I
fratelli Corrà
di Alessandro Renzo (da korazym.org)
Siamo negli anni trenta: "Se oggi c'è
bisogno di gente che pensi, c'è ancora più bisogno di uomini che operino
secondo le loro convinzioni". Dopo l’8 settembre 1943 l’impegno attivo dei
fratelli Corrà nella Resistenza. Fino all’arresto e alla morte.
Flavio e Gedeone Corrà nascono in
provincia di Verona, subito dopo la prima guerra mondiale da una famiglia
povera, ma ben salda nell’attaccamento alla Chiesa e fiduciosa nella
Provvidenza. Una "famiglia serena nonostante le difficoltà" quella dei Corrà,
residente a Salizzole in una delle corti della campagna veronese chiamata
"valle degli Olmi". Sei figli, tre femmine tre maschi (tra questi anche
Sennen che sarà nel dopoguerra vescovo di Chioggia) "spensierati e allegri,
abituati a divertirsi con poco". Una famiglia dove la fede è però più
praticata che proclamata con le parole. Agli inizi degli anni trenta la
famiglia si trasferisce a Isola della Scala.
È un percorso comune a tanti giovani cattolici della loro generazione quello
vissuto dai fratelli Corrà. Con grandi sacrifici possono iscriversi
all’università. Sono sempre più restii alla propaganda fascista.
Nell'oratorio e soprattutto nelle file della Gioventù cattolica, Flavio
(nato nel 1917) e Gedeone (nato nel 1920) vivono il loro cammino formativo
nell'incontro con sacerdoti e amici uniti dallo stesso ideale. "Ai miei
tempi - avrebbe ricordato Pier Costante Righini, stretto collaboratore a
Roma di Gedda - l'Azione cattolica veronese era entusiasmo, impegno,
generosità, fede viva, convinzione profonda". In questo clima, negli anni
del consenso al regime, matura più l'impegno "missionario" dei due fratelli.
Entrambi amano la montagna, entrambi operano nella San Vincenzo. Entrambi
entusiasti nel loro apostolato, spesso in bicicletta, tra le parrocchie.
Flavio, come risulta dal suo diario e dal suo epistolario vive la sua
militanza come una vocazione che lo spinge a interrogarsi sulla sua scelta
di vita: il sacerdozio o la famiglia. Sceglie questa seconda vocazione e le
142 lettere alla sua fidanzata, Iside, si rivelano "un esemplare itinerario"
verso il matrimonio. Gedeone è più deciso nel scegliere la famiglia come suo
approdo naturale. Ma negli anni trenta anche in questo spicchio di mondo
cattolico cominciano a maturare aspirazioni di libertà e di democrazia.
Flavio diserta le adunate premilitari è viene ammonito dai gerarchi. Gedeone
è schiaffeggiato per essersi presentato alle esercitazioni del sabato
fascista in borghese e con il distintivo dell'Azione cattolica e non con
quello ufficiale. Cominciano "a non considerare legittimato un potere che si
discosta dalla buona notizia del Vangelo", scrive Flavio. Più esplicito
ancora Gedeone: "Se oggi c'è bisogno di gente che pensi, c'è ancora più
bisogno di uomini che operino secondo le loro convinzioni".
Studente universitario a Padova, Flavio è chiamato alle armi. L'8 settembre
lo trova a Santa Maria Capua Vetere ma trova modo di tornare a Isola della
Scala. I due fratelli entrano attivamente nella Resistenza, che si sta
intanto organizzando. Organizza sabotaggi e operazioni militari. "Ma non c'è
mai stato un morto. La guerriglia non è tesa all'eliminazione fisica dei
nemici". I due fratelli con altri giovani danno vita alla formazione
partigiana Brigata Lupo. Ma la loro intensa attività viene scoperta. I due
giovani vengono arrestati il 22 novembre 1944; dopo la detenzione a Verona e
a Bolzano sono deportati nel gennaio 1945 a Flossenburg. Dirà di loro un
sacerdote che li aveva conosciuti: "Quella fede che avevano nel cuore,
l'avevano anche nella bocca e in tutto il loro modo di agire: erano
cristiani completi. Sono stati un modello per tutti".
Allo scoppio della guerra, la loro attività diventa più che mai intensa e
dopo l’8 settembre, quasi naturalmente, aderiscono alla Resistenza. Non
compiono attività propriamente bellica, ma organizzano un prezioso servizio
di informazione e accorrono ogni volta che un bombardamento causa lutti e
feriti. Poco dopo una di queste loro apparizioni, vengono arrestati di prima
mattina, mentre stanno recitando le preghiere. È l’inizio di un calvario che
li porta al lager di Flossenburg.
La "passione di Flavio" inizia il 29 marzo 1945, Venerdì Santo, e si
conclude proprio a Pasqua. Il giorno successivo il suo corpo - KZ 43565
nella burocratica contabilità dei nazisti - è cremato. Le ceneri vengono
disperse nel fiume. Quattordici giorni prima era morto anche Gedeone. È in
corso la causa di beatificazione dei fratelli Corrà, sospinta dal fratello
più giovane, già vescovo di Chioggia, è morto poco tempo fa.
