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Le sorprendenti risorse degli adolescenti
Si parla spesso
di adolescenti, soprattutto a motivo degli episodi di cronaca e, spesso,
lo si fa ricorrendo ad etichette e luoghi comuni. Si ritorna, ad ogni
occasione, a ribadire il travaglio di un’età attraversata da dolorose
tensioni e da profondi turbamenti. Le preoccupazioni sono le droghe, la
violenza, il bullismo, il disimpegno. I titoli della cronaca, gli
argomenti dei dibattiti, i motivi d’interesse di chi si ferma a parlare
di loro, insistono molto sul disagio, sulla marginalità, sulla devianza.
Negli ultimi tempi, anche la scuola sembra investita da problematiche
educative gravi come l’aumento dell’aggressività (bullismo e teppismo),
il difficile inserimento sociale, la diffusione dei comportamenti
devianti. Gli adolescenti sono perlopiù descritti come marginali,
invisibili o assenti nei processi storici e culturali della società,
apolitici e disimpegnati.
Alcune apprensioni possono essere giustificate, tuttavia è possibile
vedere diversamente. A modo loro le nuove generazioni sono attive e
capaci di contributi originali; adolescenti e giovani sanno reagire in
termini efficaci all’evoluzione dei tempi, stanno inventando forme
inedite d’umanità. L’adolescenza non è solo un groviglio di problemi e
di imprevisti; rimane, tuttora, la bell’età, che la gran parte dei suoi
protagonisti trascorre senza particolari difficoltà, ponendo le base
della futura maturità. Le conturbanti trasformazioni fisiche della
pubertà, il definitivo sviluppo dell’intelligenza, l’impatto con un
corpo sconosciuto che impone, anche violentemente, le sue pulsioni e
suoi desideri, rendono, è vero, l’adolescenza terreno di contrasti e di
tensioni. Lo squilibrio che si crea genera inquietudine e smarrimento.
Non necessariamente, però, i contrasti e i conflitti significano disagio
o sono destinati a degenerare in condizioni problematiche. All’opposto
possono costituire un sano terreno di crescita, in cui gli adolescenti
sviluppano le loro potenzialità e sprigionano un’imprevedibile
creatività legata alla giovane età.
Da sempre, infatti, le società si sono rinnovate attraverso l’apporto
insostituibile dei giovani, la loro spinta innovativa e le nuove
sensibilità che essi incarnano. Anche le attuali nuove generazioni sanno
esprimere in molti campi grandiose risorse di autoefficacia, cioè sanno
trovare soluzioni originali ai compiti dello sviluppo.
Le nuove generazioni non sono, quindi, in modo generalizzato, apatiche
ed estranee alla costruzione della società anzi, con la loro capacità di
flessibilità e d’adattamento sono capaci, ancor più degli adulti, a
vivere nella nostra società complessa.
Riconoscere e ammirare
Adulti e adolescenti hanno molto da imparare gli uni dagli altri;
purtroppo il dialogo e la comprensione tra loro non è né facile né
immediata. Negli educatori s’impongono, innanzi tutto, domande e
perplessità: come stanno crescendo questi ragazzi? Cosa sta accadendo
nei loro mondi? Come accostarsi alla loro vita, dal momento che spesso
appaiono scostanti e poco interessati alla comunicazione?
Si può aprire un varco nel groviglio di queste domande solo se si adotta
un punto di vista intergenerazionale. Solo accettando realmente la
complessità e l’ambivalenza del nostro mondo, risultano comprensibili
alcune ambiguità dell’esperienza giovanile attuale.
Molte ricerche pongono oggi l’attenzione su come gli adolescenti
valutano e percepiscono la loro realtà, per mettere in luce e rafforzare
i punti di forza, le capacità, gli elementi positivi. Si evidenziano,
così, gli indici del benessere, le variabili che favoriscono o
inibiscono i comportamenti efficaci con cui i giovani affrontano sfide e
problemi. Si mostra come il comportamento prosociale (le esperienze di
servizio, l’impegno nell’ambito del volontariato) aumenta la percezione
dell’autoefficacia, la capacità di comprendere e orientare il proprio
mondo interno. Si ribadisce come la famiglia conservi, nell’attuale
adolescenza, un ruolo cruciale, non solo come fonte di sostegno emotivo,
ma anche come guida indispensabile nelle scelte riguardanti la propria
realizzazione. Si studiano con maggiore precisione le ricadute nella
vita degli adolescenti, degli stili educativi familiari adottati, del
supporto affettivo negli scambi genitori e figli, della comunicazione
aperta (anche conflittuale) che avviene in casa. Si dimostra come
l’importanza e la grande influenza dei pari, non comportino di per sé la
perdita d’importanza dei legami familiari, perché amici e genitori non
sono necessariamente in conflitto.
