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Il Servo di Dio
nacque il 20 dicembre 1910 a Tebourba presso Tunisi da genitori
palermitani lì residenti; ultimo di dodici figli, fu battezzato
il 1° gennaio del 1911 con il nome di Filippo.
Dopo pochi mesi la famiglia fu costretta a lasciare la Tunisia e
rientrare a Palermo, dove Filippo poté trascorrere l’infanzia e
la fanciullezza in un ambiente familiare profondamente
religioso.
Pur essendo come tutti i bambini vivace, amante dei giochi,
scherzoso e monello, da ragazzo Filippo avvertì subito il dono
divino della vocazione religiosa e quando i genitori pensarono
di avviarlo al seminario diocesano, egli dichiarò apertamente
“Voglio farmi sacerdote religioso; nel mondo io non ci voglio
stare. Mi faccio religioso per farmi santo”.
A 12 anni fu
accolto dai Frati Minori Conventuali; consolidando la sua
formazione cristiana e aumentando la vita interiore e
vocazionale nei seminari francescani di Mussomeli (Caltanissetta)
e Montevago (Agrigento).
A 16 anni era
già in grado di sperimentare “sovrumane dolcezze” e “tremende
battaglie”, maturando sempre più il desiderio di dedicare tutta
la sua vita a Gesù.
Padre Pellegrino Catalano che fu suo direttore e guida
spirituale, dichiarò che il giovane Lo Verde, che assunse il
nome di religione di Luigi, “fu sempre modello della virtù
religiosa e spiccavano in lui l’obbedienza illimitata, la
semplicità quasi infantile, l’amore alla santa Eucaristia, alla
Croce, alla Vergine Madre; quanti l’avvicinavano e lo vedevano,
anche secolari, ne restavano ammirati”.
Ma a già a 16
anni, nella primavera del 1926 si rivelarono i primi avvisi di
una forte anemia, che gli procurava cefalee e gli rendeva
difficile l’applicazione allo studio; la malattia ebbe fasi
alterne fino a condurlo prematuramente alla morte.
La momentanea miglioria gli consentì di entrare nel noviziato il
7 dicembre 1926 con il nome di fratel Luigi e l’8 dicembre 1927,
un anno dopo, emise la professione religiosa.
Riprese gli studi per il sacerdozio e in una sua lettera del 4
luglio 1928 si lamentava di essere un ‘deserto di aridità
spirituale’, che metteva a dura prova il suo fervore e la sua
costanza; superò il periodo critico aggrappandosi
all’Eucaristia, come gli suggeriva il padre spirituale.
Nel novembre 1928 lasciò Mussomeli e si trasferì al Collegio
francescano di Noce in Palermo, per portare a termine gli studi
filosofici. Purtroppo fu colto nuovamente dall’anemia con i
dolorosi sintomi delle cefalee e l’inappetenza; si riprese un
poco nell’estate del 1929, trascorrendo le vacanze a Mussomeli e
in famiglia, dove l’aria buona e l’affetto familiare lo
ritemprarono nel corpo e nello spirito.
Nell’ottobre 1929 riprese gli studi e iniziò il corso di
teologia presso il Seminario arcivescovile di Palermo, pur
riuscendo a completarlo a malapena, non poté però presentarsi
agli esami a causa del riacutizzarsi della malattia.
Nei due anni successivi si sottopose a vari tentativi
terapeutici ma senza esito favorevole; in tanta incertezza e
sofferenza ebbe due momenti di grande gioia: la tonsura
clericale il 28 febbraio 1931 e i primi due Ordini Minori il 30
maggio 1931.
In autunno, il
15 ottobre mentre si trovava a casa per una breve visita ai
genitori, si sentì svenire e fu costretto a mettersi a letto, da
dove non si alzò più.
Ormai cosciente dell’inutilità delle cure, frate Luigi Lo Verde
si affidò a Dio con piena adesione alla Sua volontà e con una
grande serenità. La lunga e fastidiosa malattia, divenne gioiosa
offerta e configurazione a Cristo sofferente, intessuta di
ardenti invocazioni.
Dopo aver ricevuto il Santo Viatico e l’unzione degli infermi,
esclamò “Com’è dolce il passaggio per il Cielo”. Morì
santamente nella sua casa di Palermo il 12 febbraio 1932 a soli
21 anni; le sue spoglie riposano dal 16 maggio 1992, nella
chiesa parrocchiale del S. Cuore di Gesù alla Noce in Palermo.
E' in corso dal 1988 la Causa per la sua beatificazione. |