Questa è una storia che non finisce. Perché la vita oltre la morte
esiste nelle mani e nei cuori delle persone con cui chi non c'é più ha
vissuto. Con questa convinzione è stato scritto «Don Giò due occhi e un
sorriso», un volume, edito da Ferrari editrice, che la comunità di
Verdello in provincia di Bergamo, ha voluto dedicare al giovane
sacerdote Giovanni Bertocchi, conosciuto da tutti come don Giò. Breve,
troppo breve la vita di questo prete che ci ha lasciato a soli 28 anni.
È la sera del 30 aprile 2004 quando cade, facendo un volo di tre metri,
nella palestra dell'oratorio, mentre stava mettendo a posto dei
materassi. Dal 2000, infatti, don Giò aveva il compito di animare
l'oratorio di Verdello, dove raccoglieva tanti giovani con innumerevoli
iniziative per avvicinarli con gioia e partecipazione alla vita
cristiana: giochi, campi scuola, momenti di festa, di aiuto nello
studio. La sua è la storia di una vocazione semplice e bella, di amore
profondo per Gesù. Scelta con coscienza e maturata col supporto delle
persone care. Senza allontanarsi dal «mondo» che gira attorno a un
ragazzo che vive pienamente la sua età: grande per don Giò è la passione
per la musica che lo aiuterà anche nel suo ministero sacerdotale,
durante il quale continuerà a comporre canzoni. A diciott'anni nel suo
diario scriveva: «A ogni giovane auguro di scoprire in Cristo e nella
sua chiamata il senso vero dell'esistenza, come l'ho scoperto io. In fin
dei conti è solo Lui che importa. Tutto il resto passa».
Fondamentale nella vita di don Giò è stata naturalmente la sua famiglia
e sono proprio la madre Mema, il padre Piero e le due sorelle Barbara ed
Elisabetta che nel libro hanno il compito, con i loro racconti pieni di
passione e affetto, di raccontare una piccola storia che si fa grande
nell'amore per Cristo. Mettendo da parte il dolore per la perdita di un
figlio e un fratello, nella certezza che ora, quello che era nelle mani
e negli occhi di don Giò, spetta a loro, che sono sta te le persone a
lui più vicine, portarlo avanti. Un'eredità che sanno essere grande,
quanto grandi sono le persone che conducono la loro vita con umiltà e
nel servizio per gli altri. Don Giò, infatti, è stato definito da
monsignor Loris Capovilla «due occhi e un sorriso. Innocenza e amore»,
riprendendo un'espressione con cui veniva definito Papa Giovanni XXIII
di cui monsignor Capovilla fu segretario.
C'è un aspetto che colpisce più di tutti di questo ragazzo,
un'attenzione particolare, che lui per primo aveva deciso di tenere
nell'ombra: la sua attitudine alla carità per i più poveri. L'annotava
con due parole in latino nei suoi appunti, alla voce «uscite» per
piccole spese: Urget nos. Così i suoi genitori scoprono una storia
bellissima: don Giò aveva donato una macchina fotografica digitale a una
comunità che si occupava di bambini piccoli con gravi patologie, per
poter fermare nel tempo la bellezza di una bimba che aveva conosciuto
durante un incontro e alla quale lui, appassionato di fotografia, aveva
dedicato molti scatti.
Tante sono le persone che hanno incrociato nella loro vita don Giò e per
questo i suoi genitori hanno scelto di tenere vivi i contatti attraverso
un originale gesto: dopo la morte del sacerdote il suo cellulare è
rimasto acceso per raccogliere, attraverso gli sms, i ricordi di chi lo
ha conosciuto. Messaggi che raccontano la mancanza e la speranza dei
suoi ragazzi: «Ciao don, sappiamo che oggi parti, ma che non ci lascerai
mai. Buon viaggio, con affetto». E la speranza per gli amici di don Giò
è racchiusa in un gesto concreto, per il quale anche il libro
rappresenta l'opportunità di dare un contributo: il ricavato della
vendita del libro sarà infatti devoluto all'Oratorio di Verdello. Per
realizzare il «sogno di don Giò»: renderlo più grande e più bello. Per i
suoi ragazzi.
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