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TESTI
DEL PAPA ALLA GMG DI SYDNEY 2008
Discorso di
benvenuto
Discorso durante la Veglia
Omelia alla Messa conclusiva
Discorso rivolto da Benedetto XVI ai giovani
radunati sul molo di Barangaroo, a Sydney, per la festa di accoglienza.
Cari giovani, quale
gioia è potervi
salutare qui a
Barangaroo, sulle
sponde della
magnifica baia di
Sydney, con il
famoso ponte e
l’Opera House. Molti
di voi sono di
questo Paese,
dall’interno o dalle
dinamiche comunità
multiculturali delle
città australiane.
Altri di voi sono
giunti dalle isole
sparse dell’Oceania,
altri ancora
dall’Asia, dal Medio
Oriente, dall’Africa
e dalle Americhe. Un
certo numero di voi,
in verità, è
arrivato da così
lontano quanto me,
dall’Europa!
Qualunque sia il
Paese da cui
proveniamo,
finalmente siamo
qui, a Sydney! E
insieme siamo
presenti in questo
nostro mondo come
famiglia di Dio,
quali discepoli di
Cristo, confermati
dal suo Spirito per
essere testimoni del
suo amore e della
sua verità davanti a
tutti.
Desidero anzitutto
ringraziare gli
anziani degli
Aborigeni che mi
hanno dato il
benvenuto prima che
io salissi sul
battello nella Rose
Bay. Sono
profondamente
commosso di trovarmi
nella vostra terra,
sapendo delle
sofferenze e delle
ingiustizie che essa
ha sopportato, ma
cosciente anche del
risanamento e della
speranza ora in
atto, di cui
giustamente tutti i
cittadini
australiani possono
essere fieri. Ai
giovani indigeni –
aborigeni e abitanti
delle Isole dello
Stretto di Torres –
e Tokelauani esprimo
il mio grazie per il
toccante benvenuto.
Attraverso di voi,
invio cordiali
saluti ai vostri
popoli. S ignor
cardinale Pell e
monsignor
arcivescovo Wilson:
vi ringrazio per le
vostre calde
espressioni di
benvenuto. So che i
vostri sentimenti
riecheggiano nel
cuore dei giovani
qui radunati questa
sera, e perciò vi
ringrazio tutti. Di
fronte a me vedo
un’immagine vibrante
della Chiesa
universale. La
varietà di Nazioni e
di culture dalle
quali voi provenite
dimostra che davvero
la Buona Novella di
Cristo è per tutti e
per ciascuno; essa
ha raggiunto i
confini della terra.
E tuttavia so anche
che un buon numero
fra voi è tuttora
alla ricerca di una
patria spirituale.
Alcuni fra voi,
assolutamente
benvenuti tra noi,
non sono cattolici o
cristiani. Altri tra
voi, forse, si
muovono ai confini
della vita della
parrocchia e della
Chiesa. A voi
desidero offrire il
mio incoraggiamento:
avvicinatevi
all’amorevole
abbraccio di Cristo;
riconoscete la
Chiesa come vostra
casa. Nessuno è
obbligato a rimanere
all’esterno, poiché
dal giorno di
Pentecoste la Chiesa
è una e universale.
Questa sera desidero
includere anche
quanti non sono
presenti Q fra di
noi. Penso
specialmente ai
malati o ai disabili
psichici, ai giovani
in prigione, a
quanti faticano ai
margini delle nostre
società ed a coloro
che per una qualche
ragione si sentono
alienati dalla
Chiesa. A loro dico:
Gesù ti è vicino!
Sperimenta il suo
abbraccio che
guarisce, la sua
compassione, la sua
misericordia!
Quasi duemila anni
orsono gli Apostoli,
radunati nella sala
superiore della casa
insieme con Maria (cfr
At 1,14) e
con alcune donne
fedeli, furono
riempiti di Spirito
Santo (cfr At
2,4). In quello
straordinario
momento, che segnò
la nascita della
Chiesa, la
confusione e la
paura che avevano
afferrato i
discepoli di Cristo
si trasformarono in
una vigorosa
convinzione e in
consapevolezza di
uno scopo. Si
sentirono spinti a
parlare del loro
incontro con Gesù
risorto, che oramai
chiamavano
affettuosamente il
Signore. In molti
modi gli Apostoli
erano persone
ordinarie. Nessuno
poteva affermare di
essere il discepolo
perfetto. Avevano
mancato di
riconoscere Cristo (cfr
Lc 24,13-32),
avevano dovuto
vergognarsi della
loro ambizione (cfr
Lc 22,24-27),
lo avevano anche
rinnegato (cfr Lc
22,54-62). E
tuttavia, quando
furono ripieni di
Spirito Santo,
furono trafitti
dalla verità del
Vangelo di Cristo e
ispirati a
proclamarlo senza
timore. Rinfrancati,
gridarono:
pentitevi, fatevi
battezzare, ricevete
lo Spirito Santo (cfr
At 2,37-38)!
Fondata
sull’insegnamento
degli Apostoli,
sull’adesione a
loro, sullo spezzare
il pane e sulla
preghiera (cfr At
2,42), la
giovane comunità
cristiana si fece
avanti per opporsi
alla perversità
della cultura che la
circondava (cfr
At 2,40), per
prendersi cura dei
propri membri (cfr
At 2,44- 47),
per difendere la
propria fede in Gesù
di fronte alle
ostilità (cfr At
4,33) e per guarire
i malati (cfr At
5,1216). E in
adempimento del
comando di Cristo
stesso, partirono,
testimoniando la
storia più grande di
tutti i tempi:
quella che Dio si è
fatto uno di noi,
che il divino è
entrato nella storia
umana per poterla
trasformare, e che
siamo chiamati ad
immergerci nell’amore
salvifico di Cristo
che trionfa sul male
e sulla morte. Nel
suo famoso discorso
all’areopago, san
Paolo introdusse il
messaggio così: Dio
dona ogni cosa,
compresa la vita e
il respiro, a
ciascuno, così che
tutte le Nazioni
possano ricercare
Dio, se mai arrivino
a trovarlo andando
come a tentoni.
Infatti egli non è
lontano da ciascuno
di noi, poiché in
lui viviamo, ci
muoviamo ed
esistiamo (cfr At
17, 25-28).
Da quel momento,
uomini e donne sono
usciti fuori per
raccontare la stessa
vicenda,
testimoniando
l’amore e la verità
di Cristo, e
contribuendo alla
missione della
Chiesa. Oggi
pensiamo a quei
pionieri –
sacerdoti, suore e
frati – che giunsero
a questi lidi e in
altre parti del
Pacifico,
dall’Irlanda, dalla
Francia, dalla Gran
Bretagna e da altre
parti d’Europa. La
maggior parte di
loro erano giovani,
alcuni persino non
ancora ventenni, e
quando salutarono
per sempre i
genitori, i
fratelli, le
sorelle, gli amici,
ben sapevano che
sarebbe stato
improbabile per loro
ritornare a casa. Le
loro vite furono una
testimonianza
cristiana priva di
interessi egoistici.
Divennero umili ma
tenaci costruttori
di così gran parte
dell’eredità sociale
e spirituale che
ancora oggi reca
bontà, compassione e
scopo a queste
Nazioni. E furono
capaci di ispirare
un’altra
generazione. Viene
alla mente
immediatamente la
fede che sostenne la
beata Mary MacKillop
nella sua decisa
determinazione di
educare specialmente
i poveri, e il beato
Peter To Rot nella
sua ferma
convinzione che la
guida di una
comunità deve sempre
rifarsi al Vangelo.
Pensate anche ai
vostri nonni e ai
vostri genitori, i
vostri primi maestri
nella fede. Anch’essi
hanno fatto
innumerevoli
sacrifici di tempo e
di energia, mossi
dall’amore per voi.
