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Cosa
leggere sui giovani?
di
Marco Mori
(NPG ott.
2005)
Informarsi è una parola
chiave per il nostro tempo. Vale anche per il mondo giovanile:
giornalmente siamo avvisati di nuovi studi che riguardano i giovani, che
vanno dalle ricerche di mercato alle statistiche nazionali, da qualche
interesse psicologico alle note pastorali di alcune diocesi che
concentrano su di loro la propria passione pastorale, e via dicendo.
Questo fatto è prima di tutto positivo, ma rischia di inserirsi nel
cosiddetto flusso comunicativo, cioè quel processo di permanente
informazione, 24 ore su 24, a 365 gradi, che per esistere sforna
un’informazione sempre più veloce (chi si ricorda ciò che un
telegiornale ha soltanto affermato il giorno prima?), superficiale (il
dover dire con rapidità implica l’adeguamento a clichè predefiniti, che
immediatamente classificano le notizie che riceviamo, stile messaggi
dell’Ansa che arrivano sui cellulari), e selettiva (chissà perché del
mondo giovanile sappiamo più notizie negative che positive, più scandali
che percorsi normali, più moda e musica che cultura e arte).
Significa, in parole povere, che l’informazione non è mai neutra,
nonostante l’apparenza spesso volutamente scientifica con cui si
declinano numeri sui giovani, sul loro modo di vivere e di vedere la
realtà. Se mi è concesso un gioco di parole, ha sempre la possibilità di
diventare o formazione o deformazione. Non abbiamo
bisogno, anche sui giovani, di un’informazione che deformi questo mondo
e la sua percezione, ma che ci permetta di formarci in un’ottica reale
di simpatia, di aiuto, di amorevole cura.
Mi metto nei panni di un
animatore, bravo, intelligente, che ha passione per quello che fa e
vuole buttarsi non solo con generosità ma anche con competenza nello
stare con i suoi ragazzi. Entra in una libreria, perché vuole
informarsi sui giovani. Come va a finire?
La prima ipotesi è che non gli basti l’eternità non solo per leggere
tutto quello che esiste sull’universo giovanile, ma anche per scegliere
cosa leggere. In nome del flusso comunicativo ormai i libri si misurano
a metri, e non a contenuti!
La seconda ipotesi, che spesso è quella che accade, è che si metta a
leggere qualcosa, visto che da qualche punto bisogna cominciare. Siccome
è un animatore intelligente, e si sente ancora un briciolo giovane
(insomma, a 20 anni uno non può ancora buttarsi via…), scopre che quello
che legge anche su di sé risulta una caricatura incredibile della
propria vita, della propria generazione… Vista poi la firma di tanti
esperti si sente pure imbecille perché lui non sente così, non ama così,
non soffre così.
Forse risulta utile una
terza ipotesi, che è quella che poi svilupperemo: cioè che prima di
entrare in una libreria o di andare in edicola decida cosa fare, cosa
scegliere e il perché.
Quindi mi pare necessario
andare in una duplice direzione:
– offrire prima di tutto alcuni criteri per avere una lettura il
più possibile corretta e completa di quello che dei giovani si dice e si
scrive;
– dare alcuni esempi concreti di strumenti di cui io sono personalmente
a conoscenza che mi sembrano vadano in questa direzione.
È chiaro che la prima
parte è la cosa più importante, anche se non ha indicazioni concrete; e
la seconda non è di per sé completa, perché risente più della mia
attuale conoscenza. Ma qualcosa è sempre di più che niente…
Quali criteri per leggere sui
giovani?
Scelgo alcuni criteri che permettano di selezionare, di valutare e di
farsi un’idea veloce, e abbastanza precisa, di ciò che si legge sui
giovani.
* Non esiste il giovane, ma i
giovani.
Spesso ci sono letture che pretendono di
spiegare tutto l’universo giovanile, che ti dicono «i giovani sono così,
fanno così, perché a loro piace così». È una pretesa lettura
onnicomprensiva che risente molto di un mito di alcuni decenni fa,
quando si considerava la gioventù come un’unica classe, determinata.
Oggi riconosciamo invece una complessità di situazioni che ci
impediscono di dire «i giovani sono così». Al massimo ci fanno dire «alcuni
giovani sono così».
La tentazione di ridurre in categorie è ancora molto presente, anche se
spesso è sottile. Penso ad esempio alla forma più di moda con cui appare
quasi quotidianamente sui giornali: la notizia boom che avvisa che è
stato scoperto il gene che causa la violenza degli adolescenti, come se
una persona potesse essere ridotta alle proprie componenti biologiche
escludendo a priori quelle culturali, relazionali, educative, sociali, e
via dicendo.
