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Vivere secondo il Vangelo
Lettera della Conferenza della Famiglia Francescana in preparazione all’VIII
Centenario
di approvazione della Regola.
La Famiglia Francescana
– Primo, Secondo e Terzo Ordine, nella loro diversità e nelle loro
differenti forme, gli Istituti secolari e gli altri movimenti che si
riferiscono a Francesco – si prepara a celebrare nel 2009 un evento
storico particolare. Non è questione di commemorare una figura,
Francesco, Chiara o qualcun altro, ma di richiamare alla nostra memoria
l’origine del carisma francescano. Sono 8 secoli in effetti, nell’anno
2009, che una dozzina di uomini si presentarono a papa Innocenzo III per
domandargli di riconoscere e di approvare il loro progetto di vita
evangelica. Una ventina d’anni più tardi (1226) l’ispiratore e la guida
di questo gruppo, Francesco d’Assisi, descrive così, nel suo Testamento,
ciò che successe allora: «E dopo che il Signore mi donò dei frati,
nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi
rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io con
poche parole e semplicemente la feci scrivere, e il signor Papa me la
confermò». Gli uomini raccolti attorno a Francesco si domandavano cosa
fare, senza che nessuno fosse in grado di indicarlo, ed ecco che Dio
stesso li chiama con la sua Parola a vivere il santo Vangelo di Cristo.
Convinti che quella era la loro vocazione, vollero sottomettere la loro
decisione al discernimento e all’approvazione della Chiesa rappresentata
dal papa di Roma. Prudente e dapprima orale, questa non mancò. Il testo
presentato al papa – la protoregola: programma e descrizione di una vita
più che un regolamento – è stato ripreso, precisato, arricchito lungo
gli anni, dapprima sotto la forma della Regola non bollata nelle sue
diverse versioni, poi definitivamente confermato con uno scritto
pontificio (Regola bollata 1223) e ricordato da Francesco nel suo
Testamento (1226). Benché il testo riguardasse in primo luogo il gruppo
dei frati, come si vedrà in seguito, esso restava aperto a tutti gli
stati della vita cristiana.
Il cuore della vocazione: la vita secondo il Vangelo
Quando si tratta di presentare globalmente la Regola, d’indicarne in
breve il contenuto centrale, di darne un titolo, è sempre la parola
«Vangelo» che appare in evidenza: «Vivere secondo la forma del santo
Vangelo» (Test 14); «Questa è la vita del Vangelo di Gesù Cristo» (Rnb
Prol 2); «la Regola e la vita dei Frati Minori è questa: osservare il
santo Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo» (Rb 1,1). Alcuni anni più
tardi (1253), quando Chiara adatta la Regola di Francesco alla vita
delle Sorelle Povere, utilizzerà le stesse espressioni (RCl 1,1). Nella
Lettera ai fedeli che presenta un programma di vita, Francesco domanda
di osservare «i precetti e i consigli» proposti da Cristo nel suo
Vangelo. Si capisce che il termine «Vangelo» indica il cuore della
vocazione francescana, è la chiave che apre l’accesso all’immenso spazio
della «buona novella» di Dio e di Gesù. Ma quale contenuto Francesco dà
a questo vocabolo e come noi oggi possiamo e dobbiamo comprenderlo e
metterlo in pratica?
Quando noi leggiamo le Regole, tenendo conto dell’insieme dei testi di
Francesco, constatiamo che il Vangelo non è solo prendere sul serio le
esigenze di una vita fraterna, vissuta in una povertà radicale –
rinuncia alla proprietà collettiva o personale, al denaro, ricorso
all’elemosina –, ma è soprattutto assumere la visione di autorità che
Francesco propone – maestri che si fanno servi, il lavare i piedi –con
il suo invito a farsi «minori», piccoli, sottomessi a tutte le creature,
fratelli di tutti gli uomini. Qui per Francesco sta il cuore del
messaggio evangelico.
Quindi più che la «povertà, l’umiltà e il santo Vangelo di Gesù Cristo»
(Rb 12,4; RCl 12,4), i frati nel loro comportamento prendono come
modello l’umiltà di Dio, del Verbo del Padre, santo e glorioso, che ha
preso carne dalla nostra umanità e fragilità e ha scelto la povertà (cf
2Lf 4-5). Noi scopriamo, pertanto, che la visione di Francesco ci rivela
il volto di Dio e quello dell’uomo precisamente tali come li offre il
Vangelo.
Questa «buona e gioiosa novella» ci porta in effetti, in primo luogo, la
rivelazione del mistero di Dio-Trinità, che per il suo santo amore ci ha
aperto l’accesso alla sua vita di comunione e diviene la meta prima di
tutte le nostre ricerche e di tutti i nostri passi. Ed insieme ci dona,
poi, la conoscenza di noi stessi, «la più degna delle creature» (3LAg21), immagine e somiglianza, nella sua intimità e nel suo corpo, di Dio
e del suo Cristo, di grande elevatezza e, paradossalmente, limitata,
povera, piccola, peccatrice, e a causa di ciò chiamata alla «penitenza»
– conversione al Vangelo –, mai conclusa, sempre da ricominciare.
