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L’eroico diventa quotidiano
 
La vita di San Francesco negli affreschi giotteschi di Assisi
 
San Francesco è forse il santo più popolare di tutto il medioevo, proprio per quella carica di novità ed umanità che caratterizzò la sua vita, il suo messaggio, il suo carisma.
Nato ad Assisi nel 1182, compie la breve parabola della sua vita nel 1226, dopo aver ricevuto presso il monte della Verna le stigmate, sigillo conclusivo di quella sua costante tensione immedesimativa con Gesù.
La canonizzazione avvenne a soli due anni dalla sua morte, il 16 luglio 1228 e nel 1230 era deposto nella nuova grande basilica volute per lui da frate Elia, il suo primo successore.
Ancora oggi sulle pareti della basilica superiore si possono percorrere i momenti salienti della vita del santo, realizzati da un altro protagonista del rinnovamento medioevale, Giotto.
Giotto nacque nel 1267 e fu chiamato a lavorare ad Assisi dal 1296 al 1299; gli affreschi francescani sono tra le prime opere attribuite con certezza al maestro toscano. Oseremmo affermare che Giotto diventa quel grande artefice che tutti oggi conosciamo proprio grazie al contatto con la sensibilità francescana. Peculiarità del carisma francescano è l’incarnazione, il Mistero di Dio che diventa Uomo per la salvezza dell’uomo, un divino che diventa uomo tra gli uomini. Giotto, a contatto con i francescani si immedesima a tal punto con tale sensibilità da riproporla in tutte le sue opera successive, pervenendo a quel rinnovamento all’arte medioevale, che dal freddo iconismo bizantino passa alla trasposizione in arte della concreta realtà: la storia divina, i santi non sono elementi lontani dall’uomo reale, anzi il divino si è reso visibile nobilitando ogni fragile parvenza umana, anche la più umile ed insignificante.

Una chiamata irrevocabile
Le storie di Francesco sono narrate nella basilica superiore di Assisi in 28 scene, le quali sono a loro volta in rapporto con altrettanti episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Quindi quella che viene proposta ai fedeli non è una semplice biografia del santo assisiate, ma la dimostrazione e l’esaltazione di come l’uomo debba conformarsi alla volontà di Dio per trasformarsi nell’uomo evangelico. Le tre serie di dipinti presentano: l’uomo vecchio, Adamo; l’uomo Cristo, il nuovo Adamo; Francesco,l’uomo nuovo conformato a Cristo.
La serie inizia con L’omaggio di un uomo semplice a Francesco (Immagine 1). È il gesto profetico di un abitante di Assisi che riconosce nel giovane Francesco il la future chiamata di Dio e il suo destino di santità. Francesco veste abiti eleganti ed è accompagnato dai giovani più ricchi ed eleganti di Assisi. Si noti come al centro della composizione ci sia la chiesa Maria sopra Minerva, edificata utilizzando il pronao dell’antico tempio pagano, quasi ad evidenziare che la nuova vita di Francesco, iniziata con la sua conversione si inserisce sul tessuto di quella vecchia di giovane gaudente. Segue Francesco dona al mantello al cavaliere povero e decaduto (Immagine 2). In un paesaggio brullo e montagnoso, tipico della zona di Assisi, si notano in primo piano Francesco con il cavallo che dona al cavaliere il suo mantello, quasi un ricordo di ciò che fece Martino con il povero. Il centro della costruzione dell’immagine è proprio il volto del santo, ad indicare l’importanza di quello che sta compiendo, mentre sulle scoscese balze dei monti notiamo a destra una chiesetta e opposta una città saldamente fortificata, anche in questo caso possono essere rimando alla vita che Francesco lascia alle spalle e a quella che sta per abbracciare.
Seguono Il sogno di Francesco e Il crocefisso di San Damiano che parla a Francesco, due episodi strettamente legati alla vocazione del santo, anzi i due momenti decisivi per la sua scelta di povertà ed obbedienza radicale.
Il fatto decisivo della vita di Francesco viene presentato in Francesco rinuncia ai beni terreni (Immagine 3). Siamo nel 1207, ci troviamo sulla piazza di Assisi: Francesco restituisce a suo padre, Pietro di Bernardone ogni oggetto, ogni indumento, rinunciando così ad ogni avere paterno. Rimasto completamente nudo viene ricoperto dallo stesso vescovo Guido e preso sotto la sua protezione. La scena presenta due gruppi contrapposti: a sinistra il padre con i cittadini di Assisi e sullo sfondo una ricca casa borghese, a destra Francesco con le mani giunte rivolte al cielo, abbandonato alla chiamata di Dio, ora suo Padre, veramente. Dietro di lui il vescovo Guido e due religiosi, alle loro spalle un edificio religioso. In questa scena vediamo contrapposte due ipotesi di vita: quella borghese, attenta al denaro, alla ricchezza e alla rispettabilità; quella di Dio, fatta di povertà, obbedienza, fiducioso abbandono al Padre.

