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"So a
chi ho dato la mia fiducia" (2Tm 1,12)
Messaggio per la 46ª Giornata Mondiale per le vocazioni
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari
fratelli e sorelle!
In
occasione della prossima Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni
al sacerdozio ed alla vita consacrata, che sarà celebrata il 3 maggio
2009, Quarta Domenica di Pasqua, mi è gradito invitare l’intero Popolo
di Dio a riflettere sul tema: La fiducia nell’iniziativa di Dio e la
risposta umana. Risuona perenne nella Chiesa l’esortazione di Gesù
ai suoi discepoli: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi
operai nella sua messe!” (Mt 9,38). Pregate! Il pressante appello
del Signore sottolinea come la preghiera per le vocazioni debba essere
ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla preghiera infatti,
la comunità cristiana può effettivamente “avere maggiore fede e speranza
nella iniziativa divina” (Esort. ap. postsinodale Sacramentum
caritatis, 26).
La
vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce uno speciale
dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d’amore e di salvezza
che Iddio ha su ogni uomo e per l’intera umanità. L’apostolo Paolo, che
ricordiamo in modo speciale durante quest’Anno Paolino nel bimillenario
della sua nascita, scrivendo agli Efesini afferma: “Dio, Padre del
Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione
spirituale nei cieli in Cristo, in lui ci ha scelti prima della
creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella
carità” (Ef 1,3-4). Nell’universale chiamata alla santità risalta
la peculiare iniziativa di Dio, con cui sceglie alcuni perché seguano
più da vicino il suo Figlio Gesù Cristo, e di lui siano ministri e
testimoni privilegiati. Il divino Maestro chiamò personalmente gli
Apostoli “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il
potere di scacciare i demoni” (Mc 3,14-15); essi, a loro volta,
si sono associati altri discepoli, fedeli collaboratori nel ministero
missionario. E così, rispondendo alla chiamata del Signore e docili
all’azione dello Spirito Santo, schiere innumerevoli di presbiteri e di
persone consacrate, nel corso dei secoli, si sono poste nella Chiesa a
totale servizio del Vangelo. Rendiamo grazie al Signore che anche oggi
continua a convocare operai per la sua vigna. Se è pur vero che in
talune regioni della terra si registra una preoccupante carenza di
presbiteri, e che difficoltà e ostacoli accompagnano il cammino della
Chiesa, ci sorregge l’incrollabile certezza che a guidarla saldamente
nei sentieri del tempo verso il compimento definitivo del Regno è Lui,
il Signore, che liberamente sceglie e invita alla sua sequela persone di
ogni cultura e di ogni età, secondo gli imperscrutabili disegni del suo
amore misericordioso.
Nostro
primo dovere è pertanto di mantenere viva, con preghiera incessante,
questa invocazione dell’iniziativa divina nelle famiglie e nelle
parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni impegnati
nell’apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le articolazioni
della vita diocesana. Dobbiamo pregare perché 1’intero popolo cristiano
cresca nella fiducia in Dio, persuaso che il “padrone della messe” non
cessa di chiedere ad alcuni di impegnare liberamente la loro esistenza
per collaborare con lui più strettamente nell’opera della salvezza. E da
parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e prudente
discernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio
approfondimento di ciò che è proprio della vocazione sacerdotale e
religiosa per corrispondervi in modo responsabile e convinto. Il
Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda opportunamente che la
libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell’uomo. Una
risposta positiva che presuppone sempre 1’accettazione e la condivisione
del progetto che Dio ha su ciascuno; una risposta che accolga
1’iniziativa d’amore del Signore e diventi per chi è chiamato
un’esigenza morale vincolante, un riconoscente omaggio a Dio e una
totale cooperazione al piano che Egli persegue nella storia (cfr n.
2062).
Contemplando il mistero eucaristico, che esprime in modo sommo il libero
dono fatto dal Padre nella Persona del Figlio Unigenito per la salvezza
degli uomini, e la piena e docile disponibilità di Cristo nel bere fino
in fondo il “calice” della volontà di Dio (cfr Mt 26,39),
comprendiamo meglio come “la fiducia nell’iniziativa di Dio”
modelli e dia valore alla “risposta umana”. Nell’Eucaristia, il
dono perfetto che realizza il progetto d’amore per la redenzione del
mondo, Gesù si immola liberamente per la salvezza dell’umanità. “La
Chiesa - ha scritto il mio amato predecessore Giovanni
Paolo II - ha ricevuto l’Eucaristia da Cristo suo Signore non come un
dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza,
perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità,
nonché della sua opera di salvezza” (Enc. Ecclesia de Eucharistia,
11).
A
perpetuare questo mistero salvifico nei secoli, sino al ritorno glorioso
del Signore, sono destinati i presbiteri, che proprio in Cristo
eucaristico possono contemplare il modello esimio di un “dialogo
vocazionale” tra la libera iniziativa del Padre e la fiduciosa risposta
del Cristo. Nella celebrazione eucaristica è Cristo stesso che agisce in
coloro che Egli sceglie come suoi ministri; li sostiene perché la loro
risposta si sviluppi in una dimensione di fiducia e di gratitudine che
dirada ogni paura, anche quando si fa più forte 1’esperienza della
propria debolezza (cfr Rm 8,26-30), o si fa più aspro il contesto
di incomprensione o addirittura di persecuzione (cfr Rm 8,35-39).