L’amore del prossimo chiunque sia, «amico o nemico, ladro o brigante,
cristiano o no», è, con l’amore per Dio e in parità con lui, un altro
tratto evangelico radicale. Amore che deve essere concreto, efficace,
fatto di umile servizio, segnato dall’attenzione «materna», escludendo
tutte le forme di dominio. Ciò consente la creazione di una vera
«fraternità», il nome che Francesco dà al primo gruppo di fratelli.
Dapprima realizzata tra i fratelli, deve rimanere aperta ed estendersi a
tutti gli uomini ed insieme a tutti gli esseri ed elementi del mondo.
Sono questi, a grandi tratti, gli elementi base attinti nel Vangelo, che
Francesco ha proposto come cammino di vita. Riconoscendoli come propri e
approvando la Regola, otto secoli fa, la Chiesa ha dato origine al
movimento francescano. Sono questi i valori che siamo chiamati a vivere
all’inizio del terzo millennio con le nostre ricchezze e debolezze. Di
fronte ad un mondo tecnologico ed informatico, alla sue crisi: guerre
striscianti, terrorismo, povertà, globalizzazione, la fede cristiana è
esposta a tutte le domande e sfide su Dio, sul suo entrare nella storia
con la persona di Gesù, sulla diversità delle religioni e del loro
rapporto, sulla natura dell’essere dell’uomo e sul senso da dare alla
vita e alla morte. Questa situazione di crisi è allo stesso tempo una
grande sfida perché la Chiesa viva la nuova evangelizzazione e perché la
Famiglia Francescana viva la propria identità, consapevole che il suo
posto e la sua incidenza sono resi fragili e contestati. La nostra
Famiglia Francescana è indebolita, in particolare nel mondo europeo, a
causa della sua diminuzione numerica, delle incertezze sulla nostra
identità e con la tentazione di ripiegarsi e di scoraggiarsi. Tuttavia
la stessa identità francescana rimane una sfida per il mondo! È il
nostro riferirsi al Vangelo, di cui la Regola è come il condensato, che
solamente può aiutarci a rispondere con fiducia, fantasia e coraggio
alle molte e molteplici sfide.
Vangelo per tutti
La celebrazione dell’VIII centenario dell’approvazione della Regola
primitiva – la «protoregola» –coinvolge evidentemente in primo luogo i
frati del Primo Ordine, che con la loro professione s’impegnano a
metterla a fondamento della loro vita personale e comunitaria. Ma il
nocciolo di questo testo – il suo riferimento al Vangelo è di fatto la
sua permanente ricchezza – si indirizza a tutti i cristiani e in special
modo ai figli di Francesco. L’appello a vivere radicalmente il messaggio
di Gesù, le sue promesse e le sue esigenze, che Francesco e i suoi
compagni hanno inteso e seguito, resta d’attualità per tutti i tempi e
per tutti gli stati di vita.
Infatti, appena qualche anno dopo, nel 1212, Chiara d’Assisi ne fu
toccata e più tardi (1252), per dare origine all’Ordine delle Sorelle
Povere, riprenderà in quasi tutta la sua integrità la Regola di
Francesco. D’altra parte, assai presto, individui e gruppi, uomini e
donne, vivendo nel loro stato di vita – famiglia, professione – furono
attratti dalla proposta evangelica francescana, come ci testimoniano
alcuni scritti che Francesco indirizzò loro: le due Lettere ai fedeli,
così come il contenuto del capitolo 23 della Regola non bollata, che
costituiscono la base ed il riferimento spirituale, da cui deriverà con
il tempo il Terzo Ordine Francescano. Ai nostri giorni la Famiglia
Francescana si compone ancora di questi tre rami: i Frati Minori,
distribuiti nelle tre obbedienze; le Sorelle Povere – Clarisse; il
gruppo, il più numeroso, chiamato «Terzo Ordine», nella sua componente
religiosa, sorelle e fratelli del TOR e nella sua componente secolare,
l’OFS. A questi dobbiamo aggiungere i membri degli Istituti secolari
francescani nati nel secolo scorso. Tutti si riferiscono esplicitamente
all’ispirazione evangelica di Francesco e recepiscono i suoi testi
spirituali come base per la loro legislazione. Segno dell’irraggiamento
della proposta evangelica francescana è l’esistere al di fuori della
comunione con la Chiesa cattolica, dentro le Chiese anglicana e
luterana, di comunità di uomini e di donne che si richiamano e sono di
ispirazione francescana. A di là di questa famiglia dai contorni
giuridici definiti, molti uomini e donne si interessano al carisma
francescano, lo studiano, vi si ispirano: sono tutti gli amici di
Francesco.
