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ORATORIO MON AMOUR
di
Barbara Marchica
(DN dic.
2005)
Milano. Un quartiere benestante. Alcuni giovani trai 18 e i 25 anni
s’incontrano, si salutano e insieme varcano la soglia del loro luogo di
ritrovo. Non un luogo qualsiasi: un Oratorio.
Cosa può spingere dei ragazzi a frequentare un Oratorio. Oggi, nel 2005.
Loro sono appoggiati al muretto del cortile. Mi avvicino e mi presento:
«Ciao ragazzi, sono una giornalista. Sto cercando dei giovani che mi
parlino dell’oratorio…».
Vengo interrotta bruscamente e mi ritrovo sommersa da mille domande.
Dico subito che DN non è una rivista gossip e che non si cerca la
notizia bomba, ma solo capire perché oggi c’è ancora chi crede
nell’Oratorio. Senza accorgercene iniziamo a chiacchierare. Tra
un’opinione, una battuta, una valutazione, osservo questo gruppo di
giovani vestiti alla moda, con i capelli ingellati e i pantaloni a vita
bassissima e rimango stupita dalle loro risposte più che motivate, dalla
loro voglia di trasmettere e di essere ascoltati.
L’incontro diventa così un gioco. Da parte mia desidero scoprire cosa
pensano e da parte loro emerge la curiosità nei confronti dei loro
coetanei. Così, con il loro l’aiuto abbiamo esteso l’intervista anche a
chi non vive l’Oratorio e a chi, dopo la Cresima, ha detto addio al
campanile. Ne è venuta fuori una piccola inchiesta da cui risulta che
l’oratorio, inteso come struttura che accoglie non è passato di moda.
Solo un dieci per cento ammette di non averne mai sentito parlare. Ma è
considerando ogni singola intervista che si scopre come ogni persona
abbia una propria storia che influenza il suo modo di pensare e di
vivere. È in queste storie che si nasconde il motivo per cui si sono
avvicinati o allontanati dall’Oratorio. Sarebbe interessante mettere in
luce questi aspetti particolarissimi, ma risulterebbe un lavoro troppo
complesso. Vediamo, invece, alcune costanti che emergono e che non
negano la singolarità di ogni esperienza.
Oratorio Gran Galà
Il primo punto riguarda l’Oratorio inteso come struttura. Silvia, 24
anni, animatrice, sottolinea che: «Non sono esclusivamente le persone a
dare un senso di accoglienza, ma anche l’ambiente ha questo
straordinario potere».
Più di un giovane, soprattutto ragazze, rimarca l’importanza di aule
colorate specialmente quelle in cui si svolge il catechismo. Per
colorate si intende adibite a festa: dalle pareti allegramente dipinte
ai cartelloni coinvolgenti.
Un giovane sottolinea addirittura la presenza di nastri colorati
disposti in tutto il cortile per rendere piacevole l’entrata in
oratorio. Una specie di gran pavese!
Emerge anche l’esigenza di ambienti che siano il punto di riferimento
per incontrarsi e che a seconda dell’età siano luoghi di ritrovo per
evitare la dispersione in cortile. Desiderio di riservatezza per
sentirsi gruppo, almeno per svolgere le proprie attività e poter
discutere liberamente dei propri problemi.
Vengano, signori vengano
Non è facile sintetizzare le proposte che ogni singolo ragazzo/a ha
elencato al fine di coinvolgere più giovani possibile. Proviamo ad
individuarle.
La stragrande maggioranza sottolinea come le attività sportive (partite
di calcio, basket e pallavolo) o giochi di gruppo possano essere un buon
metodo di aggregazione.
Diana, 23enne partecipa solo alla Messa domenicale e sottolinea
l’esigenza di conoscere persone: «Grazie ad una semplice partita a
pallavolo, si può far amicizia con giovani attivi in Oratorio ed essere
trascinati a partecipare ad altre iniziative. Penso sia importante anche
per superare quell’imbarazzo di chi è nuovo in un ambiente!».
Andrea, 19 anni animatore, lancia una proposta: «Si potrebbero
organizzare tornei sportivi tra gli oratori della zona per conoscere più
gente possibile e per creare un buon rapporto tra le varie parrocchie».