La possibilità di intendersi e comprendersi dovrebbe alimentare il primo
atteggiamento sano dell’osservatore adulto (o dell’educatore) davanti ai
nuovi adolescenti: l’ammirazione per le loro risorse, lo stupore verso
l’inedito che essi realizzano, il rispetto nei confronti
dell’innovazione che essi incarnano, pur nelle loro incoerenze e
incompatibilità.
L’atteggiamento dell’ammirazione si deve, naturalmente, combinare con
una visione chiara dei fattori di rischio e di crisi dell’attuale
stagione adolescenziale; tuttavia gli educatori e i genitori dovrebbero
coltivare l’interesse non solo per la prevenzione dei rischi e la cura
del disagio, ma, più ancora, la passione per il funzionamento efficace
nell’affrontare i compiti dello sviluppo.
L’adolescenza e le sue dinamiche
L’attenzione e il rispetto per i nostri protagonisti deve partire da
un’esatta considerazione dell’adolescenza. Questo ultimo arco dell’età
evolutiva si caratterizza per il modo nuovo con cui le profonde
modificazioni del corpo scombussolano il mondo personale interiore (il
vissuto corporeo, la percezione di sé, l’identità) e trasformano le
relazioni interpersonali (i rapporti in famiglia, l’amicizia tra i pari,
il rapporto con il mondo adulto in generale).
Nell’adolescenza avviene, quindi, un processo di trasformazione,
intrapsichico e relazionale, e un movimento di differenziazione
(dall’infanzia e dai genitori) e di integrazione (nell’identità
personale del corpo nuovo e nella società degli adulti).
I compiti dello sviluppo della prima adolescenza si possono riassumere
in una doppia separazione, dall’infanzia e dai genitori, per poter
intraprendere un doppio, lungo viaggio, verso l’identità personale e
l’identificazione sociale.
Il luogo delle fatiche e contraddizioni degli adolescenti sono anche gli
ambiti in cui è possibile cogliere l’originalità delle loro risposte e i
loro punti di forza, riferimenti essenziali da cui partire per
empatizzare con il loro mondo.
Le innovazioni di cui gli adolescenti sono capaci non sono esenti
dall’ambivalenza tipica di oggi, soprattutto a motivo della forte
pressione di carattere commerciale che viene esercitata sulle nuove
generazioni, per la prima volta consumatori autonomi, quindi clienti
particolarmente ambiti di un mercato aggressivo e competitivo.
Si possono individuare almeno quattro aree (espresse con altrettanti
aggettivi del gergo adolescenziale) in cui risulta particolarmente
evidente una pressione di conformità che li condiziona e appiattisce ma
non fino ad annullare la loro creatività.
… trendy
Cerco di trovare la mia identità
Senza chiedere aiuto, ma sono lontano.
Busso e non risponde neanche un’anima
Menomale che non ho paura del buio. (…)
Mangio solo pane e cattiveria ormai
E non è un buon motivo per esserne fiero.
Cammino da solo e non mi volto mai.
Ci vuole calme e sangue freddo
(Luca Dirisio, Calma e sangue freddo)
Le nuove tecnologie digitali hanno creato un mondo inedito. I giovani
hanno certamente più facilità rispetto agli adulti a riappropriarsi di
questo nuovo territorio. Sanno utilizzare con più flessibilità ed
elasticità i «personal media» (telefonini, internet, chat, email...),
simboli del nuovo mondo senza frontiere. I giovani amano molto viaggiare
e conoscere; la musica è diventata un linguaggio universale dei giovani
di tutti i continenti. Sono i segni di quel cosmopolitismo di cui c’è
traccia in ogni angolo delle città e dei paesi. Questo enorme spazio di
libertà può anche spaventare, può essere colonizzato dagli interessi
economici, appiattito e condizionato dalle mode. Il controllo sociale è
ostinato, soprattutto verso il corpo, la cui perfezione sembra
accettabile solo se è conforme agli standard più diffusi. Così il
consumismo giovanile si è talmente accentuato che i ragazzi raggiungono
la consapevolezza dei beni di consumo ad un’età sempre più precoce e
considerano la propria immagine come il vero marchio di se stessi,
rafforzando, nello stesso tempo, il senso d’inadeguatezza e la paura di
non sentirsi completi e al posto giusto, se fuori della tendenza del
momento.