Con il sostegno dei
sacerdoti e degli
insegnanti della
vostra parrocchia,
essi hanno il
compito, non sempre
facile ma altamente
gratificante, di
guidarvi verso tutto
ciò che è buono e
vero, mediante il
loro esempio
personale, il loro
modo di insegnare e
di vivere la fede
cristiana.
Oggi è il mio turno.
Ad alcuni di noi può
sembrare di essere
giunti alla fine del
mondo! Per le
persone della vostra
età, comunque, ogni
volo è una
prospettiva
eccitante. Ma per
me, questo volo è
stato in qualche
misura causa di
apprensione. E
tuttavia la vista
del nostro pianeta
dall’alto è stata
davvero magnifica.
Il luccichio del
Mediterraneo, la
magnificenza del
deserto
nordafricano, la
lussureggiante
foresta dell’Asia,
la vastità
dell’Oceano
Pacifico,
l’orizzonte sul
quale il sole sorge
e cala, il maestoso
splendore della
bellezza naturale
dell’Australia, di
cui ho potuto godere
nei nei giorni
scorsi; tutto ciò
suscita un profondo
senso di reverente
timore. È come se
uno catturasse
rapide immagini
della storia della
creazione raccontata
nella Genesi: la
luce e le tenebre,
il sole e la luna,
le acque, la terra e
le creature viventi.
Tutto ciò è «buono»
agli occhi di Dio (cfr
Gn 1,1– 2,4).
Immersi in simile
bellezza, come si
potrebbe non far eco
alle parole del
Salmista nel lodare
il Creatore: «Quanto
è grande il tuo nome
su tutta la terra» (
Sal 8,2)?
Ma vi è di più,
qualcosa di
difficile percezione
dall’alto dei cieli:
uomini e donne
creati niente di
meno che ad immagine
e somiglianza di Dio
(cfr Gn 1,26).
Al cuore della
meraviglia della
creazione ci siamo
voi ed io, la
famiglia umana
«coronata di gloria
e di onore» (cfr
Sal 8,6). Quale
meraviglia! Con il
Salmista
sussurriamo: «Che
cosa è l’uomo perché
te ne curi?» (cfr
Sal 8,5).
Introdotti nel
silenzio, in uno
spirito di
gratitudine, nella
potenza della
santità, noi
riflettiamo.
Che cosa scopriamo?
Forse con riluttanza
giungiamo ad
ammettere che vi
sono anche delle
ferite che segnano
la superficie della
terra: l’erosione,
la deforestazione,
lo sperpero delle
risorse minerali e
marine per
alimentare un
insaziabile
consumismo. Alcuni
di voi giungono da
isole-Stato, la cui
esistenza stessa è
minacciata
dall’aumento dei
livelli delle acque;
altri da Nazioni che
soffrono gli effetti
di siccità
devastanti. La
meravigliosa
creazione di Dio
viene talvolta
sperimentata come
una realtà quasi
ostile per i suoi
custodi, persino
come qualcosa di
pericoloso. Come può
ciò che è «buono»
apparire così
minaccioso?
E c’è di più. Che
dire dell’uomo, del
vertice della
creazione di Dio?
Ogni giorno
incontriamo il genio
delle conquiste
umane. Dai progressi
nelle scienze
mediche e dalla
sapiente
applicazione della
tecnologia fino alla
creatività riflessa
nelle arti, in molti
modi cresce
costantemente la
qualità e la
soddisfazione della
vita della gente.
Anche tra voi vi è
una pronta
disponibilità ad
accogliere le
abbondanti
opportunità che vi
vengono offerte.
Alcuni di voi
eccellono negli
studi, nello sport,
nella musica, o
nella danza e nel
teatro, altri tra
voi hanno un acuto
senso della
giustizia sociale e
dell’etica e molti
di voi si assumono
impegni di servizio
e di volontariato.
Tutti noi, giovani e
vecchi, abbiamo
momenti nei quali la
bontà innata della
persona umana –
percepibile forse
nel gesto di un
piccolo bambino o
nella disponibilità
di un adulto a
perdonare – ci
riempie di profonda
gioia e gratitudine.
E tuttavia tali
momenti non durano a
lungo. Perciò,
ancora, riflettiamo.
E scopriamo che non
soltanto l’ambiente
naturale, ma anche
quello sociale –
l’habitat che ci
creiamo noi stessi –
ha le sue cicatrici;
ferite che stanno ad
indicare che
qualcosa non è a
posto. Anche qui
nelle nostre vite
personali e nelle
nostre comunità
possiamo incontrare
ostilità a volte
pericolose; un
veleno che minaccia
di corrodere ciò che
è buono, riplasmare
ciò che siamo e
distorcere lo scopo
per il quale siamo
stati creati. Gli
esempi abbondano,
come voi ben sapete.
Fra i più in
evidenza vi sono
l’abuso di alcool e
di droghe,
l’esaltazione della
violenza e il
degrado sessuale,
presentati spesso
dalla televisione e
da internet come
divertimento. Mi
domando come
potrebbe uno che
fosse posto faccia a
faccia con persone
che soffrono
realmente violenza e
sfruttamento
sessuale spiegare
che queste tragedie,
riprodotte in forma
virtuale, sono da
considerare
semplicemente come
«divertimento». V i
è anche qualcosa di
sinistro che sgorga
dal fatto che
libertà e tolleranza
sono così spesso
separate dalla
verità. Questo è
alimentato
dall’idea, oggi
ampiamente diffusa,
che non vi sia una
verità assoluta a
guidare le nostre
vite. Il
relativismo, dando
valore in pratica
indiscriminatamente
a tutto, ha reso
l’«esperienza »
importante più di
tutto. In realtà, le
esperienze, staccate
da ogni
considerazione di
ciò che è buono o
vero, possono
condurre non ad una
genuina libertà,
bensì ad una
confusione morale o
intellettuale, ad un
indebolimento dei
principi, alla
perdita
dell’autostima e
persino alla
disperazione.
Cari amici, la vita
non è governata
dalla sorte, non è
casuale. La vostra
personale esistenza
è stata voluta da
Dio, benedetta da
lui e ad essa è
stato dato uno scopo
(cfr Gn 1,28)!
La vita non è un
semplice succedersi
di fatti e di
esperienze, per
quanto utili molti
di tali eventi
possano essere. È
una ricerca del
vero, del bene e del
bello.
Proprio per tale
fine compiamo le
nostre scelte,
esercitiamo la
nostra libertà e in
questo, cioè nella
verità, nel bene e
nel bello, troviamo
felicità e gioia.
Non lasciatevi
ingannare da quanti
vedono in voi
semplicemente dei
consumatori in un
mercato di
possibilità
indifferenziate,
dove la scelta in se
stessa diviene il
bene, la novità si
contrabbanda come
bellezza,
l’esperienza
soggettiva soppianta
la verità. Cristo
offre di più! Anzi,
offre tutto! Solo
lui, che è la
Verità, può essere
la Via e pertanto
anche la Vita. Così
la «via» che gli
Apostoli recarono
sino ai confini
della terra è la
vita in Cristo. È la
vita della Chiesa. E
l’ingresso in questa
vita, nella via
cristiana, è il
Battesimo. Q uesta
sera desidero
pertanto ricordare
brevemente qualcosa
della nostra
comprensione del
Battesimo, prima di
considerare domani
lo Spirito Santo.
Nel giorno del
Battesimo Dio vi ha
introdotto nella sua
santità (cfr 2 Pt
1,4).
Siete stati
adottati quali figli
e figlie del Padre e
siete stati
incorporati in
Cristo. Siete
divenuti abitazione
del suo Spirito (cfr
1 Cor 6,19).
Perciò, verso la
fine del rito del
Battesimo, il
sacerdote si è
rivolto ai vostri
genitori e ai
partecipanti, e
chiamandovi per nome
ha detto: «Sei
diventato nuova
creatura» ( Rito
del Battesimo,
99).
