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Non ho tempo per
pregare! Che strana scusa! La preghiera, dice Evagrio, è
l’elevazione della mente a Dio, cosa che si può fare in ogni momento,
non richiede tempo, ma solo attenzione alla presenza del Signore Gesù.
Tutto, nella nostra giornata, può essere santificato dall’attenzione:
anche un bel bagno in mare può essere preghiera, dice padre Spidlik, se
prima di tuffarmi penso a Dio grato del regalo che mi fa.
Però Gesù dice che
per pregare è necessario entrare nella propria camera, chiudere la
porta e pregare il Padre nel segreto. Non si tratta di una porta fisica,
spiega il monaco egiziano Matta el Meskin, ma della porta del cuore:
significa chiudere la porta ai pensieri a cui la mente sta aggrappata,
ai rimescolamenti emotivi che ci tolgono la libertà interiore,
l’ostilità, il disaccordo, il desiderio di vendicarsi delle umiliazioni
subite, l’amarezza della vita quotidiana, le preoccupazioni per
l’avvenire, per la propria salute o quella delle persone care. Ma
chiuderla anche a quelli che ci sembrano pensieri positivi: la gioia di
una relazione, l’autocompiacimento.
Si tratta di
scoprire che c’è una camera dentro di noi, nella quale Dio abita e
noi con Lui, ogni volta che scenderemo durante il giorno a pregare con
Lui. Perché la preghiera è questo: un colloquio con Dio, e soprattutto
il desiderio sincero e amoroso di un contatto spirituale con Lui. Se
quel desiderio c’è, c’è la preghiera. Allora i minuti possono essere
come giorni, sette minuti valere quanto le sette ore canoniche della
preghiera fissata dalla Chiesa per indicare il pregare sempre,
incessantemente, senza stancarsi, comandato dal Signore. La vigilanza
del cuore, la conversazione segreta con Gesù cercata nel corso della
vita quotidiana, nel lavoro, durante le ore di scuola, in famiglia, è
l’adempimento dell’obbedienza alla richiesta del Signore.
Ma se la preghiera
fosse solo un dovere, Cristo non ce l’avrebbe chiesta. Come sempre,
ci chiede solo l’amore. Ci chiede di pregare per amore, perché ci vuole
dove Lui è, e solo la preghiera è il mezzo di comunicazione che ci
trasporta da noi a Lui. La porta che c’è fra le preoccupazioni del mondo
e la camera segreta dove Dio abita, si erge anche fra il visibile e
l’invisibile, fra la dimensione terrena e l’eterno. Per amore, Dio l’ha
sfondata; è entrato nel mondo impastandosi con l’umanità per invitarci a
camminare verso di Lui nel luogo della vera vita. Rispondergli vuol dire
sfondare quella porta a nostra volta, con il nostro amore. La preghiera
spalanca la porta, lo Spirito fa irruzione in noi, ci abbraccia, ci
afferra e ci spinge in alto dove finalmente respiriamo. Lo scopo della
vita spirituale è l’acquisizione dello Spirito Santo, diceva san
Serafino di Sarov, e questo è il valore della preghiera.
Ecco perché è tanto
difficile non solo trovare il tempo di pregare, ma l’attenzione e il
desiderio per farlo, anche solo per un istante: perché la posta in gioco
è alta, e l’invidia del Nemico è altrettanto grande. Ecco perché la
carne ha desideri contrari allo Spirito, e il corpo, quando gli
chiediamo di pregare, inventa mille pretesti per sottrarsi: ha mal di
testa, mal di schiena, male ai piedi, è stanco, ha un gran sonno. E se
uno fa un atto di volontà e si impone di insistere, ecco che le
distrazioni lo assediano, vengono in mente persone e fatti del passato,
lo stomaco comincia a brontolare e pregusta la cena della sera. Oppure,
cadendo nel gioco del Nemico, ci sdoppiamo: una parte di noi prega
perché deve farlo, l’altra fa in fretta, perché duri il meno possibile.
Ma stanchezza,
malessere, fretta sono tutti sintomi che il nostro tempo non
è ancora quello di Dio, ma solo il tempo materiale del nostro io.
Pregare è ancora solo un atto meccanico della nostra giornata. Dio
invece aspetta da noi il “Ti penso sempre” degli innamorati, chiede
nostre continue parole d’amore. Solo la preghiera d’amore è capace del
miracolo che il Signore cerca per ciascuno di noi: il riscatto del
tempo, la trasformazione del tempo di morte in eternità, e il riscatto
dell’io, il parto di un Volto di luce che, preghiera dopo preghiera,
affiora misterioso sul nostro volto.
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