Una lettura non parziale del mondo giovanile è anche attenta a non
tralasciare il contesto più ampio in cui i giovani sono inseriti. A
volte si parla dei ragazzi come se fossero un mondo a parte: penso a
tanta inutile retorica con cui parliamo dei giovani come del futuro
della nostra società, quasi che in questo momento non fossero scalfiti
dal respiro culturale del nostro tempo, per la serie: «divertiti finché
puoi, quando sarai grande dovrai soltanto soffrire»…
Quindi tutte le volte che
abbiamo a che fare con una lettura della realtà giovanile che la riduce
solo ad alcuni aspetti (per di più problematici), o che pretende di dare
la soluzione immediata e globale, possiamo tranquillamente affermare di
non avere tra le mani qualcosa di utile per intervenire sul mondo
giovanile. Ovviamente questo principio va applicato con estrema onestà
anche alla nostra mentalità pastorale, perché talora volteggia ancora
nei nostri ambienti.
* La questione determinante è
domandarsi sempre quale è l’idea di uomo che soggiace ad alcune letture.
Provate a domandarvi, per
farvi un’idea critica su quel che leggete, qual è l’idea globale di uomo
e di giovane che nasce o si alimenta dalla lettura che avete appena
terminato. Quali aspetti sottolinea, quali ne tralascia? Quali sono gli
aspetti più centrali che fanno una persona? Cosa è determinante per
scegliere sui progetti di una persona: solo l’economia o l’immagine?
(basta sfogliare gli innumerevoli settimanali dedicati ai giovani…)
Per noi non può che
esistere un’idea unitaria di persona, e non frammentata, fatta insieme
di corpo e di anima, di cultura e di educazione, di scelte fatte e
ancora da fare, non determinata ma libera anche se magari segnata in
profondità da alcune esperienze o limiti.
Il modello di uomo è
spesso taciuto, non è quasi mai delineato precisamente, e questo
soprattutto quando giocano interessi di parte, perché se fosse
pienamente svelato risulterebbe a tratti inaccettabile. Ma sull’idea
globale del giovane che io voglio far crescere non si può giocare a
nascondino, ma solo a carte scoperte. Il ruolo saggio di un educatore è
di riuscire a fare questa operazione critica in tutta la sua chiarezza:
più si esplica il modello di persona soggiacente, più è facile capire il
valore di una lettura sul mondo giovanile.
* L’opzione determinante sul
futuro.
Significa preferire ciò
che mi aiuta a leggere, prevedere, inventare e costruire il futuro,
perché questa è sicuramente la dimensione temporale più caratterizzante
il mondo giovanile: concretamente è riuscire a dare progettualità oltre
la problematicità, esprimere fiducia concreta, attivare canali di
protagonismo per i ragazzi che esprimono la consapevolezza di una
comunità di voler investire su di loro. Come si può notare, è una
comprensione del futuro che non tralascia le altre dimensioni temporali,
ma le ingloba: non si può dare concreta fiducia e progettualità ad un
ragazzo se non si accetta quello che è e quello che è stato, soprattutto
oggi dove tanti percorsi giovanili sono facilmente tortuosi e non di
rado sofferti.
Sarebbe interessante usare
questo semplice criterio per giudicare tutti gli interventi pastorali e
sociali che si fanno nell’ambito giovanile. Ad esempio: le politiche
giovanili, che sempre più stanno al centro delle scelte di una
amministrazione, sono attente al bene reale del futuro dei ragazzi e
della loro progettualità, o l’unico futuro che hanno di fronte, al di là
delle belle intenzioni, sono le prossime elezioni? Oppure, per una
comunità cristiana: le scelte all’interno di un oratorio o di una più
generale pastorale giovanile servono a che cosa: a fare in modo che i
nostri ambienti funzionino bene o che diano un valido contributo alla
crescita reale dei ragazzi? (spesso le cose non coincidono del tutto…)
* Cercare di esplicitare il più
possibile i nostri modelli pastorali.
Questo è un criterio
ovviamente che va a toccare le nostre comunità in modo più diretto. È
ugualmente determinante, come quello sull’idea di uomo. Non è infatti
inutile domandarci qual è il modello di giovane credente che vogliamo
formare: cioè che cosa significa vivere la fede per un ragazzo oggi.
Possiamo ridurla agli atteggiamenti esterni, come la partecipazione ai
sacramenti o ad un cammino esplicito dentro alcuni percorsi. Oppure
possiamo pensarla in modo più ampio, anche attrezzandoci ad offrire un
cammino di fede per coloro che difficilmente incrocieranno i nostri
ambienti.