Cari amici, a casa,
a scuola,
all’università, nei
luoghi di lavoro e
di svago,
ricordatevi che
siete creature
nuove. Come
cristiani, voi siete
in questo mondo
sapendo che Dio ha
un volto umano –
Gesù Cristo – la
'via' che soddisfa
ogni anelito umano,
e la «vita» della
quale siamo chiamati
a dare
testimonianza,
camminando sempre
nella sua luce (cfr
ibid., 100).
Il compito di
testimone non è
facile. Vi sono
molti, oggi, i quali
pretendono che Dio
debba essere
lasciato «in
panchina» e che la
religione e la fede,
per quanto
accettabili sul
piano individuale,
debbano essere o
escluse dalla vita
pubblica o
utilizzate solo per
perseguire limitati
scopi pragmatici.
Questa visione
secolarizzata tenta
di spiegare la vita
umana e di plasmare
la società con pochi
riferimenti o con
nessun riferimento
al Creatore. Si
presenta come una
forza neutrale,
imparziale e
rispettosa di
ciascuno. In realtà,
come ogni ideologia,
il secolarismo
impone una visione
globale. Se Dio è
irrilevante nella
vita pubblica,
allora la società
potrà essere
plasmata secondo
un’immagine priva di
Dio. Ma quando Dio
viene eclissato, la
nostra capacità di
riconoscere l’ordine
naturale, lo scopo e
il «bene» comincia a
svanire. Ciò che
ostentatamente è
stato promosso come
umana ingegnosità si
è ben presto
manifestato come
follia, avidità e
sfruttamento
egoistico. E così ci
siamo resi sempre
più conto del
bisogno di umiltà di
fronte alla delicata
complessità del
mondo di Dio.
E che dire del
nostro ambiente
sociale? Siamo
ugualmente vigili
quanto ai segni del
nostro volgere le
spalle alla
struttura morale di
cui Dio ha dotato
l’umanità (cfr
Messaggio per la
Giornata Mondiale
della Pace 2007,
8)? Sappiamo
riconoscere che
l’innata dignità di
ogni individuo
poggia sulla sua più
profonda identità,
quale immagine del
Creatore, e che
perciò i diritti
umani sono
universali, basati
sulla legge
naturale, e non
qualcosa dipendente
da negoziati o da
condiscendenza, men
che meno da
compromesso? E così
siamo condotti a
riflettere su quale
posto hanno nelle
nostre società i
poveri, i vecchi,
gli immigranti, i
privi di voce. Come
può essere che la
violenza domestica
tormenti tante madri
e bambini? Come può
essere che lo spazio
umano più mirabile e
sacro, il grembo
materno, sia
diventato luogo di
violenza indicibile?
Cari amici, la
creazione di Dio è
unica ed è buona. Le
preoccupazioni per
la non violenza, lo
sviluppo
sostenibile, la
giustizia e la pace,
la cura del nostro
ambiente sono di
vitale importanza
per l’umanità. Tutto
ciò non può però
essere compreso a
prescindere da una
profonda riflessione
sull’innata dignità
di ogni vita umana
dal concepimento
fino alla morte
naturale, una
dignità che è
conferita da Dio
stesso e perciò
inviolabile. Il
nostro mondo si è
stancato
dell’avidità, dello
sfruttamento e della
divisione, del tedio
di falsi idoli e di
risposte parziali, e
della pena di false
promesse. Il nostro
cuore e la nostra
mente anelano ad una
visione della vita
dove regni l’amore,
dove i doni siano
condivisi, dove si
edifichi l’unità,
dove la libertà
trovi il proprio
significato nella
verità, e dove
l’identità sia
trovata in una
comunione
rispettosa. Questa è
opera dello Spirito
Santo! Questa è la
speranza offerta dal
Vangelo di Gesù
Cristo! È per
rendere
testimonianza a
questa realtà che
siete stati ricreati
nel Battesimo e
rafforzati mediante
i doni dello Spirito
nella Cresima. Sia
questo il messaggio
che voi portate da
Sydney al mondo! M i
rivolgo ora con
affetto ai giovani
di lingua italiana.
Cari amici, anche
questa volta avete
risposto numerosi al
mio invito,
nonostante le
difficoltà dovute
alla distanza. Vi
ringrazio, e voglio
salutare anche i
vostri coetanei che
dall’Italia sono
spiritualmente uniti
a noi. Vi invito a
vivere con grande
impegno interiore
queste giornate:
aprite il cuore al
dono dello Spirito
Santo, per essere
rafforzati nella
fede e nella
capacità di rendere
testimonianza al
Signore risorto.
Arrivederci!
Benedetto XVI
Discorso di Benedetto XVI
ai 250 mila giovani
radunati per la veglia nell’ippodromo di Randwick.
Carissimi giovani,
ancora una volta,
questa sera, abbiamo
udito la grande
promessa di Cristo –
"avrete forza dallo
Spirito Santo che
scenderà su di voi"
– ed abbiamo
ascoltato il suo
comando – "mi sarete
testimoni… fino agli
estremi confini
della terra" (At
1,8). Furono proprio
queste le ultime
parole che Gesù
pronunciò prima
della sua ascensione
al cielo. Cosa
abbiano provato gli
Apostoli nell’udirle
possiamo soltanto
immaginarlo. Ma
sappiamo che il loro
profondo amore per
Gesù e la loro
fiducia nella sua
parola li spinse a
radunarsi e ad
attendere; non ad
attendere senza
scopo, ma insieme,
uniti nella
preghiera, con le
donne e con Maria
nella sala superiore
(cfr At 1,14).
Questa sera noi
facciamo lo stesso.
Radunati davanti
alla nostra Croce
che ha tanto
viaggiato e
all’icona di Maria,
sotto lo splendore
celeste della
costellazione della
Croce del Sud, noi
preghiamo. Questa
sera, io prego per
voi e per i giovani
di ogni parte del
mondo. Lasciatevi
ispirare
dall’esempio dei
vostri Patroni!
Accogliete nel
vostro cuore e nella
vostra mente i sette
doni dello Spirito
Santo! Riconoscete e
credete nella
potenza dello
Spirito Santo nella
vostra vita!
Ieri abbiamo parlato
dell’unità e
dell’armonia della
creazione di Dio e
del nostro posto in
essa. Abbiamo
ricordato come,
mediante il grande
dono del Battesimo,
noi, che siamo
creati ad immagine e
somiglianza di Dio,
siamo rinati, siamo
divenuti figli
adottivi di Dio,
nuove creature. Ed è
perciò come figli
della luce di Cristo
– simboleggiata
dalle candele accese
che ora tenete in
mano – che diamo
testimonianza nel
nostro mondo allo
splendore che
nessuna tenebra può
vincere (cfr Gv
1,5).
Questa sera fissiamo
la nostra attenzione
sul "come" diventare
testimoni. Abbiamo
bisogno di conoscere
la persona dello
Spirito Santo e la
sua presenza
vivificante nella
nostra vita. Non è
cosa facile! In
effetti, la varietà
di immagini che
troviamo nella
Scrittura a riguardo
dello Spirito –
vento, fuoco, soffio
– sono un segno
della nostra
difficoltà ad
esprimere su di lui
una nostra
comprensione
articolata. E
tuttavia sappiamo
che è lo Spirito
Santo che, benché
silenzioso e
invisibile, offre
direzione e
definizione alla
nostra testimonianza
su Gesù Cristo.
Voi già sapete che
la nostra
testimonianza
cristiana è offerta
ad un mondo che per
molti aspetti è
fragile. L’unità
della creazione di
Dio è indebolita da
ferite che vanno in
profondità, quando
le relazioni sociali
si rompono o quando
lo spirito umano è
quasi completamente
schiacciato mediante
lo sfruttamento e
l’abuso delle
persone. Di fatto,
la società
contemporanea
subisce un processo
di frammentazione a
causa di un modo di
pensare che è per
natura sua di corta
visione, perché
trascura l’intero
orizzonte della
verità – della
verità riguardo a
Dio e riguardo a
noi. Per sua natura
il relativismo non
riesce a vedere
l’intero quadro.
