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Siamo venuti per adorarlo...
con San Francesco
1. Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo
Il tema della Giornata Mondiale della Gioventù era: “Siamo venuti per
adorarlo...” e, per quest’incontro internazionale della Gioventù
Francescana, abbiamo aggiunto: “...con San Francesco”. Partecipando a
questi avvenimenti, siamo invitati a render culto, ad adorare il
Signore, interiormente ed esteriormente, con San Francesco.
Giuliano da Spira, un frate tedesco,nella sua “Vita di San Francesco”,
scritta nel 1234/35, ci racconta: “I frati chiesero al beato Francesco
di insegnar loro come pregare. Parlando con semplicità, egli diede loro
questa formula dicendo «Quando pregherete, dite: ‘Padre nostro’ e ‘Ti
adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le chiese che sono nel mondo
intero e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il
mondo’». I frati, adempiendo umilmente queste istruzioni e osservando
queste semplici parole come se avessero la forza di un mandato di
obbedienza, sempre s’inchinavano verso le chiese che potevano scorgere
solo a distanza e, prostrati a terra, adoravano come era stato loro
insegnato” (Giuliano da Spira, c. 5).
Fin dall’inizio del suo Ordine, Francesco mise l’accento sulla necessità
di adorare N. S. Gesù Cristo, interiormente ed esteriormente. E’ da
notare che questa adorazione non era soltanto un atteggiamento del
pensiero, ma si esprimeva nel contegno del corpo: “adorando
interiormente ed esteriormente”, “stando prostrati a terra”,
rivolgendosi “verso le chiese che potevano scorgere solo a distanza”.Possiamo
sicuramente affermare che l’adorazione francescana è completa,
coinvolgendo l’intera personalità, corpo e mente, cuore e anima. Ci sono
molte altre circostanze in cui i frati videro Francesco assorto, con
tutta la persona, nella preghiera e nell’adorazione: “Quando pregava
nelle selve o in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava
la terra di lacrime, si batteva il petto con la mano...Così dirigeva
tutta la mente e l’affetto verso quell’unica cosa che chiedeva a Dio:
non era tanto un uomo che prega quanto piuttosto egli stesso tutto
trasformato in preghiera vivente” (2Cel LXI, 95).
Francesco invita tutti quelli che si ispirano al suo esempio a “amare
Dio e adorarlo con cuore puro e mente pura, perché Egli stesso,
ricercando questo sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori
adoreranno il Padre nello Spirito e nella verità (Gv 4,23). Tutti
infatti quelli che lo adorano bisogna che lo adorino nello Spirito della
verità (Gv 4,24)” (LettF 19-20).
Per adorare Dio dobbiamo essere benedetti con “cuore puro e mente pura”,
perché allora vedremo Dio. “Veramente puri di cuore – dice San Francesco
– sono coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti,
e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio vivo e vero con
cuore e animo puro” (Amm. 16). Francesco stesso era uno di quelli dal
“cuore puro e animo puro”, capace di vedere Dio in ogni cosa, come ci
dice Tommaso da Celano: “Come descrivere il suo ineffabile amore per le
creature di Dio e con quanta dolcezza contemplava in esse la sapienza,
la potenza e la bontà del Creatore? Proprio per questo motivo, quando
mirava il sole, la luna, le stelle del firmamento, il suo animo si
inondava di gaudio... Così quest’uomo, ripieno dello spirito di Dio, non
si stancava mai di glorificare, lodare e benedire, in tutti gli elementi
e in tutte le creature, il Creatore e governatore di tutte le cose”
(1Cel XXIX, 80).
2. Adorare con San Francesco
Per vedere e contemplare la realtà con Francesco non dobbiamo pensare di
cambiare il mondo intorno a noi, ma cambiare noi stessi, o piuttosto
lasciare che Dio ci guidi e ci permetta di essere cambiati. E anche qui,
non si tratta tanto di mutare la struttura della nostra personalità o di
cambiare le nostre facoltà, nei sensi o nell’intelletto, bensì di
cambiare il nostro modo di vedere le cose. Gli occhi restano gli stessi
occhi, la mente resta la stessa mente, la persona resta la stessa
persona.
Contemplare con Francesco significa guardare alla realtà con occhi
limpidi e puri, liberi dalla smania di possedere, ma capaci di vedere il
bene che è presente in ogni cosa e in ogni persona. E’ per questo modo
di guardare la realtà che Francesco vede tutte le cose come “fratelli e
sorelle”, che gli è stato possibile fare la pace con il lupo di Gubbio,
vedere il sultano d’Egitto come un fratello, essere accolto allo stesso
modo nelle case dei poveri e in quelle dei ricchi. Francesco era capace
di lasciar da parte il suo giudizio e di guardare con gli occhi dello
spirito. Egli diceva ad uno dei suoi confratelli, un Ministro, di amare
i suoi frati: “Amali e non pretendere che diventino cristiani
migliori... E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi
occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore, e
abbi sempre misericordia con tali fratelli” (Lett. a un Ministro, 7-11).
Quando saremo capaci di guardare la gente e le cose con occhi limpidi,
noi vedremo Dio: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8).
Quando avremo messo da parte il nostro interesse personale, avremo
cessato di tormentarci per noi stessi, saremo capaci di “adorare e
vedere il Signore Dio vivo e vero” (Amm. 16). La gente e le cose
diventeranno trasparenti, splenderanno della luce di Dio e ci
mostreranno il Creatore da cui provengono. E allora vedremo gli altri
come sorelle e fratelli, perché abbiamo un solo Padre, che è nei cieli.
Saremo capaci di accettare gli altri così come sono e non come vorremmo
che siano, perché ciascuno di loro è posto in una sublime condizione,
dato che Dio ci ha creati e formati “a immagine del suo Figlio diletto
secondo il corpo e a similitudine di Lui secondo lo spirito” (Amm. 5).
Contemplare con Francesco significa anche guardare alle cose con tutto
noi stessi, con gli occhi e i sensi del nostro corpo. Francesco aveva
bisogno di vedere le cose il più concretamente possibile per vedere con
i suoi occhi corporei cosa Gesù ha sofferto per noi. Contemplare con
Francesco significa prendere sul serio l’Incarnazione per cercare Dio
nelle realtà della vita quotidiana, per cercare di vedere e sentire cosa
Gesù ha sperimentato nella sua vita terrena. Ciò vuol dire guardare la
Croce e vedere, toccare, fiutare, ascoltare con tutti i nostri sensi
cosa Dio ha fatto per noi e continua a fare per noi e con noi.
Contemplare con Francesco significa accostarci alla realtà che ci
circonda in modo concreto, permettere che la realtà che ci circonda si
accosti a noi così com’è. Significa accettare la realtà, abbracciare i
lebbrosi, usare con loro misericordia. Francesco può insegnarci un
profondo realismo per guardare alla realtà con occhi aperti; vedere le
cose così come sono, senza idealizzarle ma accettandole; accettare il
lupo assassino. E allora... la realtà cambierà: il lupo diventa un
fratello, il nemico un amico, il mondo un luogo della grazia di Dio.
Questa è la via di Dio stesso: Gesù ha redento il mondo accettando la
realtà, lasciandosi inchiodare a una croce, lasciandosi rifiutare. Ma
Dio lo ha riscattato dalla morte e con la sua santa Croce ha redento il
mondo.
“Ti adoriamo Signore Gesù Cristo, in tutte le chiese che sono nel mondo,
e ti benediciamo perché per la tua santa Croce hai redento il mondo”.
autore: Fr. Ben Brevoort OFMCap
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