sapevo che lei
aveva detto la verità e che avevo il resto della mia vita per viverla
riflettendo su questo breve ma decisivo incontro mi resi conto che avevo
posto una domanda dal basso a lei mi aveva dato una risposta dall’alto.
Sulle prime la sua risposta non sembrava adeguata rispetto alla mia
domanda, ma poi cominciai a capire che la sua risposta veniva dal luogo
di Dio e non dal luogo delle mie lamentele. Per la maggior parte del
tempo noi reagiamo a domande dal basso con risposte dal basso il
risultato è che vi sono sempre più domande e, sovente, sempre più
confusione.
La risposta di Madre Teresa fu come un lampo di luce nella mia oscurità.
conobbi improvvisamente la verità su me stesso.
DUE: Dall’ansia alla
preghiera
Uno dei modi meno idonei per smetterla
di angosciarci è cercare di non pensare alle cose che ci procurano
quest’ansia. Non possiamo scacciare le nostre ansie con la mente. Quando
giaccio nel mio letto e mi preoccupo per il prossimo incontro, non posso
far cessare le mie ansie dicendomi:”Non pensare a questo domani”. La mia
mente risponde semplicemente “ Come lo sai ?”, e ricomincia ad
angosciarsi.
L’invito di Gesù ad applicarsi col
cuore al suo Regno in un certo senso è paradossale. Si potrebbe
interpretarlo così: “Se vuoi angosciarti, fallo per qualcosa per cui
valga la pena. Preoccupati di cose più grandi della tua famiglia, dei
tuoi amici, o dell’incontro di domani. Preoccupati delle cose di Dio: la
verità, la vita, la luce!”. Appena applichiamo il nostro cuore a queste
cose la nostra mente smette di agitarsi, perché entriamo in comunione
con Colui che è presente con noi qui e ora, ed è qui per darci quello di
cui abbiamo più bisogno. L’ansia diventa allora preghiera, e i nostri
sentimenti di imponenza si trasformano nella coscienza di essere
fortificati dallo spirito di Dio.
In verità con l’ansia non possiamo
prolungare la nostra vita, ma possiamo andare molto al di là dei confini
della nostra breve esistenza e reclamare la vita eterna quali diletti
figli di Dio.
Con queste cose le ansie finiranno?
Probabilmente no. Finchè siamo in questo mondo, pieno di tensioni e di
pressioni, la nostra mente non sarà mai libera dall’ansia, ma se siamo
costanti nel tornare col cuore e con la mente all’amore di Dio che ci
avvolge, allora possiamo, continuare a sorridere del nostro io ansioso e
a tenere occhi aperti alle visioni e ai suoni del Regno.
TRE: Dalla mente al
cuore
In quale modo ci applichiamo
concretamente col cuore al regno di Dio? Quando giaccio nel mio letto,
incapace di addormentarmi a causa delle mie molte ansie, quando compio
il mo lavoro preoccupato per tutte le cose che possono andare male,
quando non riesco a liberare la mia mente per un amico morente che cosa
posso fare? Applicare il mio al Regno? Bene, ma come lo si può fare? Vi
sono altrettante risposte a queste domande, quante sono le persone con
diversi stili di vita, personalità esteriori diverse. Non vi è una
risposta specifica che vada bene per i bisogni di tutti. Ma vi sono
alcune risposte che possono darci un utile orientamento. Una semplice
risposta è passare dalla mente al cuore dicendo lentamente una preghiera
con la massima attenzione. Questa può sembrare l’offerta di una gruccia
a chi chiede di guarire la sua gamba
fratturata. La verità è, però, che la preghiera, pregata col cuore,
risana. Se sapete a memoria il padre nostro, il Credo apostolico o il
Gloria, avete qualcosa con cui cominciare. Forse vi piacerà imparare a
memoria il salmo 23: ”Il Signore è il mio pastore…”, o le parole di
Paolo sull’amore nella lettera ai corinzi, o la preghiera di San
Francesco: ”Signore, fammi strumento della tua pace…”. Mentre giaci nel
tuo letto, guidi la tua automobile, aspetti l’autobus o porti a spasso
il tuo cane, puoi lasciare che le parole di una di queste preghiere
attraversino la tua mente, semplicemente cercando di ascoltare con tutto
il tuo essere ciò che esse dicono. Sarai continuamente distratto a causa
delle tue angosciose, ma se continui a tornare alle parole della
preghiera, scoprirai gradualmente che le tue ansie diventando meno
ossessive e che cominci a gustare veramente la tua preghiera. Quando la
preghiera discenderà dalla mente al centro del tuo essere, scoprirai il
suon potere di guarigione.