Ignora quegli stessi
principi che ci
rendono capaci di
vivere e di crescere
nell’unità,
nell’ordine e
nell’armonia.
Qual è la nostra
risposta, come
testimoni cristiani,
a un mondo diviso e
frammentato? Come
possiamo offrire la
speranza di pace, di
guarigione e di
armonia a quelle
"stazioni" di
conflitto, di
sofferenza e di
tensione attraverso
le quali voi avete
scelto di passare
con questa Croce
della Giornata
Mondiale della
Gioventù? L’unità e
la riconciliazione
non possono essere
raggiunte mediante i
nostri sforzi
soltanto. Dio ci ha
fatto l’uno per
l’altro (cfr Gn
2,24) e soltanto in
Dio e nella sua
Chiesa possiamo
trovare quell’unità
che cerchiamo.
Eppure, a fronte
delle imperfezioni e
delle delusioni sia
individuali che
istituzionali, noi
siamo tentati a
volte di costruire
artificialmente una
comunità "perfetta".
Non si tratta di una
tentazione nuova. La
storia della Chiesa
contiene molti
esempi di tentativi
di aggirare o
scavalcare le
debolezze ed i
fallimenti umani per
creare un’unità
perfetta, un’utopia
spirituale.
Tali tentativi di
costruire l’unità in
realtà la minano!
Separare lo Spirito
Santo dal Cristo
presente nella
struttura
istituzionale della
Chiesa
comprometterebbe
l’unità della
comunità cristiana,
che è precisamente
il dono dello
Spirito! Ciò
tradirebbe la natura
della Chiesa quale
Tempio vivo dello
Spirito Santo (cfr 1
Cor 3,16). E’ lo
Spirito infatti che
guida la Chiesa
sulla via della
piena verità e la
unifica nella
comunione e nelle
opere del ministero
(cfr Lumen gentium,
4). Purtroppo la
tentazione di
"andare avanti da
soli" persiste.
Alcuni parlano della
loro comunità locale
come di un qualcosa
di separato dalla
cosiddetta Chiesa
istituzionale,
descrivendo la prima
come flessibile ed
aperta allo Spirito,
e la seconda come
rigida e priva dello
Spirito.
L’unità appartiene
all’essenza della
Chiesa (cfr
Catechismo della
Chiesa Cattolica,
813); è un dono che
dobbiamo riconoscere
e aver caro. Questa
sera preghiamo per
il nostro proposito
di coltivare
l’unità: di
contribuire ad essa!
di resistere ad ogni
tentazione di
andarcene via!
Poiché è esattamente
l’ampiezza, la vasta
visione della nostra
fede – solida ed
insieme aperta,
consistente e
insieme dinamica,
vera e tuttavia
sempre protesa ad
una conoscenza più
profonda – che
possiamo offrire al
nostro mondo. Cari
giovani, non è forse
a causa della vostra
fede che amici in
difficoltà o alla
ricerca di senso
nella loro vita si
sono rivolti a voi?
Siate vigilanti!
Sappiate ascoltare!
Attraverso le
dissonanze e le
divisioni del mondo,
potete voi udire la
voce concorde
dell’umanità? Dal
bimbo derelitto di
un campo nel Darfur
ad un adolescente
turbato, ad un
genitore in ansia in
una qualsiasi
periferia, o forse
proprio ora dalle
profondità del
vostro cuore, emerge
il medesimo grido
umano che anela ad
un riconoscimento,
ad un’appartenenza,
all’unità. Chi
soddisfa questo
desiderio umano
essenziale ad essere
uno, ad essere
immerso nella
comunione, ad essere
edificato, ad essere
guidato alla verità?
Lo Spirito Santo!
Questo è il suo
ruolo: portare a
compimento l’opera
di Cristo.
Arricchiti dei doni
dello Spirito, voi
avrete la forza di
andare oltre le
visioni parziali, la
vuota utopia, la
precarietà fugace,
per offrire la
coerenza e la
certezza della
testimonianza
cristiana!
Amici, quando
recitiamo il Credo
affermiamo: "Credo
nello Spirito Santo,
che è Signore e dà
la vita". Lo
"Spirito creatore" è
la potenza di Dio
che dà la vita a
tutta la creazione
ed è la fonte di
vita nuova e
abbondante in
Cristo. Lo Spirito
mantiene la Chiesa
unita al suo Signore
e fedele alla
Tradizione
apostolica. Egli è
l’ispiratore delle
Sacre Scritture e
guida il Popolo di
Dio alla pienezza
della verità (cfr Gv
16,13). In tutti
questi modi lo
Spirito è il "datore
di vita", che ci
conduce al cuore
stesso di Dio. Così,
quanto più
consentiamo allo
Spirito di
dirigerci, tanto
maggiore sarà la
nostra
configurazione a
Cristo e tanto più
profonda la nostra
immersione nella
vita del Dio uno e
trino.
Questa
partecipazione alla
natura stessa di Dio
(cfr 2 Pt,1,4)
avviene, nello
svolgersi dei
quotidiani eventi
della vita, in cui
Egli è sempre
presente (cfr Bar
3,38). Vi sono
momenti, tuttavia,
nei quali possiamo
essere tentati di
ricercare un certo
appagamento fuori di
Dio. Gesù stesso
chiese ai Dodici:
"Forse anche voi
volete andarvene?" (Gv
6,67). Un tale
allontanamento
magari offre
l’illusione della
libertà. Ma dove ci
porta? Da chi
possiamo noi andare?
Nei nostri cuori,
infatti, sappiamo
che solo il Signore
ha "parole di vita
eterna" (Gv
6,67-69).
L’allontanamento da
lui è solo un futile
tentativo di fuggire
da noi stessi (cfr
S. Agostino,
Confessioni VIII,7).
Dio è con noi nella
realtà della vita e
non nella fantasia!
Affrontare la
realtà, non
sfuggirla: è questo
ciò che noi
cerchiamo! Perciò lo
Spirito Santo con
delicatezza, ma
anche con
risolutezza ci
attira a ciò che è
reale, a ciò che è
durevole, a ciò che
è vero. E’ lo
Spirito che ci
riporta alla
comunione con la
Trinità Santissima!
Lo Spirito Santo è
stato in vari modi
la Persona
dimenticata della
Santissima Trinità.
Una chiara
comprensione di lui
sembra quasi fuori
della nostra
portata. E tuttavia
quando ero ancora
ragazzino, i miei
genitori, come i
vostri, mi
insegnarono il segno
della Croce e così
giunsi presto a
capire che c’è un
Dio in tre Persone,
e che la Trinità è
al centro della fede
e della vita
cristiana. Quando
crebbi in modo da
avere una certa
comprensione di Dio
Padre e di Dio
Figlio - i nomi
significavano già
parecchio - la mia
comprensione della
terza Persona della
Trinità rimaneva
molto carente.
Perciò, da giovane
sacerdote incaricato
di insegnare
teologia, decisi di
studiare i testimoni
eminenti dello
Spirito nella storia
della Chiesa. Fu in
questo itinerario
che mi ritrovai a
leggere, tra gli
altri, il grande
sant’Agostino.