A mio avviso, la sfida che
abbiamo di fronte è di leggere la fede, interpretarla e scriverla
dentro gli aspetti di crescita, di relazione, di ricerca del senso,
di contatto con la comunità ecclesiale, rinunciando alla tentazione
forte di etichettare cristiano solo ciò che ha il bollino DOC di un
annuncio cosiddetto esplicito del vangelo (tra l’altro cosa voglia dire
l’annuncio esplicito del vangelo è ancora da capirsi, visto che lo
stesso vangelo è scritto dentro una cultura, con dei destinatari
particolari, con tante attenzioni che convergono verso il Signore Gesù
ma che non escludono l’incontro con lui…). È come far sbocciare la fede
dentro un cammino di senso, di interesse, di incontro gratuito, che è
evangelico prima che sui contenuti nel modo di farsi, di proporsi, di
creare interesse e progetto sulle cose che un ragazzo sente come vitali
e proprie: non era forse questo lo stesso metodo di Gesù?
L’insieme di questi
criteri possono dirci cosa valga la pena di apprezzare dell’immensa
informazione che abbiamo di fronte sul mondo giovanile. Mi paiono
immediatamente utilizzabili, e anche soddisfacenti per orientarsi.
Che cosa leggere?
(Qualche esempio)
A questo punto possiamo
anche trovare alcune letture concrete. Questa parte non è altro che
esemplificativa, e risente, come già affermato, della mia personale
esperienza. In concreto cerco di mostrare come i criteri sopra elencati
mi aiutano ad avere presenti alcuni sussidi che li rispettano e che
rimangono come riferimento significativo.
Vorrei anticipare una questione più generale, per me vitale. L’elenco
esemplificativo di alcuni strumenti va costruito, elaborato, e anche
condiviso.
Mi sono sempre chiesto: perché una comunità diocesana non si attrezza
nel far conoscere alcuni strumenti sul mondo giovanile che alcuni
«addetti al mestiere» trovano particolarmente significativi? Perché non
offrire una loro conoscenza ragionata e concreta ai ragazzi stessi, ai
genitori, agli insegnanti? Perché non costituire un gruppo di persone di
riferimento che ogni tanto suggeriscono dal loro punto di vista
professionale qualche libro che soddisfi i criteri sopra evidenziati e
che possono essere già offerti con questo previo discernimento? Mi
parrebbe un’operazione pastorale utile e intelligente, e magari un
centro pastorale si potrebbe attrezzare concretamente per costruirsi una
piccola «biblioteca giovanile».
Divido gli strumenti elencati
secondo alcune categorie.
*
Campo sociologico-dati generali.
– BUZZI C. – CAVALLI A. – DE LILLO A. (a cura di), Giovani
del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione
giovanile in Italia, Il Mulino, Bologna 2002.
Il cosiddetto Rapporto IARD è uno strumento qualificato
che ormai da più di vent’anni analizza la condizione giovanile
in Italia, in modo articolato, complesso e da vari punti di
vista. C’è un’équipe di studiosi che assicura il pluralismo
delle posizioni e la giusta riflessione sui dati. La successione
dei rapporti, inoltre, aiuta a considerare lo sviluppo della
realtà giovanile nella cultura italiana, e non offre soltanto
una fotografia dell’immediato, ciò a favore di una comprensione
più approfondita e meno legata all’ansia del presente. Di fatto
è una buona fotografia, intelligente e variegata, dell’universo
giovanile italiano, con qualche confronto a livello europeo.
– POLLO M., Il volto giovane della ricerca di Dio, Piemme,
Casale Monferrato 2003.
È una ricerca attenta al vissuto religioso degli adolescenti e
dei giovani, condotta a cavallo del 2000 nella e per conto della
Diocesi di Roma. Si approfondisce l’esperienza religiosa dei
ragazzi, con alcune storie di vita che passano in rassegna tutti
gli aspetti della fede, da quelli dogmatici (fede cristologia e
trinitaria, ad esempio) a quelli morali, da quelli di
appartenenza alla Chiesa a quelli di senso della vita. Ciò che
si valorizza qui è l’esperienza più profonda dei ragazzi, vista
la scelta di una ricerca qualitativa, che peraltro riesce a
spiegare molto di più il vissuto di una semplice ricerca
quantitativa, basata solo su alcuni aspetti esterni e
misurabili. Quindi è un esempio della necessità di accostarsi al
mondo giovanile anche con diverse metodologie interpretative,
non riducibili solo alla pura statistica.
*
Campo pastorale.
– NOTE DI
PASTORALE GIOVANILE.
Di fatto è l’unica rivista in Italia che si concentra da un
punto di vista pastorale sui giovani, e questo è il suo pregio e
(a mio avviso) anche il suo difetto, perché talora rischia di
mancare di un confronto sincero. Però ha avuto e ha la grande
capacità di riflettere sul mondo giovanile con costanza e
criticità, e offre spunti alle nostre comunità ecclesiali che
non sono solo operativi ma anche culturali, di interpretazione e
di lettura. Ospita anche il racconto di alcune esperienze
significative compiute in Italia, oltre che alcuni progetti più
concreti. È un osservatorio qualificato, secondo la migliore
tradizione salesiana.