Lo sport risulta essere un mezzo efficace anche per avvicinare quei
giovani meno motivati religiosamente. Infatti, sarebbe un’occasione,
proprio insegnando un corretto atteggiamento sportivo, educare
successivamente ad altri comportamenti, alla base di un discorso
religioso.
Per cercare di coinvolgere i giovani del proprio quartiere, la metà
degli intervistati suggerisce incontri su temi di attualità, cineforum
con commento a seguito o spettacoli teatrali.
Attraverso queste iniziative i ragazzi potrebbero facilmente
socializzare tra di loro e allo stesso tempo ampliare le loro
conoscenze, sviluppando una capacità critica di riflessione.
Sono pochi però coloro che pensano di aggregare direttamente mediante
incontri di tipo esclusivamente religioso.
Patrizia, 19enne attiva in oratorio, si lamenta di non avere occasioni
di preghiera: «Frequento l’Oratorio da quando sono nata. Sono
un’animatrice e mi piace esserlo, ma a volte avrei bisogno di qualche
momento forte o semplicemente di affrontare argomenti che riguardino la
mia esperienza di fede».
Luca, 20 anni non frequenta più l’Oratorio da quando ha fatto la Cresima
e alla domanda: «Se tu fossi un direttore d’oratorio, quali iniziative
avvieresti per coinvolgere i più lontani?». Risponde: «Mi inventerei
qualcosa di accattivante, tipo un concerto o inviterei personaggi dello
spettacolo, cantanti, attori famosi e insieme a loro discuterei di
argomenti attuali… il tutto naturalmente gratis!».
L’elemento vincente, che emerge, sembra essere dato non tanto dal
contenuto dell’iniziativa, bensì dal carattere gratuito di queste
proposte che renderebbe ancora più coinvolgente l’attività oratoriale.
Molti, soprattutto ragazzi, a sostegno di questa tesi hanno rivendicato
il messaggio evangelico: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente
date.
La voce della gioia
L’ultimo elemento interessa esclusivamente chi è impegnato a sostenere
le attività dell’Oratorio.
La richiesta di interesse e talvolta di aiuto da parte dei più giovani e
la felice collaborazione che si trova con molti responsabili d’Oratorio
è la ragione che sostiene tanti animatori, non solo a frequentare ma,
soprattutto, ad impegnarsi nell’Oratorio.
Nonostante la fatica nel dedicare gratuitamente il proprio tempo molti
di loro sono soddisfatti per quello che fanno e avvertono una
responsabilità e una gioia che non trovano altrove. Così, Laura
sottolinea la sua voglia di stare con i più piccoli: «Mi piace molto
stare con loro e dedicare il mio tempo, perché poi mi cercano e mi fanno
sentire importante: hanno bisogno di me, come io di loro!».
Francesco, 25 anni, ci racconta che per lui essere impegnato in Oratorio
è molto costruttivo: «… perché aiutare gli altri o semplicemente
organizzare una festa, un incontro, mi riempie di serenità, nonostante
semmai la poca voglia iniziale! Vedere di aver fatto qualcosa di utile
per gli altri ti fa capire quanto siano fondamentali le relazioni
sociali… diventa un dare e avere simultaneo».
La voglia di impegnarsi e il desiderio di fare della propria vita
qualcosa di grande, rendendosi utili agli altri, non è ancora spenta.
Piste nella Giungla
L’Oratorio non è passato di moda. Non è un prodotto d’altri tempi quando
gli Italiani andavano in Lambretta. Deve affrontare sfide nuove in città
che lentamente si disumanizzano e dove si perde il senso dei rapporti
umani. Ogni anno, da metà giungo, fino al cuore dell’estate, gli Oratori
sono la valvola di sfogo per centinaia di ragazzi che hanno terminato la
scuola. L’esperienza di Estate ragazzi ormai è entrata nei bilanci delle
famiglie e delle amministrazioni comunali. Ma se quella rimane
un’esperienza eccezionale, permangono i problemi di come raccogliere il
frutto di tante fatiche e di tanta passione. A ottobre, si riaprono
nuove piste nella giungla della città, e i ragazzi raccolti con tanto
entusiasmo a giugno, si disperdono.Inoltre, sono ormai in molti ad
esserne coscienti, l’Oratorio non può essere solo la supplenza della
famiglie o il luogo in cui si organizza il tempo libero dei ragazzi.
L’Oratorio è una proposta educativa dove l’aria che si respira sa di
famiglia, di fiducia, di felicità. |