QUATTRO: Non manco
di nulla !
Perché l’attenta ripetizione di una
preghiera ben nota è così efficace quando cerchiamo di applicare il
nostro cuore al regno? Lo è perché le parole di questa preghiera hanno
il potere di trasformare la nostra ansia interiore in una pace
interiore.
Per molto tempo ho pregato le parole:
“Il Signore è il mio pastore; non manco di nulla; su pascoli erbosi mi
fa riposare;ad acque tranquille mi riconduce.
Mi rinfranca e mi guida per il giusto
cammino”. Ho pregato queste parole per una mezzora, tranquillamente
seduto nella mia poltrona, solo per mantenere la mente concentrata su
quello che dicevo. Le ho pregate durante molti momenti della giornata,
quando andavo in giro, e le ho pregate persino durante le mie attività
quotidiane. Queste parole sono in netto contrasto con la realtà della
mia vita. Io ho bisogno di molte cose, e vedo soprattutto strade
affollate e brutti quartieri e negozi; e se vi sono acque lungo le quali
camminare,esse sono profondamente inquinate. Ma continuo a dire”Il
Signore e mio pastore”, e lascio che l’amore e la protezione di Dio
entri pienamente nel mio cuore, per diventare più cosciente che le
strade affollate, i brutti quartieri di negozi e i canali d’acqua
inquinata non dicono la vera storia su chi sono io. Io non appartengo
alle potenze e ai principati che governano il mondo, ma al Dio Pastore
che conosce i suoi ed è conosciuto dai suoi. Alla presenza del mio
Signore e Pastore non vi è davvero nulla che mi manchi. Egli in verità
mi darà il resto che il mio cuore desidera e mi trarrà fuori dall’oscuro
pozzo della mia depressione, E’ casa buona sapere che milioni di persone
hanno pregato le medesime parole per secoli e vi hanno trovato conforto
e consolazione. Non solo quando prego queste parole. Sono circondato da
innumerevoli donne e uomini, da coloro che sono vicini e da coloro che
sono lontani, da coloro che vivono nel presente e da quelli che sono
morti di recente o tanto tempo fa, e io so che molto tempo dopo che avrò
lasciato questo mondo queste medesime parole continueranno a essere
pregate sino alla fine dei tempio.
Più queste parole penetrano
profondamente nel centro del mio essere e più divento parte del popolo
di Dio e comprendo meglio ciò che significa essere nel mondo senza
essere del mondo.
CINQUE: Contemplare
il Vangelo
Qualunque sia il metodo concreto col
quale applichiamo la mente e il cuore al regno,è importante soltanto
nella misura in cui ci porta più vicini a Dio.
L’attenta ripetizione di una preghiera
è un metodo che si è dimostrato fecondo. Un altro è la contemplazione
del vangelo del giorno. Ogni giorno dell’anno ha un proprio passo del
vangelo, e ogni passo contiene un tesoro per noi. Per me è stato
d’immenso valore spirituale leggere ogni mattina la storia di Gesù che è
stata scelta per quel giorno e contemplarla e ascoltarla con i miei
occhi e con i miei orecchi interiori. Ho scoperto che quando faccio
questo per un lungo periodo di tempora vita di Gesù diventa più viva in
me e mi guida nelle mie attività quotidiane.
Spesso mi sono ritrovato a dire: “Il
vangelo che ho letto questa mattina era proprio quello di cui avevo
bisogno oggi!”. Era molto più che una meravigliosa coincidenza. Ciò che
succedeva, infatti, non era che il testo del vangelo mi aiutasse per un
problema concreto, ma che i molti passi del vangelo che avevo
contemplato mi fornissero a poco a poco nuovi occhi e nuovi orecchi per
vedere e udire quel che accadeva nel mondo. Non che il vangelo mi
aiutasse nelle mie molte ansietà, ma il vangelo dimostrava l’inutilità
delle mie ansie e così rimetteva a fuoco la mia attenzione.
Una volta stavo cercando con tutte le
mie forze di aiutare due miei amici a risolvere le difficoltà del loro
matrimonio. Leggendo i racconti del Vangelo giorno dopo giorno, mi resi
conto che ero più interessato ad essere un buon consigliere che a
rendere i miei amici pienamente aperti alla volontà di Dio, qualunque
fosse la conseguenza per la loro vita futura.
