Un progetto per la cura della lebbra
dei bambini in Ghana


In un’area rurale non molto distante da Accra, il Ga District con capoluogo Amasaman, è nato un progetto per aiutare bambini affetti da ulcera del Buruli. La lotta contro la lebbra nel lavoro missionario dei frati francescani conventuali.

 
  Dal Testamento di San Francesco ai suoi frati: "Il Signore concesse a me, frate Francesco, di incominciare così fare penitenza: poiché essendo io nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amara mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi stetti un poco e uscii dal mondo".
 


 

La diretta responsabilità del progetto Ulcera del Buruli Ghana è di padre Giorgio Abram, ofm conv, direttore della International Anti-Leprosy Organizzation (IALO) e rappresentante locale dell’associazione italiana per la lotta contro la lebbra Amici di Raoul Follereau (AIFO). L’IALO è un’organizzazione fondata nel 1977 nell’ambito del lavoro missionario dei frati francescani conventuali, al fine di coordinare i lavori nella lotta contro la lebbra ed altre malattie socialmente emarginanti in Ghana e nei paesi limitrofi, operando nell’ambito sanitario e sociale, in collaborazione con le autorità del Paese. Korazym.org nell'adottare questo progetto, lascia volentieri la parola a padre Giorgio Abram, ofm conv.


 


 

La malattia: l’ulcera del Buruli

Causata da un micobatterio (mycobacterium ulcerans) simile agli agenti della tubercolosi e della lebbra, l’ulcera del Buruli è una malattia che colpisce soprattutto i bambini, il cui sistema immunitario non è in grado di contrastare questo batterio. Per tale ragione è detta anche "lebbra dei bambini". L'agente patogeno si trova in prevalenza vicino ai fiumi che scorrono lentamente e presso le acque stagnanti, specialmente nelle aree che hanno subito un forte degrado ambientale. La malattia stessa prende il nome dalla città ugandese di Buruli, dove è stata diagnosticata per la prima volta.


 


 

L’ulcera del Buruli si manifesta con un nodulo sottocutaneo simile ad una cisti, che dopo qualche tempo si ulcera. Può presentarsi in qualsiasi parte del corpo, ma generalmente gli arti sono le parti più colpite. La rottura del nodulo, o ulcerazione, si trasforma in una lesione cutanea che si espande rapidamente distruggendo i nervi e causando l’ostruzione dei vasi linfatici. Progredisce quindi con la necrosi o distruzione di tutti i tessuti, ossa incluse, producendo terribili conseguenze: la fissazione delle giunture e perfino l’amputazione spontanea degli arti. L’ulcera facciale causa sempre cicatrici profonde e antiestetiche e provoca la distruzione dell’occhio.

La prevenzione

Pur volendo considerare una semplice battuta la frase di un vecchio amico chirurgo, secondo il quale "la prevenzione non rende", è però vero che talvolta la prevenzione di alcune malattie rappresenta un problema così complesso che si preferisce rinunciare in partenza.

Per l’ulcera del Buruli vi sono, tuttavia, alcune misure fondamentali che si possono e si devono prendere.


 


 

Risanamento dell’ambiente
Il risanamento dell’ambiente è certamente l’intervento più importante. Purtroppo è un programma talmente impegnativo e costoso da poter essere realizzato solo dalle strutture statali, che però in un Paese emergente si devono confrontare con ben altri problemi e priorità.


 


 

Acqua pulita e potabile
La fornitura di acqua potabile è senz’altro un primo passo per ridurre il contagio. Lo si può compiere anche con mezzi limitati mediante la semplice realizzazione di pozzi artesiani, coperti e dotati di pompa a mano, cominciando nei villaggi più colpiti dalla malattia.

I guaritori tradizionali
Per raggiungere i pazienti il più presto possibile è importante coinvolgere i guaritori tradizionali, ai quali i pazienti stessi si rivolgono di preferenza. Quest’anno sono stati più di duemila gli operatori sanitari non convenzionali, i guaritori, gli sciamani, gli erboristi, e i venditori di elisir miracolosi che hanno usufruito della nostra proposta di formazione in tutte le regioni del Paese.


 


 

Educazione sanitaria
Non è facile sradicare convinzioni ancestrali. Sebbene non dia risultati immediatamente tangibili, l’educazione sanitaria svolge però un ruolo estremamente importante. In questi anni abbiamo formato, e continuiamo a formare, un numero elevato di operatori, sia professionisti, sia volontari, a vari livelli.

La cura


 


 

L’unico modo finora accertato per prevenire i danni causati dall’ulcera del Buruli è l’asportazione chirurgica del nodulo prima dell’ulcerazione. Ad ulcerazione ormai avvenuta occorre invece intervenire con procedure standard, che esigono cure quotidiane: pulizia, disinfezione, medicazione, innesti cutanei. L’ulcera si riduce lentamente e guarisce, lasciando una cicatrice più o meno visibile a secondo del tipo di trattamento ricevuto e della tempestività dell’intervento. Di recente sono state sperimentate alcune medicine che hanno dato risultati incoraggianti.

Tra malattia e superstizione

Sebbene nell’ultimo decennio si sia assistito a una rapida e vasta diffusione dell’ulcera del Buruli, in Ghana finora si è fatto poco per prevenire e curare la malattia. La ragione per questo ritardo è quasi incredibile: sia i pazienti sia le loro famiglie si sono dimostrati riluttanti a rivolgersi alle autorità sanitarie. Alcune delle motivazioni alla base di questa negligenza sono radicate nella credenza che una simile malattia può avere solo origini soprannaturali. Questo ricorda molto l’atteggiamento che la gente aveva in passato verso la lebbra: un atteggiamento che porta le persone a rivolgersi ai santuari e agli sciamani piuttosto che ai medici e agli ospedali. Un ulteriore motivo di sfiducia, che ha fatto crescere le superstizioni, è stata la constatazione che la medicina ufficiale non poteva fare molto per curare le lesioni. Infine, dal momento che i noduli e le ulcerazioni superficiali non causano molto dolore, il paziente non sente la necessità di cercare aiuto, e comunque non da un medico.