Francesco e il primo gruppo di compagni
La scelta del santo, anche se nascosta e personale ha riflesso sull’intera Chiesa. Infatti l’episodio successivo mostra il sogno del Papa Innocenzo III, sogno nel quale egli vede Francesco che sostiene il Laterano, la cattedrale della città di Roma, la sede del vescovo di Roma.
Nel 1209 avviene l’incontro tra Francesco e Innocenzo III. Il santo si era recato da lui per ottenere l’approvazione della sua regola e per sottomettere la sua esperienza all’autorità della Chiesa. Innocenzo approva oralmente la regola di Francesco (Immagine 4): questo momento storico viene ambientato nella ricca corte papale; a destra il Papa sul suo alto trono, attorniato dai vescovi, presentati nei loro abiti liturgici; a sinistra Francesco con un gruppo dei primi 11 seguaci (notiamo che il gruppo francescano è di 12 persone come i 12 apostoli). I primi sono vestiti in modo ricco e stanno in piedi, i secondi vestono rozze tuniche marroni e sono tutti inginocchiati.
Francesco rapito in cielo su un carro di fuoco e La visione dei seggi in Paradiso, i due episodi successivi, sottolineano il destino di gloria e santità di Francesco.
Nel primo si ricorda un visione che ebbero i frati presso Rivotorto, il secondo una visione che ebbe frate Leone nella chiesa di S. Pietro a Bovara (Trevi), in cui un angelo gli mostrò il seggio che Francesco avrebbe avuto in Paradiso, quello un tempo assegnato a Lucifero.



Alter Christus
La narrazione si dipana poi presentando alcuni miracoli di Francesco, così da evidenziare la sua totale immedesimazione con Gesù.
Francesco caccia i demoni da Arezzo (Immagine 5). L’umile fra Silvestro, obbedendo all’invito di Francesco, caccia i demoni dalla città di Arezzo; anche in questo caso la scena si presenta divisa in due zone: a destra la città caratterizzata da edifici turriti vivacemente colorati, in cui si notano due porte, una porta principale, fortificata con lo stemma della città, da cui si affacciano i cittadini più ragguardevoli e a lato una porta minore dalla quale si affaccia un contadino, evidente segno delle discordie e delle lacerazioni sociali. A sinistra notiamo frate Silvestro che con gesto eloquente caccia il demonio e alle sue spalle la forza della preghiera di Francesco, alle cui spalle si erge la una chiesa, simbolo dell’autorità religiosa a cui egli fa riferimenti e a cui obbedisce.
L’ardore di Francesco per il Cristo lo spinge fino all’estrema testimonianza davanti al Sultano, nel 1219; fallita però la sua missione il poverello rientra in Italia e si dedicate alla preghiera e alla predicazione itinerante, nella quale ha la grazia di vedere in estasi Gesù.
È sempre l’amore al Cristo che lo porta ad “inventare” Il presepe di Greccio (Immagine 6). Nella notte di Natale del 1223 il santo istituisce il primo presepe vivente in mezzo ad un bosco in località Greccio, nella provincia di Rieti. Giotto in una sua licenza pittorica immagina che questo evento si verifichi all’interno di una chiesa, che potrebbe essere la stessa basilica di Assisi. Ci troviamo presso l’altare, nel coro monastico, Francesco inginocchiato mette il Bambinello nella mangiatoia, un Bambinello che secondo la tradizione prese vita, ricambiando lo sguardo d’amore e trepida devozione del santo. Dall’iconostasi, da cui pende un crocifisso ligneo, il popolo accorre per partecipare a questo evento straordinario.
L’affresco successivo, L’acqua scaturita dalla roccia (Immagine 7), è ritenuto tra i migliori dell’intero ciclo e solo in parte è autografo. Francesco stava recandosi alla Verna, quando l’uomo che guidava l’asinello ebbe sete. Francesco, allora, per alleviarlo si mise a pregare facendo così scaturire acqua fresca e zampillante. Notiamo la composizione dell’insieme: i profili dei monti seguono quello dei diversi personaggi, le figure paiono scolpite nella roccia stessa, mentre l’asinello viene descritto con realismo e profonda poesia.
 