La sua comprensione
dello Spirito Santo
si sviluppò in modo
graduale; fu una
lotta. Da giovane
aveva seguito il
Manicheismo – uno di
quei tentativi che
ho menzionato prima,
di creare un’utopia
spirituale separando
le cose dello
spirito da quelle
della carne. Di
conseguenza,
all’inizio egli era
sospettoso di fronte
all’insegnamento
cristiano
sull’incarnazione di
Dio. E tuttavia la
sua esperienza
dell’amore di Dio
presente nella
Chiesa lo portò a
cercarne la fonte
nella vita del Dio
uno e trino. Questo
lo portò a tre
particolari
intuizioni sullo
Spirito Santo come
vincolo di unità
all’interno della
Santissima Trinità:
unità come
comunione, unità
come amore durevole,
unità come donante e
dono. Queste tre
intuizioni non sono
soltanto teoriche.
Esse aiutano a
spiegare come opera
lo Spirito. In un
mondo in cui sia gli
individui sia le
comunità spesso
soffrono
dell’assenza di
unità e di coesione,
tali intuizioni ci
aiutano a rimanere
sintonizzati con lo
Spirito e ad
estendere e chiarire
l’ambito della
nostra
testimonianza.
Perciò con l’aiuto
di sant’Agostino,
cerchiamo di
illustrare qualcosa
dell’opera dello
Spirito Santo. Egli
annota che le due
parole "Spirito" e
"Santo" si
riferiscono a ciò
che appartiene alla
natura divina; in
altre parole, a ciò
che è condiviso dal
Padre e dal Figlio,
alla loro comunione.
Per cui, se la
caratteristica
propria dello
Spirito è di essere
ciò che è condiviso
dal Padre e dal
Figlio, Agostino ne
conclude che la
qualità peculiare
dello Spirito è
l’unità. Un’unità di
comunione vissuta:
un’unità di persone
in relazione
vicendevole di
costante dono; il
Padre e il Figlio
che si donano l’uno
all’altro.
Cominciamo così ad
intravedere, penso,
quanto illuminante
sia tale
comprensione dello
Spirito Santo come
unità, come
comunione. Una vera
unità non può mai
essere fondata su
relazioni che
neghino l’uguale
dignità delle altre
persone. E neppure
l’unità è
semplicemente la
somma totale dei
gruppi mediante i
quali noi a volte
cerchiamo di
"definire" noi
stessi. Di fatto,
solo nella vita di
comunione l’unità si
sostiene e
l’identità umana si
realizza appieno:
riconosciamo il
comune bisogno di
Dio, rispondiamo
all’unificante
presenza dello
Spirito Santo e ci
doniamo
vicendevolmente nel
servizio degli uni
agli altri.
La seconda
intuizione di
Agostino – cioè, lo
Spirito Santo come
amore che permane –
discende dallo
studio che egli fece
della Prima Lettera
di san Giovanni, là
dove l’autore ci
dice che "Dio è
amore" (1 Gv 4,16).
Agostino suggerisce
che queste parole,
pur riferendosi alla
Trinità nel suo
insieme, debbono
intendersi anche
come espressive di
una caratteristica
particolare dello
Spirito Santo.
Riflettendo sulla
natura permanente
dell’amore – "chi
resta nell’amore
rimane in Dio e Dio
rimane in lui" (ibid.)
– Agostino si
chiede: è l’amore o
lo Spirito che
garantisce il dono
durevole? E questa è
la conclusione alla
quale egli arriva:
"Lo Spirito Santo fa
dimorare noi in Dio
e Dio in noi; ma è
l’amore che causa
ciò. Lo Spirito
pertanto è Dio come
amore!" (De
Trinitate 15,17,31).
È una magnifica
spiegazione: Dio
condivide se stesso
come amore nello
Spirito Santo. Che
cosa d’altro
possiamo sapere
sulla base di questa
intuizione? L’amore
è il segno della
presenza dello
Spirito Santo! Le
idee o le parole che
mancano di amore –
anche se appaiono
sofisticate o sagaci
– non possono essere
"dello Spirito". Di
più: l’amore ha un
tratto particolare;
lungi dall’essere
indulgente o
volubile, ha un
compito o un fine da
adempiere: quello di
permanere. Per sua
natura l’amore è
durevole. Ancora una
volta, cari amici,
possiamo gettare un
ulteriore colpo
d’occhio su quanto
lo Spirito Santo
offre al mondo:
amore che dissolve
l’incertezza; amore
che supera la paura
del tradimento;
amore che porta in
sé l’eternità; il
vero amore che ci
introduce in una
unità che permane!
La terza intuizione
– lo Spirito Santo
come dono - Agostino
la deduce dalla
riflessione su un
passo evangelico che
tutti conosciamo ed
amiamo: il colloquio
di Cristo con la
samaritana presso il
pozzo. Qui Gesù si
rivela come il
datore dell’acqua
viva (cfr Gv 4,10),
che viene poi
qualificata come lo
Spirito (cfr Gv
7,39; 1 Cor 12,13).
Lo Spirito è "il
dono di Dio" (Gv
4,10) – la sorgente
interiore (cfr Gv
4,14) – che soddisfa
davvero la nostra
sete più profonda e
ci conduce al Padre.
Da tale osservazione
Agostino conclude
che il Dio che si
concede a noi come
dono è lo Spirito
Santo (cfr De
Trinitate,
15,18,32). Amici,
ancora una volta
gettiamo uno sguardo
sulla Trinità
all’opera: lo
Spirito Santo è Dio
che eternamente si
dona; al pari di una
sorgente perenne,
egli offre niente di
meno che se stesso.
Osservando questo
dono incessante,
giungiamo a vedere i
limiti di tutto ciò
che perisce, la
follia di una
mentalità
consumistica. In
particolare,
cominciamo a
comprendere perché
la ricerca di novità
ci lascia
insoddisfatti e
desiderosi di
qualcos’altro. Non
stiamo noi forse
ricercando un dono
eterno? La sorgente
che mai si esaurirà?
Con la samaritana
esclamiamo: Dammi di
quest’acqua, così
che non abbia più
sete (cfr Gv 4,15)!
Carissimi giovani,
abbiamo visto che è
lo Spirito Santo a
realizzare la
meravigliosa
comunione dei
credenti in Cristo
Gesù. Fedele alla
sua natura di datore
e insieme di dono,
egli è ora all’opera
mediante voi.
Ispirati dalle
intuizioni di sant’Agostino,
fate sì che l’amore
unificante sia la
vostra misura;
l’amore durevole sia
la vostra sfida;
l’amore che si dona
la vostra missione!
Domani quello stesso
dono dello Spirito
verrà solennemente
conferito ai nostri
candidati alla
Cresima. Io
pregherò: "Dona loro
lo spirito di
sapienza e di
intelletto, spirito
di consiglio e di
fortezza, spirito di
scienza e di pietà e
riempili dello
spirito del tuo
santo timore".
Questi doni dello
Spirito – ciascuno
dei quali, come ci
ricorda san
Francesco di Sales,
è un modo per
partecipare
all’unico amore di
Dio – non sono né un
premio né un
riconoscimento. Sono
semplicemente donati
(cfr 1 Cor 12,11).
Ed essi esigono da
parte del ricevente
soltanto una
risposta: "Accetto"!
Percepiamo qui
qualcosa del mistero
profondo che è
l’essere cristiani.
Ciò che costituisce
la nostra fede non è
in primo luogo ciò
che facciamo, ma ciò
che riceviamo. Dopo
tutto, molte persone
generose che non
sono cristiane
possono realizzare
ben di più di ciò
che facciamo noi.
Amici, accettate di
essere introdotti
nella vita
trinitaria di Dio?
Accettate di essere
introdotti nella sua
comunione d’amore?
I doni dello Spirito
che operano in noi
imprimono la
direzione e danno la
definizione della
nostra
testimonianza.
Orientati per loro
natura all’unità, i
doni dello Spirito
ci vincolano ancor
più strettamente
all’insieme del
Corpo di Cristo (cfr
Lumen gentium, 11),
mettendoci meglio in
grado di edificare
la Chiesa, per
servire così il
mondo (cfr Ef 4,13).