– Collana
PASTORALE GIOVANILE E ANIMAZIONE.
Un intervento pastorale sul mondo giovanile non può essere
relegato soltanto agli interventi improvvisi, ma necessita di
una storia, di un sostegno anche progettuale più ad ampio
raggio. L’intento della collana è esattamente questo: creare una
mentalità pastorale con base ampia, affrontando alcune tematiche
decisive nell’ambito ecclesiale, tipo il rapporto tra
l’educazione e l’evangelizzazione, il significato
dell’animazione, il senso e la metodologia della progettualità,
e via dicendo. Uno strumento utile sia ai singoli che alla
formazione di gruppi di animatori e di educatori, utilizzabile
anche in un percorso formativo parrocchiale.
*
La questione del presente e del futuro.
– BECK U., La
società del rischio, Carocci, Roma 2000.
– BAUMAN Z., Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari 2000.
La lettura e l’interpretazione dell’attualità è determinante per
orientarsi. I due testi proposti lo fanno con una capacità di
lettura nello stesso tempo critica e concisa: dipanano la realtà
contemporanea intorno ad alcuni concetti chiave, come quello di
tempo liquido (non così fortemente strutturato come un solido,
ma sfuggente e inconsistente) e di tempo del rischio (il rischio
come categoria umana è stata sempre utilizzata, ma la novità
odierna sta nel fatto di non poter calcolare e vedere il rischio
che corriamo a fronte di una possibilità distruttiva totale che
i rischi oggi portano con sé).
Il pregio di
questi testi nei confronti della realtà giovanile è di aiutare,
magari non direttamente, ad inserire la tematica giovanile
all’interno dei più generali cambiamenti di questa fase di
modernità.
– RIFKIN J., Il
secolo biotech. Il commercio genetico e l’inizio di una nuova
era, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003.
– RIFKIN J., La fine del lavoro, Baldini Castoldi Dalai,
Milano 2001.
Affrontare il futuro significa confrontarsi con alcune tematiche
specifiche che nel futuro troveranno spazio. È il caso dei due
temi toccati da questa duplice citazione: la questione del
lavoro e quella della scienza genetica.
Spesso non si può
avere la competenza necessaria e nemmeno il tempo per poter
esaurientemente affrontare alcuni temi specifici, e ciò spiega
il perché della scelta dei due testi: l’autore infatti descrive
con competenza (basta sbirciare la bibliografia finale) ma anche
con capacità espressiva giornalistica tutte le problematiche
connesse, evitando da una parte la semplificazione, ma
dall’altra favorendo la comprensione. Ciò permette di capire
quale sia la posta in gioco per il futuro e di farsi un’idea più
che aggiornata di quello che sta avvenendo nel presente.
– BORJA J. –
CASTELLS M., La città globale. Sviluppo e contraddizioni
delle metropoli nel terzo millennio, De Agostini, Novara
2002.
– BAUMAN Z., Fiducia e paura nella città, Mondadori,
Milano 2005.
Con queste ultime citazioni rimaniamo sempre sul versante di
alcuni temi specifici, sempre per favorire una metodologia
intelligente di accostamento e di approfondimento. Il tema
discusso è quello dello sviluppo urbano attuale e del futuro. È
decisivo che una pastorale giovanile non accosti soltanto alcune
tematiche, ma anche le reali condizioni in cui un ragazzo
cresce: ecco la motivazione della scelta sull’ambiente
circostante, che in questo caso si identifica con la città.
Il pregio dei due
testi, in specifico, è quello di collocare la questione urbana
all’interno della dialettica locale-globale in cui si sviluppa
la vita dei giovani, indicando un tipo di sviluppo che, almeno
in Italia, non potrà imitare quello delle grandi metropoli
americane, o africane, o asiatiche, ma che a livello di servizi,
di collegamenti, di dialettica centro-periferia, di possibilità
occupazionali si muove nello stesso modo con cui si strutturano
tutte le grandi città.
È un esempio, in concreto, di come capire la nostra vita
quotidiana e locale dentro uno sviluppo più globale che
indirizza scelte, comportamenti, percorsi lavorativi e vitali,
in particolare dei giovani.
È scontato affermare che
gli esempi potrebbero essere infiniti. La mia speranza è che
quelli riportati evidenzino sufficientemente una metodologia
attenta e anche un po’ rigorosa per illuminare ancora meglio i
criteri di scelta e per suggerire piste efficaci per costruire
una vera e propria cultura sul mondo giovanile.
Penso che oggi ne
abbiamo bisogno sul serio.
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