"Martiri della fede e della patria, testimoni e testimoni cristiani", li
definisce il cardinale Angelo Scola nella prefazione al libro in qui la loro
storia viene raccontata, scritta da Andrea Tornielli e Jacopo Guerriero.
Partigiani di Dio. Flavio e Gedeone Corrà (Edizioni San Paolo, Cinisello
Balsamo (MI), 2005, pagg. 176 + 8, Euro 12,50) che esce nella collana I
protagonisti, biografie di personaggi esemplari per la testimonianza della
loro vita.
Un documento sull’attività della resistenza
partigiana bianca in Veneto e una testimonianza civile e cristiana di grande
valore. Il patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola nella prefazione al
libro di Tornielli e Guerriero: "Mi auguro che questa biografia possa
raggiungere il maggior numero possibile di giovani. Oggi più che mai, per
crescere e diventare uomini, essi hanno bisogno di testimoni". Ne abbiamo
parlato con uno degli autori, Andrea Tornielli, vaticanista e inviato
speciale di il Giornale.
Come nasce questa doppia biografia?
Andrea Tornielli: "C’è un motivo di amicizia personale con mons. Sennen
Corrà, scomparso lo scorso aprile, già vescovo di Chioggia - la mia città
d’origine - e poi di Concordia e Pordenone. Fu lui, un paio d’anni fa, a
propormi di scrivere una biografia dei suoi due fratelli, morti nel lager di
Flossenburg. Ho condiviso questo lavoro con il giornalista Jacopo Guerriero,
che conosceva molto bene la loro storia. Abbiamo lavorato sui documenti e
sulle testimonianze agli atti della causa diocesana di beatificazione".
Perché è importante la figura di questi due "Partigiani di Dio"?
Andrea Tornielli: "Innanzitutto è significativo far vedere come il movimento
della resistenza al fascismo era composto anche da moltissimi partigiani ‘bianchi’,
cattolici che non militavano nelle file comuniste. I fratelli Corrà, però,
non furono ‘partigiani’ in senso stretto, quanto piuttosto fiancheggiatori
della resistenza nelle terre veronesi. L’importanza della loro figura, però,
non è certo determinata da questo aspetto o dalla loro morte atroce avvenuta
nel campo di concentramento. La grandezza delle loro figure e il motivo per
cui si è aperta la causa di beatificazione è la bellezza della loro
testimonianza cristiana. Una fede vissuta fino in fondo, nella quotidianità.
Le loro sono state vite vissute straordinariamente nell’ordinarietà, nelle
cose di tutti i giorni, come possono essere lo studio, l’amicizia con i
compagni di scuola o il rapporto con la fidanzata. A questo proposito, nel
libro abbiamo pubblicato ampi stralci delle lettere che Flavio Corrà
scriveva alla fidanzata Iside: credo che la loro lettura valga cento corsi
prematrimoniali".
I fratelli Corrà possono essere definiti martiri?
Andrea Tornielli: "Sono martiri perché testimoni di Cristo fino in
fondo, fino alla fine. Il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, che
firma la prefazione al libro, li definisce ‘martiri della fede e della
patria’, ‘uomini che essendo stati conquistati a loro volta da Cristo, fanno
da ponte tra Lui e i fratelli’".
Partendo dal significato originario del termine greco, il cardinale Angelo
Scola, patriarca di Venezia scrive nella prefazione, che "il martirio è la
punta più elevata della testimonianza. I fratelli Corrà non sono dunque eroi
che prendono consistenza dalle proprie forze e capacità, tendendole al
massimo delle umane possibilità per conquistare traguardi eccezionali. Sono
testimoni e testimoni cristiani. Uomini che, essendo stati conquistati a
loro volta da Cristo, fanno da ponte tra Lui e i fratelli. Questo è il senso
etimologico della parola testimone: è il terzo che sta tra i due. Secondo
quel ‘fare spazio all’altro’ (con la A maiuscola e, perciò, anche con la
minuscola) che è la legge elementare dell’amore. Nei due fratelli infatti lo
struggimento per Cristo si fa struggimento per ogni fratello, fino a
condividerne tutti i bisogni: da quelli più umili, materiali, fino a quelli
più profondi e costitutivi, come il bisogno di verità, di libertà, di
giustizia, di amore". Il cardinale Scola spiega che con la loro vita hanno
documentato "il paradosso evangelico del perdersi per ritrovarsi (...),
Flavio e Gedeone Corrà hanno guadagnato una fecondità straordinaria (...).
Infatti la santità, cioè il nome che la tradizione della Chiesa dà alla
piena riuscita umana di coloro che seguono Gesù Cristo fino in fondo,
esercita un fascino irresistibile su ogni uomo. Questo libro ne è una prova
luminosa. Sono ancor più grato a coloro che ce l’hanno offerta perché
rinnova in me il prezioso vincolo di comunione con il vescovo Sennen Corrà -
fratello di Flavio e Gedeone - che, morto da poco, lungo tutta la sua vita
ha reso a noi cristiani una non meno pregnante testimonianza".
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