Ci chiamano ad
un’attiva e gioiosa
partecipazione alla
vita della Chiesa:
nelle parrocchie e
nei movimenti
ecclesiali, nelle
lezioni di religione
a scuola, nelle
cappellanie
universitarie e
nelle altre
organizzazioni
cattoliche. Sì, la
Chiesa deve crescere
nell’unità, deve
rafforzarsi nella
santità,
ringiovanirsi, e
costantemente
rinnovarsi (cfr
Lumen gentium, 4).
Ma secondo quali
criteri? Quelli
dello Spirito Santo!
Volgetevi a lui,
cari giovani, e
scoprirete il vero
senso del
rinnovamento.
Questa sera,
radunati sotto la
bellezza di questo
cielo notturno, i
nostri cuori e le
nostre menti sono
ripiene di
gratitudine verso
Dio per il grande
dono della nostra
fede nella Trinità.
Ricordiamo i nostri
genitori e nonni,
che hanno camminato
al nostro fianco
quando, mentre
eravamo bambini,
hanno sostenuto i
primi passi del
nostro cammino di
fede. Ora, dopo
molti anni, vi siete
raccolti come
giovani adulti
intorno al
Successore di
Pietro. Sono ricolmo
di profonda gioia
nell’essere con voi.
Invochiamo lo
Spirito Santo: è lui
l’artefice delle
opere di Dio (cfr
Catechismo della
Chiesa Cattolica,
741). Lasciate che i
suoi doni vi
plasmino! Come la
Chiesa compie lo
stesso viaggio con
l’intera umanità,
così anche voi siete
chiamati ad
esercitare i doni
dello Spirito tra
gli alti e i bassi
della vita
quotidiana. Fate sì
che la vostra fede
maturi attraverso i
vostri studi, il
lavoro, lo sport, la
musica, l’arte. Fate
in modo che sia
sostenuta mediante
la preghiera e
nutrita mediante i
Sacramenti, per
essere così sorgente
di ispirazione e di
aiuto per quanti
sono intorno a voi.
Alla fine, la vita
non è semplicemente
accumulare, ed è ben
più che avere
successo. Essere
veramente vivi è
essere trasformati
dal di dentro,
essere aperti alla
forza dell’amore di
Dio. Accogliendo la
potenza dello
Spirito Santo, anche
voi potete
trasformare le
vostre famiglie, le
comunità, le
nazioni. Liberate
questi doni! Fate sì
che sapienza,
intelletto,
fortezza, scienza e
pietà siano i segni
della vostra
grandezza!
Cari giovani
italiani! Un saluto
speciale a tutti
voi! Custodite la
fiamma che lo
Spirito Santo ha
acceso nei vostri
cuori, perché non
abbia a spegnersi,
ma anzi arda sempre
più e diffonda luce
e calore a chi
incontrerete sulla
vostra strada,
specialmente a
quanti hanno
smarrito la fede e
la speranza. La
Vergine Maria vegli
su di voi in questa
notte ed ogni giorno
della vostra vita.
[Chers jeunes de
langue française,
vous êtes venus
prier ce soir l’Esprit-Saint.
Sa présence
silencieuse en votre
cœur vous fera
comprendre peu à peu
le dessein de Dieu
sur vous.
Puisse-t-Il vous
accompagner dans
votre vie
quotidienne et vous
conduire vers une
meilleure
connaissance de Dieu
et de votre prochain!
C’est Lui qui du
plus profond de
votre être vous
pousse vers l’unique
Vérité divine et
vous fait vivre
authentiquement en
frères.
Einen frohen Gruß
richte ich an euch,
liebe junge Christen
aus den Ländern
deutscher Sprache.
Der Heilige Geist,
der Botschafter der
göttlichen Liebe,
will in euren Herzen
wohnen. Gebt ihm
Raum in euch im
Hören auf Gottes
Wort, im Gebet und
in eurer Solidarität
mit den Armen und
Leidenden. Bringt
den Geist des
Friedens und der
Versöhnung zu den
Menschen. Gott, von
dem alles Gute kommt,
vollende jedes gute
Werk, das ihr zu
seiner Ehre tut.
Queridos amigos, el
Espíritu Santo
dirige nuestros
pasos para seguir a
Jesucristo en el
mundo de hoy, que
espera de los
cristianos una
palabra de aliento y
un testimonio de
vida que inviten a
mirar confiadamente
hacia el futuro. Os
encomiendo en mis
plegarias, para que
respondáis
generosamente a lo
que el Señor os pide
y a lo que todos los
hombres anhelan. Que
Dios os bendiga.
Meus queridos amigos,
recebei o Espírito
Santo, para serdes
Igreja! Igreja quer
dizer todos nós
unidos como um corpo
que recebe o seu
influxo vital de
Jesus ressuscitado.
Este dom é maior que
os nossos corações,
porque brota das
entranhas da
Santíssima Trindade.
Fruto e condição:
sentir-se parte uns
dos outros, viver em
comunhão. Para isso,
jovens caríssimos,
acolhei dentro de
vós a força de vida
que há em Jesus.
Deixai-O entrar no
vosso coração.
Deixai-vos plasmar
pelo Espírito
Santo.]
Benedetto XVI
Omelia di Benedetto XVI
alla Messa
conclusiva della GMG
di Suydney.
Cari amici,
“avrete forza dallo
Spirito Santo che
scenderà su di voi”
(At 1,8). Abbiamo
visto realizzata
questa promessa!
Nel
giorno di
Pentecoste, come
abbiamo ascoltato
nella prima lettura,
il Signore risorto,
seduto alla destra
del Padre, ha
inviato lo Spirito
sui discepoli
riuniti nel
Cenacolo. Per la
forza di questo
Spirito, Pietro e
gli Apostoli sono
andati a predicare
il Vangelo fino ai
confini della terra.
In ogni età ed in
ogni lingua la
Chiesa continua a
proclamare in tutto
il mondo le
meraviglie di Dio e
invita tutte le
nazioni e i popoli
alla fede, alla
speranza e alla
nuova vita in
Cristo.
In questi giorni
anch’io sono venuto,
come Successore di
san Pietro, in
questa stupenda
terra d’Australia.
Sono venuto a
confermare voi, miei
giovani fratelli e
sorelle, nella
vostra fede e ad
aprire i vostri
cuori al potere
dello Spirito di
Cristo e alla
ricchezza dei suoi
doni. Prego perché
questa grande
assemblea, che
unisce giovani “di
ogni nazione che è
sotto il cielo” (At
2,5), diventi un
nuovo Cenacolo.
Possa il fuoco
dell’amore di Dio
scendere a riempire
i vostri cuori, per
unirvi sempre di più
al Signore e alla
sua Chiesa e
inviarvi, come nuova
generazione di
apostoli, a portare
il mondo a Cristo!
“Avrete forza dallo
Spirito Santo che
scenderà su di voi”.
Queste parole del
Signore Risorto
hanno uno speciale
significato per quei
giovani che saranno
confermati, segnati
con il dono dello
Spirito Santo,
durante questa Santa
Messa. Ma queste
parole sono anche
indirizzate ad
ognuno di noi, a
tutti coloro cioè
che hanno ricevuto
il dono dello
Spirito di
riconciliazione e
della nuova vita nel
Battesimo, che lo
hanno accolto nei
loro cuori come loro
aiuto e guida nella
Confermazione e che
quotidianamente
crescono mediante i
suoi doni di grazia
nella Santa
Eucaristia. In ogni
Messa, infatti, lo
Spirito Santo
discende nuovamente,
invocato nella
solenne preghiera
della Chiesa, non
solo per trasformare
i nostri doni del
pane e del vino nel
Corpo e nel Sangue
del Signore, ma
anche per
trasformare le
nostre vite, per
fare di noi, con la
sua forza, “un solo
corpo ed un solo
spirito in Cristo”.