Non tutti gli adolescenti però sono schiavi del marchio; un numero
rilevante di loro reagisce all’omologazione non solo con la spontaneità
della loro originalità ma anche spendendo energie e tempo in servizi e
attività prosociali. A dispetto della società degli adulti,
gerarchizzata e competitiva, gli adolescenti hanno inventato uno stile
di convivenza non centrato sulla figura del leader ma sul confronto di
parità. All’aggressività della competizione (e non solo) gli adolescenti
rispondono mostrandosi, in grande maggioranza, pacifici e tranquilli.
… sexy
Sale su quanto basta /il perizoma a lato
e passa la vita bassa /dei jeans e arriva fino
all’anca la curva bianca / le forme sottolinea e dona, tanto s’intona,
/alla tua pelle bruna.
Chissà se d’inverno sei /come adesso o invece poi /se ti freni (freni,
freni)
e rifiorisci a Maggio.
(883 Bella vera)
Il termine usato non allude principalmente al suo significato erotico ma
al forte condizionamento della cultura d’ambiente a considerare il corpo
come l’ambito più immediato dell’esibizione e della seduzione. Qui ha
origine l’imperativo estetico a rendere il corpo il più possibile
desiderabile, secondo le modalità che definiscono i criteri delle
aspettative e della delusione. Essere belle e belli, diventare
desiderabili, sedurre e farsi ammirare, diventano qualità fondamentali,
veri e propri obblighi.
Discoteche, pub, palestre, sembrano diventati i luoghi di una sessualità
neutra, dove i simboli tradizionali della mascolinità e della
femminilità sono confusi e rinegoziati, con esiti ambivalenti, di fronte
al mutato equilibrio di potere tra i sessi.
I percorsi dell’identità di genere sembrano escludere una descrizione
pacifica e scontata ma sono sicuramente innovativi: diventeranno donne e
uomini diversi dai loro genitori.
Gli adolescenti di oggi stanno insieme, come ragazze e ragazzi, in modi
diversi dal passato. La sessualità conosce venature nuove di affettività
e di tenerezza, si desiderano rapporti più stabili.
Per molti di loro il sesso non è più un traguardo da raggiungere il più
presto possibile: sono alla ricerca di prove d’amore più sicure e solide
di quelle offerte dal sesso commercializzato.
… preppy
I like you the way you are (…)
Trying to be cool you look like a fool to me (…)
You see your makin’ me
Lough out when you strike your pose take off
All your preppy clothes
(Avril Lavigne, Complicated)
Mi piaci come sei (…)
Quando cerchi di fare il figo,
mi sembri un pazzo (…)
Lo vedi che mi stai facendo ridere,
quando ti metti in posa,
togliti questi vestiti da esaltato.
Preppy è un termine popolare per indicare il giovane benestante. Il
titolo è appropriato perché stare bene, anche e soprattutto
economicamente, è un metro di misura diffuso non solo tra gli adulti ma
anche in mezzo agli adolescenti. I dati di numerose ricerche lo
documentano. I ragazzi si giudicano a vicenda normalmente in base ai
soldi che spendono e ai marchi che indossano. Le nuove generazioni,
infatti, non hanno un progetto di società alternativo a quello ricevuto
dai loro genitori; sembrano identificarsi senza troppi dubbi nella
società del benessere e del consumo, alla quale partecipano
quotidianamente. Amano la vita comoda e confortevole. Gli adolescenti
non sono contestatori né alternativi; non amano la trasgressione,
preferiscono il conformismo.