Il soffio che Francesco e i suoi frati hanno fatto alzare, continua ad
animare la Chiesa e tocca tutti i cristiani e «tutti gli uomini di buona
volontà». Così questo centenario li riguarda tutti.
Tre passi per preparare il Centenario
Siano inviati tutti ed immediatamente all’azione di grazia per il dono
che Dio ha fatto, a noi e alla sua Chiesa, chiamando i cristiani, per
l’intercessione di Francesco e dei suoi compagni, ad accogliere la
totalità del Vangelo di Gesù Cristo per un nuovo vivere. Questo richiamo
– la grazia dell’origine – non ha cessato di risuonare, d’essere inteso,
di esprimersi dentro la vita, ed ecco dopo otto secoli, raggiunge una
folla innumerevole di uomini e di donne di ogni condizione e stato di
vita. Tante uomini e donne, illustri o sconosciuti, hanno portato frutti
di santità, di saggezza, di scienza, di vicinanza ai poveri, di servizio
alla Chiesa e all’umanità, di testimonianza con il sangue. Allargandosi
ed arricchendosi nel corso dei secoli con varietà di apporti, la
corrente spirituale francescana, come un fiume di vita, non ha mai
cessato di irrigare noi e la Chiesa stessa. Oggi, in questa svolta del
terzo millennio, grazie ad una migliore conoscenza degli scritti di
Francesco, ad una visione più precisa e più ampia di quello che è il
centro del suo progetto originario, il suo messaggio è a noi proposto
come stimolo, incoraggiamento, pane per il cammino.
A questa gioiosa azione di grazia occorre tuttavia unire l’umile
riconoscenza della distanza tra la proposta evangelica e il modo con la
quale è stata vissuta nel corso della nostra lunga e tumultuosa storia.
Malgrado lo sforzo permanente di riprese e di «riforme», il nostro
movimento non è ancora all’altezza delle esigenze del Vangelo. Se non
abbiamo né da accusare né da condannare i nostri padri, dobbiamo
riconoscere davanti alla Chiesa e al mondo che la nostra storia e la
nostra eredità porta con sé delle ombre, e questo per il passato e per
il presente.
Questo doppio movimento – azione di grazie per richiamare a vivere il
Vangelo e la purificazione della memoria come riconoscenza delle ombre
della nostra famiglia – deve portarci ad affrontare la sfida della
rifondazione. L’esperienza di otto secoli ci insegna che, come
Francesco, abbiamo sempre da riprendere di nuovo il nostro itinerario di
penitenza evangelica che è conversione, da mettere in atto con gesti
concreti per incarnare con la vita, personale e comunitaria di ogni
giorno, qualche cosa della novità e della giovinezza del Vangelo. Dal
primo secolo della nostra storia non abbiamo cessato di «rinascere» (cf
Gv 3,3), come è testimoniato ancora oggi dai nostri differenti rami e
dalle centinaia dei nostri Istituti. Ed è per questo che dobbiamo
raggiungere le radici, le «fondamenta», vale a dire, scoprire con
meraviglia la «forza di Dio», il Vangelo (Rm 1,16), la buona novella
dell’Amore di Dio per noi e della comunione con Lui che a noi si offre.
Solo su tale fondamento si può costruire un edificio solido, una vera
comunità in missione nella Chiesa e nel mondo. Questo momento di grazia
– kairos – che viviamo nel presente, ci mette alla prova rivelandoci le
nostre debolezze, ma invitandoci soprattutto a contare sulla potenza di
Dio.
Conclusione
Questa nostra Lettera vuole essere un primo annuncio. Lo facciamo con
tre anni di anticipo per affermare che l’evento che ci apprestiamo a
celebrare ci riguarda tutti: non possiamo viverlo ognuno per conto
proprio! È anche un invito ad entrare da subito nel rendimento di grazie
per il dono che Dio ha fatto alla Chiesa e al mondo, da quando il
progetto di Francesco e dei suoi frati di vivere «secondo il Vangelo di
Gesù Cristo» fu approvato nel 1209 da papa Innocenzo III. Noi abbiamo a
distanza di otto secoli la grazia di essere gli eredi di questo progetto
e il serio impegno di esserne i continuatori.
Fratelli e Sorelle, «restituiamo al Signore Dio Altissimo e sommo tutti
i beni
e riconosciamo che tutti i beni sono suoi,
e di tutti rendiamo grazie a Lui, dal quale procede ogni bene» (Rnb
17,17).
Roma, 29 novembre 2006
Festa di tutti i Santi Francescani
Fr. Mauro Jöhri, OFMCap
Ministro generale
Presidente CFF
Fr. José Rodriguez Carballo, OFM
Ministro generale
Fr. Joachim Giermek, OFMConv
Ministro generale
Fr. Ilija Živkovič, TOR
Ministro generale
Encarnación Del Pozo, OFS
Ministra generale
Sr. Anísia Schneider, OSF
Presidente CFI-TOR
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