Nel 1252 papa Innocenzo
IV pensa di farla santa, e ordina un processo canonico, che
forse non comincia mai. La sua fama di santità cresce
ugualmente, e nel 1457 Callisto III ordina un nuovo
processo, regolarmente svolto: ma nel frattempo muore, e
Rosa non verrà mai canonizzata col solito rito solenne. Ma
il suo nome è già elencato tra i santi nell’edizione 1583
del Martirologio romano. Via via si dedicano a lei chiese,
cappelle e scuole in tutta Italia, e anche in America
Latina.
Vita
breve, la sua. Nasce dai coniugi Giovanni e Caterina, forse
agricoltori nella contrada di Santa Maria in Poggio. Sui
16-17 anni, gravemente malata, ottiene di entrare subito fra
le terziarie di san Francesco, che ne seguono la regola
vivendo in famiglia. Guarita, si mette a percorrere Viterbo
portando una piccola croce o un’immagine sacra: prega ad
alta voce ed esorta tutti all’amore per Gesù e Maria, alla
fedeltà verso la Chiesa. Nessuno le ha dato questo incarico.
Viterbo intanto è coinvolta in una crisi fra la Santa Sede e
Federico II imperatore. Occupata da quest’ultimo nel 1240,
nel 1247 si è “data” accettandolo come sovrano.
Rosa
inizia la campagna per rafforzare la fede cattolica, contro
l’opera di vivaci gruppi del dissenso religioso, nella città
dove comandano i ghibellini, ligi all’imperatore e nemici
del papa. Un’iniziativa spirituale, ma collegata alla
situazione politica. Per questo, il podestà manda Rosa e
famiglia in domicilio coatto a Soriano del Cimino. Un breve
esilio, perché nel 1250 muore Federico II e Viterbo passa
nuovamente alla Chiesa. Ma non sentirà più la voce di Rosa
nelle strade. La giovane muore il 6 giugno probabilmente del
1251 (altri pongono gli estremi della sua vita tra il 1234 e
il 1252). Viene sepolta senza cassa, nella nuda terra,
presso la chiesa di Santa Maria in Poggio. Nel novembre 1252
papa Innocenzo IV promuove il primo processo canonico
(quello mai visto) e fa inumare la salma dentro la chiesa.
Nel 1257 papa Alessandro IV ne ordina la traslazione nel
monastero delle Clarisse. E forse vi assiste di persona,
perché trasferitosi a Viterbo dall’insicura Roma (a Viterbo
risiederanno i suoi successori fino al 1281).
La
morte di Rosa si commemora il 6 marzo. Ma le feste più note
in suo onore sono quelle di settembre, che ricordano la
traslazione del corpo nell’attuale santuario a lei dedicato.
Notissimo è il trasporto della “macchina” per le vie
cittadine: è una sorta di torre in legno e tela, rinnovata
ogni anno, col simulacro della santa, portata a spalle da 62
uomini.