Quando l’assillo e la preoccupazione quotidiana non sono più rivolti
verso i bisogni primari della vita, bisogni e desideri si confondono, a
tutto vantaggio dei secondi.
Eppure l’insoddisfazione di una vita tutta materiale emerge chiaramente
proprio dai gusti e dai gesti degli adolescenti: trapela in molti dei
loro testi musicali, struggenti e tormentati, si personifica nella noia,
nella demotivazione come se fossero le nuove forme di provocazione e di
protesta.
… wired
Lo strano percorso di ognuno di noi
Che neanche un grande libro, un grande film
Potrebbero descrivere mai
Per quanto è complicato e imprevedibile
Per quanto in un secondo tutto può cambiare Niente resta com’è.
(Max Pezzali, Lo strano percorso)
I nuovi media (per gli adolescenti, soprattutto il telefonino) che
rendono possibile su vasta scala la comunicazione tra non presenti e
mettono in contatto istantaneamente luoghi e persone diverse, tendono a
condizionare l’esperienza dello spazio e del tempo nel segno della
reversibilità e della virtualità. Il fascino del cellulare consiste,
infatti, nel permettere di potersi sentire costantemente al centro del
proprio mondo vitale, sempre collegati (wired) nell’affrontare
l’incertezza del quotidiano. Il parlare al cellulare produce il tipico
linguaggio, di cui è impregnato il gergo adolescenziale, del «parlare
cellulare», con le caratteristiche dell’economicità, ambivalenza, della
mobilità, del pensiero immediato…
Un po’ superfluo, un po’ sobrio, il cellulare (ma anche le chat, le
email) esprimono bene del paradosso «wired», del sentirsi autonomi
diventando eterodipendenti.
Così i giovani diventano assai abili nel ricercare obiettivi realistici,
nel perseguire significati a propria misura, nel maturare un certo
equilibrio, pure in contesti oggettivamente difficili. Anche se i
giovani accettano di investire su quanto ruota attorno ai loro interessi
immediati, più che in base ad ideali e valori, tuttavia si rivelano, in
molte occasioni, disponibili ad assumersi responsabilità nel
volontariato, ad impegnarsi nei gruppi e nelle associazioni, a portare
avanti iniziative sociali e culturali, anche collettive.
I genitori (gli educatori) che non si danno per vinti
Una considerazione un po’ attenta all’area del rischio e del fallimento
(che normalmente è indicata con il termine disagio) orienta a mettere in
evidenza l’esperienza che, quando si struttura e si radicalizza, segna
il fallimento delle risorse degli adolescenti: la delusione di una
promessa mancata. È la frustrazione del sogno adolescenziale che può
trasformare una compagnia di amici in una tribù di bulli; la delusione
della speranza riposta in un’amicizia, in un progetto di vita che può
chiudere un giovane nella rabbia e nell’apatia; l’amarezza di avere
transitato nelle esperienze più varie, senza approdare a nulla, che può
indurre all’evasione delle droghe; l’umiliazione di vedersi sconfitti e
la confusione di non saper più cosa fare che può spingere alla
rassegnazione di una vita senza stimoli.
L’accompagnamento educativo è fondamentalmente un sostegno alla
speranza.
Ormai molti genitori si rassegnano ad essere esclusi, di fatto, dalla
vita dei figli. Credono, erroneamente, di essere tagliati fuori della
loro vita.
Molti, oggi, si rivolgono ai giovani e li convincono con promesse che
non potranno essere mantenute; i messaggi della pubblicità e dello
spettacolo dipingono un mondo che, spesso, non potrà che rimanere
virtuale: si costruiscono, così, le premesse della disillusione.
Il rimprovero che i figli fanno spesso ai genitori è la loro incoerenza.
Gli adulti sono i primi a non avere più il senso del tempo, a vivere
come se il futuro non esistesse, a investire tempo, passione e interesse
prevalentemente per le cose concrete e materiali.
I genitori hanno però un ruolo essenziale nell’organizzare la speranza
delle nuove generazioni. Il loro contributo è insostituibile per la
rigenerazione della società, perché se è vero che le radici ultime della
speranza si alimentano nell’amore familiare, è nella società che la
speranza si costruisce e di organizza.
Articolo tratto da: NOTE DI PASTORALE GIOVANILE (febbraio
2006).
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