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Mercoledì, 18 Luglio 2018

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XV Domenica T.O. - B

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Il vangelo secondo Marco fa percorrere ai suoi lettori un preciso itinerario riguardo alla chiamata dei discepoli da parte di Gesù e alla missione loro affidata. Innanzitutto Gesù chiama sovranamente e liberamente, in piena obbedienza al Padre, singoli uomini (cf. Mc 1,16-20; 2,13-14): “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). I discepoli a loro volta accolgono il dono di Dio che li raggiunge inaspettatamente attraverso quel Profeta e Maestro di Galilea…

Gesù fa poi di questi individui una comunità: “Gesù chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne istituì Dodici– numero che richiama quello delle tribù di Israele presenti al Sinai per l’alleanza con Dio (cf. Es 24,4) – perché stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Mc 3,13-15). “Perché stessero con lui”: in queste poche e semplici parole è contenuto l’“unico necessario” (Lc 10,42) dei discepoli di Gesù: non l’adesione intellettuale all’insegnamento di un maestro, ma la comunione di vita con Gesù, quel rapporto personale con lui (cf. At 1,21; 1Gv 1,1-4) che ha il primato su tutto il resto… Sì, i discepoli sono testimoni di Gesù Cristo e condividono la sua esistenza vissuta in una forma particolare; non sono propagandisti di una dottrina né militanti di un’ideologia!

Da tutto questo discende la missione, evocata al momento dell’istituzione dei Dodici e descritta nel brano evangelico odierno. Quelli che Gesù aveva scelti e plasmati in comunità di vita, ora li rende apostoli, cioè inviati: “Gesù chiamò i Dodici, incominciò a inviarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi”; un invio che non è destinato solo “alle pecore perdute della casa di Israele” (Mt 10,6; 15,24), ma è anche anticipazione di ciò che attende gli apostoli dopo la Pasqua, quando essi saranno inviati a tutte le genti, fino ai confini del mondo (cf. Mc 16,15 e par.). Gesù li invia “a due a due”, ispirandosi a una pratica usuale nella cerchia di Giovanni il Battezzatore (cf. Lc 7,18), poi adottata dalla chiesa primitiva (cf. At 11,30; 13,2; ecc.). Gli apostoli sono inviati a coppie per sostenersi reciprocamente, per non cadere nella stravaganza dei predicatori girovaghi, per vivere la carità fraterna in modo visibile e, soprattutto, per manifestare la dimensione comunitaria del Regno:la proclamazione del Regno non può essere un’azione individualistica, nata dall’iniziativa privata, ma è sempre un atto comunitario, ecclesiale, perché “dove due o tre sono riuniti o inviati nel nome di Gesù, là egli è presente” (cf. Mt 18,20).

E diede loro potere sugli spiriti immondi”: questo è il potere proprio di Gesù Cristo (cf. Mc 1,23-28.32-34.39; ecc.), e come tale egli lo affida ai suoi. L’unico vero scopo della missione cristiana consiste dunque nel sottrarre terreno all’azione di Satana nel mondo, attraverso parole e azioni che attingono la loro efficacia dalla potenza del Signore: “partiti, gli apostoli predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li curavano”. Quanto al come della missione, Gesù delinea alcune esigenze generali, che si possono riassumere nella radicalità necessaria per testimoniare il Vangelo. L’aspetto dell’inviato deve essere segno che quanto egli annuncia lo vive in prima persona, in un’adesione salda a Dio, il quale “sa ciò di cui abbiamo bisogno ancor prima che glielo chiediamo” (cf. Mt 6,8). Tutto deve concorrere a mostrare visibilmente la povertà, il disinteresse e il senso di urgenza che pervadono la missione: davvero lo stile di colui che annuncia il Vangelo non è estraneo all’annuncio stesso, anzi ne è costitutivo!

Questo invio in missione da parte di Gesù non riguarda solo gli apostoli, ma costituisce un preciso appello per ogni lettore del vangelo. A tutti i cristiani, infatti, Gesù affida il mandato di annunciare che in lui “il Regno di Dio si è fatto vicinissimo” (Mc 1,15) e di contrastare la potenza del demonio. Ogni cristiano è chiamato a testimoniare questo nella compagnia degli uomini, consapevole che la sua missione sarà tanto più efficace quanto più egli saprà vivere con Cristo, quale discepolo che condivide la potenza del suo Signore; fino a vivere come Cristo, in quanto Cristo stesso vive ormai in lui (cf. Gal 2,20)…

Enzo Bianchi

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