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Mercoledì, 20 Marzo 2019

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IV Domenica di Avvento - C

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Siamo giunti alla quarta domenica di Avvento ed è ormai imminente la memoria della venuta del Signore Gesù nella carne, pegno della sua Venuta nella gloria. Dopo la contemplazione del Veniente alla fine dei tempi e del Veniente annunciato da Giovanni il Battezzatore, oggi la liturgia ci propone di meditare sull’episodio dellavisitazione di Maria a Elisabetta: il Messia Gesù, ancora nel grembo di Maria, trasfigura l’incontro tra due donne, e la sua sola presenza è causa di gioia e benedizione, nonché di un misterioso riconoscimento da parte di tutta la profezia riassunta in Giovanni, il figlio di Elisabetta.

Maria ha appena ricevuto dall’angelo l’annuncio della sua straordinaria maternità – «Lo Spirito santo scenderà su di te … colui che nascerà sarà Santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35) – e ha obbedito prontamente alla chiamata di Dio, pronunciando il suo: «Eccomi!». Subito la giovane vergine di Nazaret, ormai divenuta Arca dell’alleanza in quanto Dimora del Signore (cf. Es 40,35), si reca verso la montagna della Giudea, per andare a trovare la cugina Elisabetta: essa, pur sterile, è al sesto mese di gravidanza, grazie all’azione dello Spirito di Dio (cf. Lc 1,13-15), cioè alla sua misericordia cui nulla è impossibile (cf. Lc 1,37)… Il viaggio di Maria avviene «in fretta», è contrassegnato dall’urgenza escatologica di chi porta in sé il Messia e desidera condividere questo dono inestimabile; il suo è un viaggio missionario, o meglio un viaggio di carità che diventa missionario: essa va mossa dall’amore, per mostrare concretamente la sua vicinanza all’anziana parente, e finisce per portare Cristo…

«Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo ed essa fu piena di Spirito santo». Con il solo suono della sua voce Maria provoca la gioia messianica annunciata dai profeti (cf. Sof 3,14-17; Zc 2,14-17), che in Giovanni il Battezzatore esultano e danzano: la lunga attesa di Israele trova finalmente compimento, e a quel «resto di Israele» umile e povero che confida solo in Dio è dato di contemplare la venuta del Messia di pace e di giustizia. Maria è inoltre il tramite della discesa dello Spirito, e grazie a lei si compie la promessa rivolta dall’angelo a Zaccaria: «Giovanni sarà pieno di Spirito santo fin dal seno di sua madre» (Lc 1,15). Il Precursore, colui che «camminerà davanti al Signore» (cf. Lc 1,17), già ora adempie il suo ministero, riconosce Gesù e rivela a Elisabetta che Maria è la madre del Signore!

L’incontro tra Maria ed Elisabetta è anche l’umanissimo incontro tra due donne che si accolgono reciprocamente: è un incontro all’insegna della pura gratuità, quell’atteggiamento che consente di ospitare in sé l’altro, disponendosi a riconoscere la vocazione che il Signore gli ha rivolto. E così diviene possibile lo scambio dei doni: al saluto di Maria, lo Spirito colma Elisabetta, la quale risponde a sua volta con la benedizione: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!». Poi aggiunge: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Se David di fronte all’Arca aveva esclamato: «Come potrà venire a me l’Arca del Signore?» (2Sam 6,9), queste parole di Elisabetta mostrano la sua consapevolezza che Maria è ormai il sito individuabile della Presenza di Dio, poiché porta in grembo Gesù, Dio fatto uomo.

Infine Elisabetta afferma: «Beata colei che ha creduto che le parole del Signore si compiono!». Sì, la vera grandezza di Maria consiste nella sua fede: essa ha aderito con tutta se stessa alla promessa di Dio, in grado di dischiudere orizzonti umanamente impossibili, e così ha fatto spazio in sé all’uomo che solo Dio ci poteva dare! E, proprio in quanto ha saputo riconoscere i prodigi che Dio ha compiuto in lei e che la stessa Elisabetta le testimonia, ora Maria può sciogliere il suo splendido canto di ringraziamento, ilMagnificat: non a caso un testo che è un mosaico di passi biblici, a dire che Maria ha apprestato tutto, ma è Dio ad aver operato in lei cose grandi…

«Concedi, o Padre, alla tua chiesa di andare verso gli uomini nella carità e di destare ovunque la gioia per la presenza in lei di Gesù Cristo»: queste parole di un’antica preghiera liturgica riassumono bene il senso dell’episodio della Visitazione. La presenza di Cristo che dimora in ciascuno di noi (cf. Gal 2,20) dovrebbe infatti trasfigurare le nostre vite, facendone un’occasione di gioia e di salvezza per ogni uomo che incontriamo: ricordiamolo mentre ci prepariamo a celebrare il Natale ormai vicino.

Enzo Bianchi

 

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