La
consapevolezza di essere salvati dall’amore di Cristo, che ogni Santa
Messa alimenta nei credenti e specialmente nei sacerdoti, non può non
suscitare in essi un fiducioso abbandono in Cristo che ha dato la vita
per noi. Credere nel Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad
affidarsi a Lui con animo grato aderendo al suo progetto salvifico. Se
questo avviene, il “chiamato” abbandona volentieri tutto e si pone alla
scuola del divino Maestro; ha inizio allora un fecondo dialogo tra Dio e
l’uomo, un misterioso incontro tra l’amore del Signore che chiama e la
libertà dell’uomo che nell’amore gli risponde, sentendo risuonare nel
suo animo le parole di Gesù: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto
voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro
frutto rimanga” (Gv 15,16).
Questo
intreccio d’amore tra l’iniziativa divina e la risposta umana è presente
pure, in maniera mirabile, nella vocazione alla vita consacrata. Ricorda
il Concilio Vaticano II: “I consigli evangelici della castità consacrata
a Dio, della povertà e dell’obbedienza, essendo fondati sulle parole e
sugli esempi del Signore, e raccomandati dagli Apostoli, dai Padri, dai
dottori e dai pastori della Chiesa, sono un dono divino, che la Chiesa ha ricevuto dal suo
Signore e con la sua grazia sempre conserva” (Cost. Lumen gentium,
43). Ancora una volta, è Gesù il modello esemplare di totale e
fiduciosa adesione alla volontà del Padre, a cui ogni persona consacrata
deve guardare. Attratti da lui, fin dai primi secoli del cristianesimo,
molti uomini e donne hanno abbandonato famiglia, possedimenti, ricchezze
materiali e tutto quello che umanamente è desiderabile, per seguire
generosamente il Cristo e vivere senza compromessi il suo Vangelo,
diventato per essi scuola di radicale santità. Anche oggi molti
percorrono questo stesso esigente itinerario di perfezione evangelica, e
realizzano la loro vocazione con la professione dei consigli evangelici.
La testimonianza di questi nostri fratelli e sorelle, nei monasteri di
vita contemplativa come negli istituti e nelle congregazioni di vita
apostolica, ricorda al popolo di Dio “quel mistero del Regno di Dio che
già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli” (Esort.
ap. postsinodale Vita consecrata, 1).
Chi può
ritenersi degno di accedere al ministero sacerdotale? Chi può
abbracciare la vita consacrata contando solo sulle sue umane risorse?
Ancora una volta, è utile ribadire che la risposta dell’uomo alla
chiamata divina, quando si è consapevoli che è Dio a prendere
l’iniziativa ed è ancora lui a portare a termine il suo progetto
salvifico, non si riveste mai del calcolo timoroso del servo pigro che
per paura nascose sotto terra il talento affidatogli (cfr Mt
25,14-30), ma si esprime in una pronta adesione all’invito del Signore,
come fece Pietro quando non esitò a gettare nuovamente le reti pur
avendo faticato tutta la notte senza prendere nulla, fidandosi della sua
parola (cfr Lc 5,5). Senza abdicare affatto alla responsabilità
personale, la libera risposta dell’uomo a Dio diviene così
“corresponsabilità”, responsabilità in e con Cristo, in
forza dell’azione del suo Santo Spirito; diventa comunione con Colui che
ci rende capaci di portare molto frutto (cfr Gv 15,5).
Emblematica risposta umana, colma di fiducia nell’iniziativa di Dio, è
l’“Amen” generoso e pieno della Vergine di Nazaret, pronunciato con
umile e decisa adesione ai disegni dell’Altissimo, a Lei comunicati dal
messo celeste (cfr Lc 1,38). II suo pronto “si” permise a Lei di
diventare la Madre
di Dio, la Madre
del nostro Salvatore. Maria, dopo questo primo “fiat”, tante altre volte
dovette ripeterlo, sino al momento culminante della crocifissione di
Gesù, quando “stava presso la croce”, come annota l’evangelista
Giovanni, compartecipe dell’atroce dolore del suo Figlio innocente. E
proprio dalla croce, Gesù morente ce l’ha data come Madre ed a Lei ci ha
affidati come figli (cfr Gv 19,26-27), Madre specialmente dei
sacerdoti e delle persone consacrate. A Lei vorrei affidare quanti
avvertono la chiamata di Dio a porsi in cammino nella via del sacerdozio
ministeriale o nella vita consacrata.
Cari
amici, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà e ai dubbi; fidatevi
di Dio e seguite fedelmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che
scaturisce dall’unione intima con lui. Ad imitazione della Vergine
Maria, che le generazioni proclamano beata perché ha creduto (cfr Lc
1,48), impegnatevi con ogni energia spirituale a realizzare il
progetto salvifico del Padre celeste, coltivando nel vostro cuore, come
Lei, la capacità di stupirvi e di adorare Colui che ha il potere di fare
“grandi cose” perché Santo è il suo nome (cfr ibid., 1,49).
Benedetto XVI
Dal
Vaticano, 20 Gennaio 2009 |