Il primo progetto

Amasaman
Abbiamo scelto di realizzare il nostro primo progetto ad Amasaman, nel distretto di Ga, essendo questo tra i più bisognosi d’aiuto. Di recente creazione, in questo centro amministrativo, situato nell’area rurale poco distante dalla periferia di Accra, capitale del Ghana, mancano ancora molte infrastrutture fondamentali, come per esempio gli edifici amministrativi e le strutture sanitarie.

Oltre ai problemi inevitabili della mancanza di strade, di elettricità e di acqua potabile, l’area rurale sta subendo un degrado continuo dovuto all’estrazione incontrollata della sabbia per uso edilizio: la vegetazione viene distrutta e la sabbia asportata, lasciando così un terreno brullo che favorisce il ristagno dell’acqua nella stagione delle piogge e si trasforma in una palude.


 


 

Costruzione di un piccolo ospedale: sala operatoria e reparto di degenza
Per potere intervenire tempestivamente, alla comparsa dei primi sintomi della malattia, o a infezione già in corso, occorrono ospedali funzionanti. Il distretto di Ga disponeva di un solo centro di salute pubblica: una sorta di poliambulatorio, privo di sala operatoria e di corsie dove ricoverare i pazienti affetti dall’ulcera del Buruli dopo gli interventi per asportare il nodulo, eliminare l’ulcera ed evitare ulteriori danni causati dalla malattia. Chi disponeva dei mezzi economici necessari si rivolgeva all’ospedale universitario di Accra, ma erano in pochi a poterselo permettere visti gli alti costi: spese di viaggio, assistenza, vitto (in Ghana spetta alla famiglia preparare i pasti del paziente), spese mediche, ecc.

Il nostro progetto, pertanto, prevedeva la costruzione di una piccola corsia (venti posti letto) e di una sala operatoria contigua. Questa struttura è ormai una realtà collaudata.


 


 

Altre attività collegate al progetto
Il progetto, però, non era limitato alla costruzione del piccolo ospedale. Abbiamo infatti avviato anche un programma integrato per la gestione generale del progetto, che spazia dalle attività di educazione sanitaria alla formazione del personale sanitario nelle aree rurali, dal trattamento domiciliare delle ulcere, al miglioramento delle condizioni di vita.

Un primo bilancio
Il progetto di Amasaman ora sta procedendo autonomamente, collaudato da tre anni di esperienza. Non sono molti in realtà, ma bastano a farci capire che siamo sulla strada giusta.

Uno dei risultati più evidenti del lavoro svolto è che ora molti pazienti si recano spontaneamente in ospedale per farsi visitare e curare, poiché la struttura è alla portata di tutti, sia dal punto di vista logistico sia da quello economico. La malattia può così essere bloccata fin dall’inizio, limitando i danni alle persone e riducendo le spese per le istituzioni.

È parimenti significativo che anche molti adulti, con piaghe vecchie e a lungo tenute nascoste, si rivolgano alla nostra struttura per farsi curare. Si tratta di un passo importante verso la demitizzazione della malattia, che viene vista sempre meno come una maledizione divina e sempre più come una semplice condizione umana, disagevole ma curabile!

Il nuovo progetto

Dunkwa
Vista l’esperienza positiva di Amasaman abbiamo pensato ad un nuovo progetto in un’altra area negletta del Paese: la città mineraria di Dunkwa sul fiume Offin, nel cuore della foresta equatoriale. Qui si riscontra lo stesso degrado del distretto di Ga, dovuto però all’accumulo di materiale di scarto delle miniere d’oro, molte ora chiuse perché non più redditizie. Finché le miniere erano attive, era efficiente anche l’ospedale, che serviva sia la popolazione locale sia i dipendenti delle miniere. Ora tutto è lasciato all’abbandono: l’ospedale per mancanza di fondi, l’ambiente deturpato per mancanza di interesse e di finanziamenti.


 


 

Un nuovo impegno
In prospettiva, con questo nuovo impegno desideriamo ripetere ciò che è già stato realizzato con successo ad Amasaman. Vi sarà una sola differenza: verrà data la precedenza alla realizzazione di una nuova sala operatoria che sostituirà quella attuale, ormai fatiscente e non più adatta alla sua funzione. Sarà una sala moderna, ben strutturata ma contenuta al massimo, rispecchiando il progetto della sala operatoria dell’ospedale di Ankaful, già lebbrosario e ora ospedale generale. Questa sala operatoria venne realizzata quindici anni fa da un gruppo di volontari di Abano Terme ed è ancora oggi tra le più moderne ed efficienti del Paese. Il costo previsto per l’allestimento della nuova sala operatoria è di circa 350.000 Euro.

Dopo la sala operatoria sarà costruito un piccolo ospedale con venti posti letto, che, una volta passata l’emergenza dell’ulcera del Buruli, formerà il reparto pediatrico del complesso ospedaliero di Dunkwa.

Il costo di questo reparto si dovrebbe aggirare intorno ai 150.000 Euro.



Per ulteriori informazioni

Se desiderate essere coinvolti nella realizzazione del progetto potete rivolgervi all’organizzazione responsabile al seguente indirizzo:

International Anti-Leprosy Organization
Padre Giorgio Abram, ofm conv
P. O. Box 851
Takoradi
Ghana
E mail

 



 

 

 

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