L’episodio Francesco predica agli uccelli (Immagine 8) è probabilmente avvenuto tra il 1212 e il 1213 nei prati di Pian d’Arca, vicino a Bevagna. Il quadro è certamente uno dei più noti dell’intero ciclo giottesco. La cubature dello spazio così sintetica è ottenuta mediante la contrapposizione della curvature dell’orizzonte con l’inclinazione appena accennata dei tronchi d’albero di destra e sinistra. Al centro Francesco parla con gli uccelli: “Fratelli miei uccelli, voi dovete lodare molto il Vostro Creatore perchè egli vi ha coperto di piume, vi ha dato le ali per volare, vi ha concessa l’aria pura e vi nutre senza vostra fatica o preoccupazione, vi ha dato i fiumi e le fontane per bere, i monti e le valli per vostro rifugio e gli alberi per fare il vostro nido. Guardatevi sempre dal peccato dell’ingratitudine”, così riportano le Fonti Francescane.
Prima di Giotto l’animale era rappresentato solo come simbolo o semplice decorazione, qui invece, con immedesimazione con lo spirito francescano, gli uccelli sono rappresentati al vero, sono essi stesso protagonisti accanto al santo, tanto che noi possiamo addirittura distinguere le diverse specie, colombe, cornacchie, monachine, mulacchine!
Ancora tre episodi presentano la grande umiltà di Francesco: la Morte del cavaliere di Celano, Onorio III ascolta la predica di Francesco e l’Apparizione di Francesco al capitolo di Arles. Tre episodi nei quali si comprende la posizione defilata che il santo volle tenere nell’ordine che stava sviluppandosi, fino a decidere di isolarsi in preghiera e di lasciare ad altri il governo dei confratelli e il rapporto con le gerarchie della Chiesa.
La continua ricerca e tensione immedesimativa con Gesù culminerà a la Verna, quando riceverà le stimmate, segno di Gloria e sofferenza insieme (Immagine 9). Nelle primissime ore del 15 settembre 1224, mentre Francesco pregava in un luogo appartato del monte, vide scendere dal cielo un serafino con sei ali infuocate e risplendenti, tra le ali vi era l’immagine di un uomo crocefisso. Il santo non comprendeva come la sofferenza potesse accompagnarsi con la beatitudine del cielo, ma poi comprese che Dio gli annunciava la totale trasformazione che stava per avvenire nel suo corpo e che sarebbe divenuto simile al Cristo crocefisso. Francesco portò per due anni il “dono” del Signore, vivendo tra dolori atrocissimi.
Giungiamo così alla conclusione della vita del santo, con la morte avvenuta la sera di sabato 3 ottobre 1226. Tale fatto viene presentato in quattro episodi, la Morte vera e propria, l’Apparizione di Francesco a frate Agostino e al vescovo Guido, Il patrizio Girolamo si accerta delle stimmate di Francesco e l’Ultimo saluto di Chiara a Francesco. Ci soffermiamo su quest’ultimo episodio (Immagine 10). Questo è forse tra i più commuoventi quadri del ciclo: Chiara e le sue compagne, le Povere Dame si San Damiano o Damianite, salutano per l’ultima volta il loro Padre. Giotto si permette un’altra licenza poittorica ed immagina che le monache, di stretta clausura, possano uscire per baciare il corpo di Francesco. La chiesa di San Damiano, in realtà un semplice e rustico oratorio di campagna, diventa qui un’imponente basilica gotica, forse l’attuale chiesa di Santa Chiara. Le Fonti Francescane riferiscono che il sacro corpo, durante il trasferimento dalla Porziuncola ad Assisi sostò presso san Damiano perchè Chiara potesse vedere Francesco un’ultima volta. Per tale motivo venne aperta la grata attraverso cui le clarisse ricevevano l’Eucaristia e da lì sotto venne fatta passare la lettiga con il corpo del santo.
Il ciclo si conclude poi con alcuni episodi che manifestano la glorificazione del santo ed i suoi miracoli: la Canonizzazione, Francesco appare a Gregorio IX, Confessione della donna resuscitate, Liberazione dell’eretico Pietro d’Alife.

 

link correlati: culturacattolica.it

 
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