Ma che cosa è questo
“potere” dello
Spirito Santo? E’ il
potere della vita di
Dio! E’ il potere
dello stesso Spirito
che si librò sulle
acque all’alba della
creazione e che,
nella pienezza dei
tempi, rialzò Gesù
dalla morte. E’ il
potere che conduce
noi e il nostro
mondo verso
l’avvento del Regno
di Dio. Nel Vangelo
di oggi, Gesù
annuncia che è
iniziata una nuova
era, nella quale lo
Spirito Santo sarà
effuso sull’umanità
(cfr Lc 4,21). Egli
stesso, concepito
per opera dello
Spirito Santo e nato
dalla Vergine Maria,
è venuto tra noi per
portarci questo
Spirito. Come
sorgente della
nostra nuova vita in
Dio, lo Spirito
Santo è anche, in un
modo molto vero,
l’anima della
Chiesa, l’amore che
ci lega al Signore e
tra di noi e la luce
che apre i nostri
occhi per vedere le
meraviglie della
grazia di Dio in
tutti noi.
Qui in Australia,
questa “grande terra
meridionale dello
Spirito Santo”, noi
tutti abbiamo avuto
una magnifica
esperienza della
presenza e della
potenza dello
Spirito nella
bellezza della
natura. I nostri
occhi sono stati
aperti per vedere il
mondo attorno a noi
come veramente è:
“ricolmo”, come dice
il poeta “della
grandezza di Dio”,
ripieno della gloria
del suo amore
creativo. Anche qui,
in questa grande
assemblea di giovani
cristiani
provenienti da tutto
il mondo, abbiamo
avuto una vivida
esperienza della
presenza e della
forza dello Spirito
nella vita della
Chiesa. Abbiamo
visto la Chiesa per
quello che veramente
è: Corpo di Cristo,
vivente comunità
d’amore,
comprendente gente
di ogni razza,
nazione e lingua, di
ogni tempo e luogo,
nell’unità nata
dalla nostra fede
nel Signore risorto.
La forza dello
Spirito non cessa
mai di riempire di
vita la Chiesa.
Attraverso la grazia
dei Sacramenti della
Chiesa, questa forza
fluisce anche nel
nostro intimo, come
un fiume sotterraneo
che nutre lo spirito
e ci attira sempre
più vicino alla
fonte della nostra
vera vita, che è
Cristo. Sant’Ignazio
di Antiochia, che
morì martire a Roma
all’inizio del
secondo secolo, ci
ha lasciato una
splendida
descrizione della
forza dello Spirito
che dimora dentro di
noi. Egli ha parlato
dello Spirito come
di una fontana di
acqua viva che
zampilla nel suo
cuore e sussurra:
“Vieni, vieni al
Padre!” (cfr Ai
Romani, 6,1-9).
Tuttavia questa
forza, la grazia
dello Spirito, non è
qualcosa che
possiamo meritare o
conquistare;
possiamo solamente
riceverla come puro
dono. L’amore di Dio
può effondere la sua
forza solo quando
gli permettiamo di
cambiarci dal di
dentro. Noi dobbiamo
permettergli di
penetrare nella dura
crosta della nostra
indifferenza, della
nostra stanchezza
spirituale, del
nostro cieco
conformismo allo
spirito di questo
nostro tempo. Solo
allora possiamo
permettergli di
accendere la nostra
immaginazione e
plasmare i nostri
desideri più
profondi. Ecco
perché la preghiera
è così importante:
la preghiera
quotidiana, quella
privata nella quiete
dei nostri cuori e
davanti al
Santissimo
Sacramento e la
preghiera liturgica
nel cuore della
Chiesa. Essa è pura
ricettività della
grazia di Dio, amore
in azione, comunione
con lo Spirito che
dimora in noi e ci
conduce, attraverso
Gesù, nella Chiesa,
al suo Padre
celeste. Nella
potenza del suo
Spirito, Gesù è
sempre presente nei
nostri cuori,
aspettando
quietamente che ci
disponiamo nel
silenzio accanto a
Lui per sentire la
sua voce, restare
nel suo amore e
ricevere la “forza
che proviene
dall’alto”, una
forza che ci rende
idonei ad essere
sale e luce per il
nostro mondo.
Nella sua
Ascensione, il
Signore Risorto,
disse ai suoi
discepoli: “Sarete
miei testimoni...
fino ai confini del
mondo” (At 1,8).
Qui, in Australia,
ringraziamo il
Signore per il dono
della fede, che è
giunto fino a noi,
in questo tempo e in
questo luogo, come
un tesoro trasmesso
di generazione in
generazione nella
comunione della
Chiesa. Qui, in
Oceania, ringraziamo
in modo speciale
tutti quegli eroici
missionari,
sacerdoti e
religiosi impegnati,
genitori e nonni
cristiani, maestri e
guide che hanno
edificato la Chiesa
in queste terre.
Testimoni come la
Beata Maria
MacKillop, San
Pietro Chanel, il
Beato Pietro To Rot
e molti altri! La
forza dello Spirito,
rivelata nelle loro
vite, è ancora
all’opera nelle
iniziative di bene
che hanno lasciato,
nella società che
hanno plasmato e che
ora è consegnata a
voi.
Cari giovani,
permettetemi di
farvi ora una
domanda. Che cosa
lascerete voi alla
prossima
generazione? State
voi costruendo le
vostre esistenze su
fondamenta solide,
state costruendo
qualcosa che durerà?
State vivendo le
vostre vite in modo
da fare spazio allo
Spirito in mezzo ad
un mondo che vuole
dimenticare Dio, o
addirittura
rigettarlo in nome
di un falso concetto
di libertà? Come
state usando i doni
che vi sono stati
dati, la “forza” che
lo Spirito Santo è
anche ora pronto a
effondere su di voi?
Che eredità
lascerete ai giovani
che verranno? Quale
differenza voi
farete?
La forza dello
Spirito Santo non ci
illumina soltanto né
solo ci consola. Ci
indirizza anche
verso il futuro,
verso l’avvento del
Regno di Dio. Che
magnifica visione di
una umanità redenta
e rinnovata noi
scorgiamo nella
nuova era promessa
dal Vangelo odierno!
San Luca ci dice che
Gesù Cristo è il
compimento di tutte
le promesse di Dio,
il Messia che
possiede in pienezza
lo Spirito Santo per
comunicarlo
all’intera umanità.
L’effusione dello
Spirito di Cristo
sull’umanità è un
pegno di speranza e
di liberazione
contro tutto quello
che ci impoverisce.
Tale effusione dona
nuova vista al
cieco, manda liberi
gli oppressi, e crea
unità nella e con la
diversità ( cfr Lc
4,18-19; Is 61,1-2).
Questa forza può
creare un mondo
nuovo: può
“rinnovare la faccia
della terra” (cfr
Sal 104, 30)!
Rafforzata dallo
Spirito e attingendo
ad una ricca visione
di fede, una nuova
generazione di
cristiani è chiamata
a contribuire
all’edificazione di
un mondo in cui la
vita sia accolta,
rispettata e curata
amorevolmente, non
respinta o temuta
come una minaccia e
perciò distrutta.
Una nuova era in cui
l’amore non sia
avido ed egoista, ma
puro, fedele e
sinceramente libero,
aperto agli altri,
rispettoso della
loro dignità, un
amore che promuova
il loro bene e
irradi gioia e
bellezza. Una nuova
era nella quale la
speranza ci liberi
dalla
superficialità,
dall’apatia e dalla
chiusura che
mortificano le
nostre anime e
avvelenano i
rapporti umani. Cari
giovani amici, il
Signore vi sta
chiedendo di essere
profeti di questa
nuova era,
messaggeri del suo
amore, capaci di
attrarre la gente
verso il Padre e di
costruire un futuro
di speranza per
tutta l’umanità. Il
mondo ha bisogno di
questo rinnovamento!
