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Martedì, 18 Settembre 2018

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XXIII Domenica T.O. - B

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Nel corso della sua attività pubblica Gesù si è recato più volte in territorio pagano. Egli non vi ha predicato perché, in quanto figlio di Israele, questa missione non gli apparteneva (cf. Mt 15,24), ma si è fatto prossimo a chi si trovava nel bisogno, curando e operando guarigioni: dovunque Gesù andasse, con la sua sola presenza non poteva che sottrarre terreno all’azione di Satana…

Il brano evangelico odierno ci presenta l’incontro di Gesù con un malato avvenuto proprio in terra pagana: “Di ritorno dalla regione di Tiro, Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli”. Qui gli portano un sordomuto, cioè un uomo che a causa della sua sordità è balbuziente, impossibilitato a comunicare in pienezza. Costui è un pagano, sordo all’ascolto della rivelazione del Dio di Israele e quindi incapace di rispondergli; ma anche per lui, come per ogni essere umano, vi è una promessa di salvezza da parte di Dio: “Coraggio! Non temete! … Il vostro Dio viene a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi” (Is 35,4-5). Tale promessa trova il suo pieno compimento nell’azione terapeutica di Gesù, il quale, come suo solito, opera in incognito, nel segreto, rifuggendo ogni ricerca di successo: “portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua” (cf. Mc 8,23-25; Gv 9,1-7).

Dopo aver compiuto questi gesti, Gesù “guarda verso il cielo”. Non si tratta di una semplice annotazione stilistica ma di un particolare che racchiude in sé un grande significato: il Figlio alza gli occhi al cielo per rivolgersi al Padre e confessare che ogni potenza viene da lui, che senza la comunione con il Padre egli non potrebbe fare nulla (cf. Gv 5,19)… Di seguito Gesù “emette un sospiro”, mostra cioè una reazione umanissima, sdegnata e insieme implorante, di fronte all’azione del male che impedisce di vivere in pienezza. Questo gemito di fronte al dolore e alla malattia riassume in sé quello della creazione che “geme e soffre nelle doglie del parto” (Rm 8,22), in attesa del Regno in cui la salvezza sarà pienamente realizzata; esso rimanda inoltre al gemito inesprimibile dello Spirito (cf. Rm 8,26-27), che intercede costantemente presso il Padre, affrettando il giorno della Venuta del Signore Gesù nella gloria. Insomma, questo incontro così quotidiano con un uomo malato è segno della salvezza messianica che Dio prepara per tutto e per tutti, una salvezza inaugurata dall’azione di Gesù (cf. Mt 11,1-6)… A questo punto ecco la parola autorevole: “Effatà! Apriti!”, che risana l’uomo sordomuto: “subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”.

Come già avvenuto in occasione di precedenti guarigioni (cf. Mc 1,43-44; 5,43), Gesù esige silenzio in proposito e intima all’uomo guarito e a quanti sono con lui di non divulgare il fatto; “ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa – così come Dio aveva creato ogni cosa molto buona (cf. Gen 1,31) – ; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”. I pagani ora non sono più esclusi dalla comunione con Dio, ma possono ascoltare Dio stesso che in Gesù li ha guariti dalla sordità alla Legge e possono narrare a tutti gli uomini le meraviglie operate dal Dio di Israele (cf. Mt 15,31).

Negli Atti degli apostoli Pietro dirà: “Dio unse in Spirito santo e potenza Gesù, il quale passò facendo il bene e guarendo tutti coloro che si trovavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38). Davvero Gesù ha vissuto la sua esistenza quotidiana come un capolavoro di bellezza e di bontà, radicato com’era nell’ascolto perseverante del Padre, che gli consentiva di avere una parola autorevole e un agire capace di dare pienamente gloria a Dio. Restando fedelmente alla sua sequela, anche noi – come il sordomuto giunti alla fede dal paganesimo e non dal popolo di Israele – ogni giorno possiamo chiedere a Dio di aprire gli orecchi del nostro cuore all’ascolto della sua Parola, così da avere sulle nostre labbra parole di comunione fraterna e nelle nostre mani azioni di carità.

Enzo Bianchi

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