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Domenica, 24 Febbraio 2019

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IV Domenica T.O. - C

Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Siamo ancora nella sinagoga di Nazaret, dove Gesù durante la liturgia del sabato ha letto la profezia di Isaia sul profeta–servo di Dio inviato a portare la buona notizia ai poveri, a proclamare la liberazione a tutti gli oppressi, a predicare l’anno della misericordia del Signore (cf. Is 61,1-2). Gesù ha appena commentato queste parole, dicendo agli abitanti di Nazaret là presenti che esse si sono realizzate in lui.

Ed ecco che questa breve «omelia» desta stupore tra quelli che la ascoltano, i quali sentono le sue parole come intriganti, piene di grazia e autorevoli. Ricordando la giovinezza trascorsa da Gesù a Nazaret con la sua famiglia, essi allora si chiedono: «Non è costui il figlio di Giuseppe, il figlio del falegname?». Ma questa ammirazione per le sue parole non corrisponde in realtà a un vero ascolto di Gesù e alla fede in lui. E cosìGesù fin da questo suo primo atto pubblico si rivela quale «segno che viene contraddetto e che svela i pensieri profondi di molti cuori» (Lc 2,34-35), come aveva profetizzato il vecchio Simeone su di lui quando, quaranta giorni dopo la nascita, egli era stato presentato al tempio.

Gesù si accorge di questo rifiuto della sua identità, annunciatagli come realizzazione puntuale delle parole profetiche di Isaia. E proprio perché non si ferma alle impressioni superficiali degli uomini, ma guarda ai pensieri che abitano i loro cuori (cf. Gv 2,24-25), quasi previene e denuncia le intenzioni dei suoi interlocutori: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso, pensa a te, non fare la predica a noi; compi piuttosto anche in mezzo a noi i prodigi che hai operato a Cafarnao, e allora conosceremo bene chi tu sei!». Ecco svelati i pensieri dei loro cuori, ecco la non-accoglienza di Gesù proprio nella sua città, tra i suoi, a casa sua (cf. Gv 1,11)!

Poi Gesù pronuncia parole che rivelano un altro compimento realizzatosi in quel giorno: «Nessun profeta è bene accetto in patria». Dal fallimento della sua predicazione egli non trae motivo di sconforto o delusione; al contrario, scorge in tale evento una conferma della sua identità: egli è veramente un profeta e, come tale, può solo essere rifiutato dai suoi fratelli nella fede. Per questo Gesù ricorda ai suoi concittadini e ai suoi familiari che nulla di nuovo sta accadendo nella sinagoga di Nazaret; anzi, si rinnova quello che è sempre accaduto a tutti i profeti. È accaduto a Elia, sostentato e ascoltato solo da una vedova straniera, una fenicia di Sarepta di Sidone (cf. 1Re 17); è accaduto a Eliseo, il successore di Elia, che poté operare la guarigione dalla lebbra solo a favore di un pagano, Naaman il Siro (cf. 2Re 5). Sì, i profeti hanno sempre trovato accoglienza e ascolto non tra i credenti di Israele, bensì tra i non credenti provenienti dalle genti: i credenti sovente sono così soddisfatti e sicuri della loro appartenenza da non essere più aperti ad accogliere parole e azioni «nuove», non attese e non previste, da parte di Dio e dei suoi profeti…

Ma queste parole di Gesù fanno infuriare ancora di più i presenti. Si erano recati in sinagoga per il culto settimanale, per ascoltare la Parola di Dio, e di fronte a questa Parola fatta carne in Gesù (cf. Gv 1,14) in verità non credono; anzi, giungono fino a rifiutare Gesù e volerlo uccidere gettandolo giù da un alto dirupo. Di fronte a questa violenza collettiva che si scatena nei suoi confronti Gesù non reagisce, ma «passando in mezzo a loro riprende il suo cammino», va avanti per la sua strada: «ascoltino o non ascoltino, un profeta si trova in mezzo a loro» (Ez 2,5)...

Succedeva nell’antico Israele, è successo a Gesù, è successo e succede all’interno delle chiese: i profeti inviati da Dio sono più ascoltati da quelli di fuori che dai propri fratelli, sono accolti più facilmente dai non credenti che dai credenti, trovano maggior accoglienza presso i peccatori manifesti che non presso quanti si credono giusti e buoni. E noi, noi che leggiamo questa pagina, siamo disposti a non scandalizzarci delle parole franche di Gesù?

Enzo Bianchi

 

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