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Padre
Michael (Miguel) Tomaszek (nella foto alla sinistra) nasce a Łękawica,
Śląskie vicino Zywiec, in Polonia, il 23 settembre 1960. Il 3 luglio 1958 a
Tarnów, Małopolskie nasce padre Zbigniew Strzalkowski. Entrambi completano
gli studi teologici presso il Seminario Maggiore Francescano di Cracovia,
conseguendo la laurea e dimostrando ottima padronanza della lingua spagnola.
Partiti in missione per le Ande, in Perù, insieme a padre Jaroslaw
Wysoczanski, si dedicano al difficile compito di curare la povera parrocchia
di Pariacoto e di molti altri villaggi circostanti.
Il Paese nel quale si trovano ad operare detiene però un triste primato:
quello di essere il maggior produttore mondiale di foglie di coca, destinate
ad essere trasformate in cocaina recando miseri redditi ai singoli
contadini, ed enormi guadagni ai grandi spacciatori.
Proprio le zone andine del nord dove si trovano i nostri frati sono passaggi
privilegiati per questo commercio. Agli inizi degli anni '90 tale regione è
dominata da un gruppo terrorista chiamato "Sendero Luminoso", che contando
sul terrore e sulla diffusione di ideologie rivoluzionarie riesce a
garantire successo a questo genere di commercio. Del resto, sulla foglia di
coca si costruisce il profitto delle multinazionali estere: circa 50
miliardi di dollari nel processo di trasformazione in cocaina per
l'immissione nel mercato, specialmente statunitense.
In questo contesto, dal 1° gennaio al 22 agosto 1991, si raggiunge la cifra
record di 1.638 morti per violenza, in un Paese che già registra il 53%
degli scomparsi nel totale del mondo.
L'attività della Chiesa, con l'avviamento di una catechesi più incisiva e
l'apertura di centri stabili di animazione cristiana e di preparazione di
leaders laicali..., viene vista come un pericolo per la "stabilità" del
sistema di potere. Così si spiega l'incremento della violenza contro i
missionari esteri e laici, tesa a scoraggiare, ad impaurire, ad eliminare.
Si legge in uno dei tanti proclami di "Sendero luminoso": "Con la Biblia y
la cruz pretendian ser una barrera al avance de la subversion..." (con la
Bibbia e la Croce pretendevano essere una barriera all'avanzata della
rivoluzione).
P. Zbigniew e p. Miguel giungono a Pariacoto nel 1990. Assieme al p.
Jaroslaw da subito cominciano a guardarsi attorno lasciando l'impronta del
carisma francescano: umiltà, povertà, preghiera, affabilità, capacità di
compromettersi per il bene, tenacia della vita comunitaria...
Il loro è un apostolato vissuto nella essenzialità, con una dedizione
spontanea e coerente che li unisce nel faticoso impegno quotidiano. Su e giù
per la montagna, fuori e dentro le baite, fino allora sicuro rifugio dei
trafficanti di coca, che vedono con la presenza dei frati sgretolarsi il
mondo di sicurezza che fa da sfondo al loro commercio.
La
sera del 9 agosto 1991, p. Zbigniew e p. Miguel celebrano la loro ultima
Messa. P. Zbigniew tiene l'omelia insistendo molto sulla "pace, sulla fede e
sulla fiducia necessaria". La gente riempie metà della Chiesa. Segue una
riunione dei giovani, mentre i guerriglieri fanno il loro ingresso in paese.
Poi gli eventi precipitano. P. Zbigniew impone a due aspiranti di salire
nella Cappella del convento e di non scendere per nessun motivo, salvandoli
così da un destino di morte.
I guerriglieri bussano al
convento. I frati si presentano coraggiosamente: "Eccoci" (il terzo, p.
Jaroslaw, è tornato in Europa in quel tempo). Vengono trascinati
all'esterno, caricati sulla camionetta della comunità e, al centro del
paese, ormai deserto, sottoposti a un sommario processo, al quale partecipa
Suor Berta, una suora che trova la forza di inserirsi.
Brevi battute chiariscono le diverse posizioni. Da una parte i due frati
presentano chiaramente la responsabilità di svolgere la propria missione
evangelica; Ball' altra i guerriglieri cercano di imporre la visione
anarchica di una legge umana. Un dialogo senza alcuna possibilità di intesa.
Alla
fine, anche Suor Berta, testimone oculare di quel processo farsa, viene
gettata fuori dall' automezzo che prende la via della montagna. Giunti nella
zona di "San Damiano" (così p. Miguel aveva chiamato il recinto appena
abbozzato di un "eremo") vengono spinti giù dall'auto. Quindi, vengono fatti
sdraiare lungo la strada con le mani legate e un cartone al collo con la
scritta: "Asì mueren los lames del imperialismo" (così muoiono i lacchè
dell'imperialismo), e infine fucilati, insieme al sindaco del paese,
casualmente incontrato.
P. Zbigniew e p. Miguel trovano così la morte nel luogo scelto per
incontrare giovani e laici, trasformato nella terra del loro martirio.
Risuonano le parole confidenziali pronunciate dal Vescovo dopo il funerale:
"Io conosco gli indios, conosco la loro fierezza, come sanno nascondere i
loro sentimenti, anche nei lutti più intimi della loro famiglia... Ebbene,
Padre, io quel giorno ho visto un intero popolo piangere!". Come richiamo di
amore desolato, ma anche carico di speranza, risuona il ritornello accorato
di quella gente anonima della montagna andina: "No olvidar nos" (Non ci
dimenticare).
In questa frase è riassunta la bellezza del "dono" che Dio ha fatto
all'Ordine, mostrandoci nella testimonianza dei nostri fratelli che "l'Amore
– oggi come sempre – crea", riuscendo a farsi largo anche negli ambienti più
difficili, trovando il cuore della gente semplice e costruendo là dove
sembra esserci solo deserto.
Il 5 giugno 1995, per esplicita richiesta del Vescovo locale, Monsignor Luis
Bambaren, e con l'appoggio della Conferenza Episcopale Peruviana, la
Congregazione per le Cause dei Santi ha autorizzato l'apertura del processo
di beatificazione come martiri della fede. Nel 1996 sono state svolte
indagini a Cracovia, nell'intento di trovare testimonianze e documentazione
sull'infanzia, la formazione ed i primi anni di ministero di questi Servi di
Dio. Attualmente, l'inchiesta diocesana si avvia al suo termine.
link correlati:
www.mi-international.org
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