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Ho messo da parte i miei sogni,
ho messo da parte i miei progetti di vita e da una scatola ho tirato
fuori il sogno più grande, la Missione. Un mese dopo ci siamo trovati in
una terra, piena di tradizioni, ricchezza ma anche di povertà: la
Romania.
Il tramonto con la sua tiepida
luce ogni giorno illuminava i grandi palazzi delle città, le auto, i
grandi pannelli pubblicitari ed era la stessa luce che oltre i confini
riscaldava quelle baracche e case davvero povere. Quelle strade senza
asfalto, quegli uomini che avevano trascorso la loro giornata sui campi
e tornavano stanchi sui loro carretti e le donne, che nelle loro case
con i loro fazzolettoni di tantissimi colori curavano i loro orti e
preparavano il pane caldo per un nuovo giorno. Gli occhi si perdevano in
quelle lontane distese di girasoli, i miei occhi spesso si fermavano su
quei bambini poveri solo di amore.
Halaucèsti è un villaggio
semplice, del resto come tutti i paesini che stavano intorno, le strade
non sono asfaltate e di solito si incontrano galline o papere.
Ogni tanto sulla strada passa qualche carretto. È raro vedere il
passaggio di qualche auto. L’acqua, quella potabile, viene recuperata
dai pozzi che sono davanti le case, ma quando l’acqua si sporca il pozzo
diventa inutilizzabile. La spazzatura si brucia dietro le case e l’aria
non nasconde i cattivi odori.
Ho
conosciuto tantissimi bambini; ho conosciuto pure la loro tristezza più
grande, la lontananza dai loro genitori, sparsi in varie zone
dell’Europa per trovare il coraggio di sopravvivere.
La
mattina incontravamo i bimbi del doposcuola nella comunità delle suore
di Halaucesti, organizzavamo per loro i giochi e laboratori creativi.
Abbiamo condiviso con loro la vita, la fantasia e il sogno di un mondo a
colori, pieno di altalene per raggiungere il cielo e la voglia di
volare. Tutto era fatto con semplicità e voglia di dare.
Ma un giorno mi chiesi: cosa dare oltre i sorrisi? Nella mia valigia
avevo portato solo del materiale per sorridere e pensai che forse era
davvero inutile utilizzarlo; io non potevo fare niente se non dei
palloncini, delle bolle di sapone o inventare qualcosa di divertente
come storie o fiabe. Così decisi di provare e con poco sono riuscita per
un attimo a fare sognare una bimba, a far sorridere chi ormai non ha più
la forza di sopravvivere con una malattia che uccide giorno dopo giorno
come l’aids. Avevo dato a tutti i bimbi la speranza di credere ai sogni
e toccare per mano la fantasia, anche se dietro quella maschera da clown
c’era ancora la Federica che voleva fare di più.
Ringrazio di cuore Suor Francesca, Suor Angela, Suor zia Paola (ehehe),
Suor Daniela, Nunzia, Francesca Alunni, Mariangela, Claudia, Maria Rita,
Valeria, Sara, Raffaella e Antonella; ognuno di loro ha lasciato
qualcosa dentro il mio cuoricino a volte troppo chiuso. La missione è un
continuo donare e donarsi, accettare un’altra cultura, diversa dalla
tua, ma soprattutto è vivere ogni giorno un’avventura. Vivere ogni
giorno la propria vita a pieno, con una ricchezza che si può trovare
solo nel proprio cuore. È da questa esperienza che ho cominciato a
riflettere sul vero senso della vita.
FeDeRiCa
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