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Venerdì, 18 Gennaio 2019

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II Domenica di Avvento - C

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Anche in questa seconda domenica di Avvento la Parola di Dio ci invita a meditare sulla Venuta del Signore, e lo fa attraverso la figura di Giovanni il Battezzatore, colui che riassume in sé tutto l’Antico Testamento e lo unisce al Nuovo, il precursore del Messia Gesù nella vita come nella morte, da Gesù stesso definito “il più grande tra i nati di donna” (cf. Lc 7,28).

Luca esprime in modo particolarmente solenne l’entrata in scena di Giovanni il Battezzatore: “Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, … sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la Parola di Dio fu su Giovanni nel deserto”. Questa introduzione testimonia la vocazione profetica di Giovanni, il quale accetta di essere strumento della Parola di Dio, di farsi mediatore della sua potenza: la sua grandezza consiste nello spogliamento di sé che lo porta a un ascolto sempre più consapevole, affinché la Parola operi in lui. E ciò avviene nella storia, all’interno del dipanarsi di eventi che, segnati dall’arroganza del potere politico romano e dagli intrighi delle gerarchie religiose, sembrano contraddire il disegno di salvezza di Dio… Così appare in modo ancora più manifesto che è la Parola di Dio la vera protagonista: attraverso l’ascolto obbediente e l’acconsentimento di un uomo disposto a darle carne, attraverso Giovanni diventato profeta, essa può compiere nella storia eventi di salvezza, contro ogni evidenza umana…

La vicenda di Giovanni si svolge nel deserto, luogo in cui è possibile semplificare la propria vita, passando attraverso il vaglio della solitudine; una solitudine che però non è fine a se stessa, ma è condizione a cui Dio ci conduce perché possiamo ascoltare meglio la sua voce che sempre parla al nostro cuore (cf. Os 2,16). Dopo aver vissuto in luoghi solitari dall’infanzia “fino al giorno della sua manifestazione a Israele” (Lc 1,80), Giovanni, divenuto ormai voce della Parola, “percorre tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per la remissione dei peccati”. Egli chiama con forza alla conversione, cioè a ritornare a Dio attraverso un cambiamento di mentalità capace di tradursi in frutti concreti (cf. Lc 3,8). Ancora una volta, però, nessun protagonismo da parte dell’uomo: il suo sforzo essenziale deve essere quello di predisporre tutto per accogliere “la conoscenza della remissione dei peccati”, l’unica vera esperienza di salvezza a noi concessa sulla terra, come aveva cantato Zaccaria, il padre di Giovanni, in occasione della sua nascita straordinaria (cf. Lc 1,77).

La profezia che da alcuni secoli taceva in Israele riemerge dunque nuovamente in Giovanni. In questo senso è significativo che, per esprimere la missione del Battezzatore, Luca ricorra solo a parole della Scrittura, citando un oracolo del profeta Isaia: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato, i passi tortuosi siano diritti, i luoghi impervi spianati. Ogni carne vedrà la salvezza di Dio!” (Is 40,3-5). Sono parole di grande consolazione, che riattualizzano l’annuncio dell’esodo definitivo preparato da Dio per il suo popolo. Nel contempo, esse costituiscono un monito pressante per chi legge il vangelo: sull’esempio di Giovanni, infatti, il cristiano è chiamato a preparare ogni giorno una strada nelle sabbie del proprio cuore, abbassando i monti del proprio orgoglio e colmando i burroni della propria disperazione… E questa dura lotta ha in fondo un unico scopo: giungere a comprendere che il desiderio profondo di Dio è la salvezza di tutti gli uomini, quell’evento che si compirà pienamente con la Venuta del Signore alla fine della storia: “ogni carne vedrà la salvezza di Dio!”.

Per noi che ancora oggi siamo in attesa del Veniente, Giovanni è il nuovo Elia (cf. Ml 3,23-24; Lc 1,17), è colui che apre e annuncia la salvezza che sta per essere compiuta dal Figlio dell’uomo. Sì, Giovanni è stato il precursore di Cristo nella storia e lo sarà fino alla fine dei tempi, come aveva capito con grande intelligenza un antico padre della chiesa che scriveva: “il mistero di Giovanni si compirà fino alla Venuta nella gloria del Signore Gesù, perché lo spirito di Giovanni precede chiunque crede in Cristo, e la sua forza conduce gli uomini ad appianare le asperità dei loro cuori, a raddrizzare i sentieri delle loro vite”, richiede di essere “pronti” ad accogliere la venuta del Signore. Ma noi, noi cristiani, siamo pronti e veramente in attesa?

Enzo Bianchi

 

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