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Prologo: Fra' Luca sembra un
professore di biologia del Liceo. E’ simpatico e sta condividendo con
noi le emozioni di una giornata di lavoro e di gioia. Ci dice che aver
fatto servizio di carità oggi non serve a nulla se non è l’inizio di una
vita nuova, in cui lo spazio per gli altri non è più confinato soltanto
all’ultimo dell’anno. Che Fra' Luca è un francescano l’avrà capito anche
quel cane nero, Nerone, che gli si mette accanto e senza disturbarlo gli
tende la zampa. C’è un bel caldo sulla spiaggia di Mondello. Sto bene.
Dal cielo cade gente col paracadute. E io sto bene.
Il capodanno alternativo organizzato
presso il convento di Santa Maria della Dayna a Marineo dai ragazzi del
M.G.F. Sicilia (Movimento Giovanile Francescano) non è né migliore né
peggiore degli altri. E’ diverso.
Da tutti gli angoli della nostra isola si
sono radunati col sorriso sulle labbra e le chitarre a tracolla come
tanti hippie. Sono ragazzi, nessuno supera i 30 e tutti sembrano
divertirsi come dei matti. Il loro programma farebbe annoiare solo a
pensarci tutti coloro che per la loro notte di San Silvestro immaginano
discoteche e pub e divi della tv a contare da 10 fino a 1, e
inizialmente faceva annoiare anche me. Preghiera e carità sono entità
che oggi ci sembrano difficili da capire come pagine di filosofia
Kantiana e stentiamo a trovare un posto per loro nell’impegnatissimo
organiser che regola le nostre vite, ma averci provato ed essere
stato presente è stata una fortuna grandissima per me come per tutti gli
altri.
Il capodanno alternativo dura dal 28
Dicembre fino alla mattina del primo giorno dell’anno. Non prevede solo
canti gregoriani in stile “Il nome della rosa” e preghiere ma, oltre a
quelle, servizi di solidarietà e momenti di condivisione e riflessione
sulle esperienze vissute. Un giorno un frate spiega per bene il perché
delle guerre civili in Congo, dove i civili si scannano per avere il
controllo delle miniere da cui si estraggono i minerali che servono a
noi civilizzati occidentali per far funzionare i nostri cellulari; il
giorno dopo ci si dedica all’intrattenimento e all’accoglienza di un
gruppo di piccoli immigrati africani ospitati di solito presso i centri
di accoglienza gestiti da organizzazioni umanitarie a Palermo.
Giorno 31, l’ultimo del’anno, mi unisco al
gruppo composto da una quarantina di ragazzi che si è spostato a San
Lorenzo, Palermo Nord. Non ci sono mai stato e pensandoci bene mi
accorgo che, come i turisti che salgono nella mia Corleone, anch’io lo
conosco solo per quella cosa lì. Siamo in una casa di cura per anziani
intitolata a Suor Rosa Maio. Oggi contribuiremo per un giorno al lavoro
che amorevoli suore fanno per i restanti 364: lavare, stirare, pulire le
stanze, imboccare chi non vuole più saperne di mangiare da solo,
raccogliere i mandarini dal giardino, far fare due risate ai quasi 80
ospiti del centro, oppure pulire i vetri di una verandina che da sul
cortile interno. Ecco io, insieme ad un ragazzo di Catenanuova che mi
sveglia dalle ore piccole della festa in discoteca della sera precedente
e ad un tizio di Enna metodico e preciso, pulisco i vetri, il che non ha
niente di eroico, penso, niente che poi possa raccontare in paese mentre
gioco la mano decisiva del mio Texas Hold’em vantandomi con gli amici di
aver donato al prossimo. L’ho capito dopo che mi sbagliavo; dopo, quando
seduto su una panchina prendo fiato e una signora di 82 anni da un mio
sorriso di circostanza deduce che può raccontarmi delle sue operazioni
al fegato («a Caltagirone per carità, che qui a Palermo su tutti
carnizzera»), di come passa le sue giornate e anche dei suoi figli
che non la vengono a trovare e che chissà oggi, l’ultimo dell’anno, dove
sono. A me non dovrebbe fregare nulla di ciò che dice eppure nei suoi
occhi trovo la mia ricompensa; non ho dato soldi, né regali, l’ho
soltanto ascoltata e alla fine mi ritrovo a convenire che effettivamente
quello di Caltagirone è un signor ospedale. Io a Caltagirone non ci sono
mai stato, so solo che c’è una scala lunga e bella e forse l’ha capito
anche la vecchina; ma sorride, mi ringrazia di non so che cosa
dopodiché, con un filo di voce, mi dice che adesso va a riposarsi. Mi
sento felice di averle teso la mano, di aver costituito un momento
diverso nelle sue giornate fatte tutte uguali senza che qualcuno dei
suoi familiari venga a prendersela per farle fare un giro in Via
Principe di Belmonte a prendere un gelato alla zuppa inglese da Spinnato.
Adesso riguardo i vetri che ho finito di strofinare e mi sembrano
splendenti come gli occhi di una nonna. Sto bene.
La sera ci ritroviamo in convento per il
nostro cenone, poco –one ma che, tra sfinciunedda e
panini con le panelle, cassate e arancini (con la “i” che c’è una
predominanza di arcigni catanesi!) preparati da splendide signore di
buon cuore, non mi fa rimpiangere altri piatti più succulenti. Brindiamo
alle 11 e con un ora prima sul resto d’Italia, sintonizzati sul fuso
orario dei Tessalonicesi in Grecia, ci godiamo i nostri fuochi
d’artificio e i nostri auguri di un buon 2010. La gente del quartiere
subito sotto al convento avrà pensato a qualche fiammifero scappato
troppo presto, ma più tardi di tempo non ne avremmo avuto. Infatti
lasceremo l’anno vecchio ed entreremo nel nuovo ascoltando la messa
nella piccola chiesa del Convento al riparo da un vento che nel
frattempo s’è fatto gelido. Anche qui si farà mattina restando in
adorazione a Gesù Sacramentato. E’ tempo che ognuno ricarichi la propria
anima per un tempo indeterminato, al buio di una chiesetta illuminata da
una luce di un altro mondo. Molto più forte delle normali lampadine e
più forte anche dei fari delle macchine dirette alle discoteche.
Il capodanno alternativo organizzato
presso il convento di Santa Maria della Dayna a Marineo dai ragazzi del
M.G.F. Sicilia non è né migliore né peggiore degli altri. E’ diverso.
Epilogo: la mattina dopo ho gli occhi
stanchi. Le ore di sonno non sono state molte ma devo tornare a salutare
i ragazzi e le ragazze forestiere rimaste nelle cellette dei frati
Minori conventuali di Marineo. «Rimaniamo per la prossima…ci vediamo su
Facebook!». Un ragazzo catanese che studia economia mi abbraccia e mi
batte il pugno sulle spalle come quando l’amico di una vita parte dalla
stazione di Palermo per andare al Nord. Eppure non l’avevo mai visto
prima di questi giorni e magari neanche lo vedrò più. Mi fa stare bene
tutto questo. Sono ragazzi normali, né migliori né peggiori degli altri,
questi del Capodanno Alternativo. Sono tornati ognuno a casa propria e
si sentivano tutti tanto felici di aver lavato i vetri. Tanto tanto
felici.
WALTER BONANNO |