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Vocazioni, l’urgenza dei testimoni

L’appello dal convegno del Centro Nazionale Vocazioni: siamo tutti esempio per i giovani. Gli strumenti per imparare a cogliere il senso autentico di ogni chiamata? La presenza di figure e guide significative che sappiano diventare guide con la loro stessa vita.


«Non capiremo niente della civiltà moderna, se prima non ammettiamo che si tratta di una cospirazione universale contro ogni forma di vita interiore». Cita lo scrittore francese Georges Bernanos, monsignor Italo Castellani, per individuare la causa primaria della crisi vocazionale odierna. Ma soprattutto per sottolineare la necessità di un «salto di qualità» nella pastorale vocazionale, specie nel contesto di una cultura, come quella oggi dominante, che spinge a costruire «uomini e donne senza vocazione».

L’arcivescovo di Lucca ha concluso la mattina del 5 gennaio il Convegno annuale del Centro nazionale vocazioni (Cnv) del quale è presidente, cui hanno preso parte, a Roma, oltre 650 operatori pastorali provenienti da tutta Italia, tra cui fra' Antonio Parisi, Animatore Vocazionale della nostra Provincia di Sicilia dei Frati Minori Conventuali. «Ai tre protagonisti di sempre dell’annuncio-proposta vocazionale – ha proseguito monsignor Castellani – e cioè famiglia, parrocchia e società si chiede di assumere i tratti di un volto missionario». Sia per quanto riguarda la preghiera, sia per l’evangelizzazione, sia, infine, per la chia- mata esplicita. «Una Chiesa missionaria – ha detto l’arcivescovo – interpella e mette in gioco con rinnovato slancio tutti gli educatori alla fede della comunità cristiana ». In sostanza siamo tutti chiamati a diventare «testimoni vocazionali». «Il fascino dei testimoni – ha ricordato, infatti, il presidente del Cnv – e l’incontro personale di un giovane con un testimone, è da sempre l’humus spontaneo e misterioso per far sorgere domande vocazionali». Tali possono essere, di volta in volta, «i genitori, i sacerdoti, tante altre figure di cristiani autentici che aiutano coloro che incontrano a diventare a loro volta discepoli del Signore».

Vi sono poi dei luoghi vocazionali per definizione. Monsignor Castellani ha ricordato l’Eucaristia domenicale, per aprirsi al Mistero, specie in un tempo «senza riferimento al Trascendente e immerso in una vita quotidiana ove il cielo appare chiuso e la terra è sempre più abitata da 'giovani precari' su tutti i fronti dell’esistenza». Ha citato poi gli itinerari di servizio: «Dalle persone sole, anziani e ammalati della porta accanto, ai 'centri di ascolto' e 'mense per i poveri', ai dormitori per i nuovi arrivati da paesi extracomunitari, comunità di accoglienza, sino al grido che si eleva dai continenti dimenticati del terzo mondo». Ma soprattutto l’arcivescovo ha insistito sulla dimensione missionaria. «L’impegno prioritario di una Chiesa-missione – ha concluso – è oggi quello di portare il 'Vangelo della vocazione' al cuore della vita ordinaria del suo servizio di annuncio del Vangelo, nella pastorale ordinaria».

L’ultima giornata dei lavori ha visto anche la partecipazione di padre Amedeo Cencini, che ha proposto nella sua relazione un possibile percorso pedagogico dalla vocazione alla missione. Itinerario delineato anche dal segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, che ha presieduto la Messa e ha commentato il Vangelo di Giovanni in cui si racconta la chiamata dei primi discepoli. «L’incontro con Cristo – ha fatto notare il vescovo – prima che rivela- di una scelta da compiere, anche nei suoi stessi confronti, è rivelazione dell’uomo a se stesso, come frutto di uno sguardo che è lo sguardo stesso di Dio sulla sua creatura amata». «È però altrettanto evidente – ha aggiunto il segretario generale della Cei – che questo sguardo d’amore può essere colto solo da chi manifesta una disponibilità che sa superare anche i pregiudizi (per noi, ad esempio, quelli delle culture immanentistiche che dominano gli orizzonti della comunicazione odierna)». Un tragitto che non possiamo compiere da soli. «C’è bisogno che qualcuno indirizzi bene il nostro sguardo» e che sia un testimone credibile.
Infine il vescovo ha messo l’accento sulla dimensione escatologica della chiamata. Essa «ci ricorda che il fine della storia, quella personale e quella del mondo, è oltre la storia, nel tempo finale del giudizio». Proprio questa dimensione escatologica, presente e futura, dunque, «deve tornare a risuonare con maggiore chiarezza nella nostra proposta vocazionale – ha concluso Betori – per liberarla da impostazioni riduttive che la abbasserebbero a una qualsiasi prospettiva professionale, sia pur nobile».

Il prossimo appuntamento organizzato dal Centro Nazionale Vocazioni sarà il seminario annuale sulla Direzione Spirituale, che quest'anno si terrà a Verona dal 25 al 28 marzo. Per saperne di più clicca qui.



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