In molte nostre
società, accanto
alla prosperità
materiale, si sta
allargando il
deserto spirituale:
un vuoto interiore,
una paura
indefinibile, un
nascosto senso di
disperazione. Quanti
dei nostri
contemporanei sono
come cisterne
screpolate e vuote (cfr
Ger 2,13) in una
disperata ricerca di
significato, di
quell’ultimo
significato che solo
l’amore può dare?
Questo è il grande e
liberante dono che
il Vangelo porta con
sé: esso rivela la
nostra dignità di
uomini e donne
creati ad immagine e
somiglianza di Dio.
Rivela la sublime
chiamata
dell’umanità, che è
quella di trovare la
propria pienezza
nell’amore. Esso
dischiude la verità
sull’uomo, la verità
sulla vita.
Anche la Chiesa ha
bisogno di questo
rinnovamento! Ha
bisogno della vostra
fede, del vostro
idealismo e della
vostra generosità,
così da poter essere
sempre giovane nello
Spirito (cfr Lumen
gentium, 4). Nella
seconda Lettura di
oggi, l’apostolo
Paolo ci ricorda che
ogni singolo
Cristiano ha
ricevuto un dono che
deve essere usato
per edificare il
Corpo di Cristo. La
Chiesa ha
specialmente bisogno
del dono dei
giovani, di tutti i
giovani. Essa ha
bisogno di crescere
nella forza dello
Spirito che anche
adesso dona gioia a
voi giovani e vi
ispira a servire il
Signore con
allegrezza. Aprite
il vostro cuore a
questa forza!
Rivolgo questa
appello in modo
speciale a coloro
che sono chiamati
alla vita
sacerdotale e
consacrata. Non
abbiate paura di
dire il vostro “sì”
a Gesù, di trovare
la vostra gioia nel
fare la sua volontà,
donandovi
completamente per
arrivare alla
santità e facendo
uso dei vostri
talenti a servizio
degli altri!
Fra poco celebreremo
il sacramento della
Confermazione. Lo
Spirito Santo
discenderà sui
candidati; essi
saranno “segnati”
con il dono dello
Spirito e inviati ad
essere testimoni di
Cristo. Che cosa
significa ricevere
il “sigillo” dello
Spirito Santo?
Significa essere
indelebilmente
segnati,
inalterabilmente
cambiati, significa
essere nuove
creature. Per coloro
che hanno ricevuto
questo dono, nulla
può mai più essere
lo stesso! Essere
“battezzati” nello
Spirito significa
essere incendiati
dall’amore di Dio.
Essersi “abbeverati”
allo Spirito (cfr 1
Cor 12,13) significa
essere rinfrescati
dalla bellezza del
piano di Dio per noi
e per il mondo, e
divenire a nostra
volta una fonte di
freschezza per gli
altri. Essere
“sigillati con lo
Spirito” significa
inoltre non avere
paura di difendere
Cristo, lasciando
che la verità del
Vangelo permei il
nostro modo di
vedere, pensare ed
agire, mentre
lavoriamo per il
trionfo della
civiltà dell’amore.
Nell’elevare la
nostra preghiera per
i confermandi,
preghiamo anche
perché la forza
dello Spirito Santo
ravvivi la grazia
della nostra
personale
Confermazione.
Voglia lo Spirito
versare i suoi doni
in abbondanza su
tutti i presenti,
sulla città di
Sydney, su questa
terra di Australia e
su tutto il suo
popolo. Che ciascuno
di noi sia rinnovato
nello spirito della
sapienza e
dell’intelligenza,
lo spirito del
giusto giudizio e
del coraggio, lo
spirito della
conoscenza e della
pietà, lo spirito
della meraviglia e
del timore alla
presenza di Dio!
Attraverso
l’amorevole
intercessione di
Maria, Madre della
Chiesa, possa questa
ventitreesima
Giornata Mondiale
della Gioventù
essere vissuta come
un nuovo Cenacolo,
così che tutti noi,
ardenti del fuoco
dell’amore dello
Spirito Santo,
possiamo continuare
a proclamare il
Signore risorto e
attrarre ogni cuore
a lui. Amen!
Saluto di cuore i
giovani di lingua
italiana, ed estendo
il mio affettuoso
pensiero a quanti
sono originari
dell’Italia e vivono
in Australia. Al
termine di questa
straordinaria
esperienza di
Chiesa, che ci ha
fatto vivere una
rinnovata
Pentecoste, tornate
a casa rinvigoriti
dalla forza dello
Spirito Santo. Siate
testimoni di Cristo
risorto, speranza
dei giovani e
dell’intera famiglia
umana!
[Chers jeunes
francophones,
l’Esprit Saint est
la source du message
de Jésus-Christ et
de son action
salvifique. Il parle
au coeur de chacun
le langage qu’il
comprend. La
diversité des dons
de l’Esprit vous
fait comprendre la
richesse de grâces
qui est en Dieu.
Puissiez-vous vous
ouvrir à son souffle
! Puissiez-vous
permettre son action
en vous et autour de
vous ! Vous vivrei
ainsi en Dieu et
vous témoignerez que
le Christ est le
Sauveur que le monde
espère.
Auch euch, liebe
junge Freunde
deutscher Sprache,
gilt mein herzlicher
Gruß. Der Heilige
Geist ist ein Geist
der Gemeinschaft und
wirkt Verständigung
und Kommunikation.
Sprecht mit anderen
über eure Hoffnungen
und Ideale, und
sprecht von Gott und
mit Gott! Glücklich
ist der Mensch, der
in der Liebe Gottes
und in der Liebe zum
Nächsten lebt.
Gottes Geist führe
euch auf Wegen des
Friedens!
Queridos jóvenes, en
Cristo se cumplen
todas las promesas
de salvación
verdadera para la
humanidad. Él tiene
para cada uno de
vosotros un proyecto
de amor en el que se
encuentra el sentido
y la plenitud de la
vida, y espera de
todos vosotros que
hagáis fructificar
los dones que os ha
dado, siendo sus
testigos de palabra
y con el propio
ejemplo. No lo
defraudéis.
Amados jovens de
língua portuguesa,
queridos amigos em
Cristo! Sabeis que
Jesus não vos quer
sozinhos; disse Ele:«Eu
rogarei ao Pai e Ele
vos dará outro
Consolador para
estar convosco para
sempre, o Espírito
da verdade (…) que
vós conheceis,
porque habita
convosco e está em
vós» (Jo 14, 16-17).
É verdade! Sobre vós
desceu uma língua de
fogo do Pentecostes:
é a vossa marca de
cristãos. Mas não
foi para a
guardardes só para
vós, porque «a
manifestação do
Espírito é dada a
cada um para
proveito comum» (1
Cor 12, 7). Levai
este Fogo santo a
todos os cantos da
terra. Nada e
ninguém O poderá
apagar, porque
desceu do céu. Tal é
a vossa força, caros
jovens amigos! Por
isso, vivei do
Espírito e para o
Espírito!]
Benedetto XVI
All’Angelus il
papa ha dato
a tutti un
“arrivederci” a
Madrid, dove nel
2011 si terrà la
prossima Gmg.
Dopo aver ancora
chiesto ai giovani
di "rimanere fedeli
al sì" , alla
"offerta di amicizia
del Signore",
Benedetto XVI ha
aggiunto: "È ora
giunto il momento di
dirvi addio, o
piuttosto,
arrivederci! Vi
ringrazio tutti per
aver partecipato
alla Giornata
Mondiale della
Gioventù 2008, qui a
Sydney, e spero di
rivedervi fra tre
anni. La Giornata
Mondiale della
Gioventù 2011 si
svolgerà a Madrid,
in Spagna. Fino a
quel momento,
preghiamo gli uni
per gli altri, e
rendiamo davanti al
mondo la nostra
gioiosa
testimonianza a
Cristo. Dio vi
benedica tutti." |