Divenni meno ansioso di risolvere i
loro problemi e più libero di essere uno strumento della guarigione di
Dio.
La contemplazione quotidiana del
Vangelo è uno dei modi più diretti per applicare la mente e il cuore
prima di tutto al regno.
SEI: I dipinti sulle
pareti del cuore
La contemplazione quotidiana del
vangelo e la ripetizione attenta di una preghiera possono influenzare
profondamente la nostra vita interiore. La nostra vita interiore è come
uno spazio santo che deve essere tenuto con cura e decorato in modo
appropriato.
La preghiera, in qualsiasi forma, è un
modo per rendere la nostra dimora interiore un luogo in coi possiamo
accogliere coloro che cercano Dio.
Dopo aver trascorso alcune settimane
ripetendo lentamente le parole di Paolo,” l’amore è paziente e benigno;
l’amore non è invidioso; l’amore non cerca il proprio vantaggio”, queste
parole cominciarono ad apparire sulle pareti della mia dimora interiore
un po’ come un certificato di laurea nello studio di un medico.
Ovviamente non si trattava di una apparizione, ma dell’emergere di un
immagine. Questa immagine di un quadro con le parole sacre sulla parete
della mia stanza interiore mi ha dato una nuova comprensione del
rapporto tra preghiera e ministero.
Quando, durante il giorno, incontro la
gente, ricevo nella mia dimora interiore. Alcuni rappresentano delle
parole, altri dei gesti di benedizione, di perdono, di riconciliazione e
di guarigione.
Molti rappresentano dei volti: i volti
di Gesù e di Maria, i volti di Tesesa di Lisieux e di Charles de
Foucauld, i volti di Ramakrishna e dei Dalai Lama.
E’ molto importante che la nostra
dimora interiore abbia dei quadri alle pareti, quadri che consentano a
coloro che entrano nella nostra vita di aver qualcosa da guardare , che
dica loro dove sono e dove invitati ad entrare. Senza preghiera e senza
contemplazione le pareti della nostra dimora interiore rimarranno povere
e pochi ne saranno ispirati.
SETTE: un ambiente
spirituale
Non possiamo vivere da soli la nostra
vita spirituale. La vita dello Spirito è come un seme che ha bisogno di
un terreno fertile per crescere. Un terreno fertile implica non soltanto
una buona disposizione interiore, ma anche un ambiente di sostegno. E’
molto difficile vivere una vita di preghiera in un ambiente dove nessuno
prega o parla con amore della preghiera. E’quasi impossibile
approfondire la nostra comunione con Dio quando coloro con cui viviamo e
lavoriamo respingono e persino ridicolizzano l’idea che vi sia un Dio
d’amore. E’ un compito sovrumano continuare ad applicare il nostro cuore
al Regno quando tutti coloro che conosciamo o con i quali parliamo hanno
il loro cuore attento ad ogni cosa tranne che al regno.
Non sorprende che le persone che vivono
in un ambiente secolare dove il nome di Dio non viene mai menzionato, la
preghiera è sconosciuta, la Bibbia non viene mai letta e la
conversazione sulla vita nello Spirito è completamente assente non
possano vivere a lungo la loro comunione con Dio. Ho scoperto quanto io
stesso sia sensibile all’ambiente in cui vivo. Nella mia comunità le
parole sulla presenza di Dio nella nostra vita vengono spontaneamente e
facilmente alle labbra. Tuttavia, quando partecipo a un incontro di
affari nel centro di Toronto o mi intrattengo con coloro che lavorano
coi i malati di AIDS, la conversazione su Dio spesso crea imbarazzo, o
anche rabbia, e in genere finisce con una discussione sui pro e contro
della religione, che lascia tutti scontenti.
Se parliamo seriamente di vita
spirituale, abbiamo la responsabilità di creare un ambiente in cui essa
possa crescere e maturare. Forse non riusciremo a creare il contesto
ideale per una vita nello Spirito, ma ci sono aperte molte più opzioni
di quanto spesso crediamo. Possiamo scegliere amici, libri, chiese,
arte, musica, luoghi da visitare e gente con cui stare che, nel loro
insieme, offrano un ambiente che consenta al granello di senape che Dio
ha seminato in noi di crescere, diventando un grande albero. |