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La Proposta Formativa MGF Sicilia 2008/2009
Se c'è un personaggio, un santo, che ha sempre
affascinato i giovani di ogni epoca, questi è certamente Francesco d'Assisi.
La sua storia personale, come quella dell'Ordine francescano, è segnata
dall'incontro con numerosi giovani che sono stati "folgorati" dal suo stile
di vita. Una vita improntata alla libertà più radicale perché, appunto,
libera da ogni condizionamento umano (a partire dai genitori e dai sistemi
sociali della sua epoca…) e materiale (denaro, proprietà, costruzioni,
attività…). In tal senso le immagini che più colpiscono e segnano i giovani
che si accostano alla figura di Francesco sono certamente quelle di
zeffirelliana memoria: lo spogliarsi, senza inibizioni, di fronte ai suoi
concittadini, il correre lieto tra i campi di papaveri, il cantare grato,
andando per l'elemosina, sotto la pioggia… Insomma, fra le tante
caratteristiche di Francesco, che tanto fanno sospirare di desiderio i
giovani, la sua libertà esteriore e, soprattutto, interiore, va certamente
collocata sul podio.
Eppure, pochi sono coloro che si soffermano a
considerare che quella libertà è frutto ed espressione di una vita
"regolata". Anzi: di una vita "formata", come il gesso colato in una
formina, su quella di Cristo, così come i Vangeli ne descrivono i contorni e
le conseguenze ultime.
La libertà di Francesco d'Assisi è una libertà
"regolata" da Gesù Cristo. E proprio perché "regolata" da Gesù Cristo è una
vita piena e senza limiti. È il paradosso della vita evangelica così
mirabilmente sintetizzato da Sant'Agostino: Ama e fa' ciò che vuoi!
Questo è il segreto della libertà di Francesco: una vita regolata
dall'amore.
Qualcuno dirà, spinto dagli schemi di una
certa letteratura scritta e, recentemente, anche audiovisiva, come il
“Francesco” della Cavani - spesso mossa da criteri ideologici di
contrapposizione alla Chiesa-istituzione che avrebbe ingabbiato
l'ispirazione francescana - che Francesco d'Assisi è stato quasi costretto a
darsi una prima Regola (quella non bollata presentata a Innocenzo III e da
lui approvata solo verbalmente) e poi una seconda, molto più giuridica,
approvata in via definitiva da Papa Onorio III: Francesco voleva vivere il
Vangelo "sine glossa" senza giuridicismi e codicilli umani. Ma affermare
questo equivale ad entrare in contraddizione: osservare il Vangelo "sine
glossa" non è già una regola di vita? E che Francesco abbia questo specifico
rapporto con il Vangelo-Regola lo afferma egli stesso quando nel Testamento
ricorda la venuta dei primi frati: E dopo che il Signore mi dette dei frati,
nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò
che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere
con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò. (FF 116)
I biografi ci ricordano come lo stesso Altissimo gli rivelò la "forma di
vita": andò in Chiesa e aprì per tre volte il Vangelo.
Libertà, per Francesco, non è "fare quello che
mi pare e piace", senza alcun limite, guidato solo dagli istinti, poiché
egli ha ben sperimentato questo stile di vita nella prima fase della sua
giovinezza e ne ha ricavato la considerazione che in questo modo non si va
da nessuna parte, non si costruisce nulla, non ci si schioda dal culto e
dalla schiavitù del proprio ego. Libertà, per Francesco, è avere una mèta
alta (una vita unita a Dio fonte della libertà) e decidere liberamente di
raggiungerla (Questo voglio, questo bramo, questo desidero di fare con tutto
il cuore! Cfr FF 356) nei modi più appropriati che solo chi la conosce e
possiede (Cristo-via-verità-vita) può suggerirti (Se rimanete fedeli alla
mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità
vi farà liberi. Cfr Gv 8,31-32).
Questo modo di concepire la vita libera,
contrassegnata dall'osservanza di una regola, e poi di concretizzarla, non è
una grazia speciale "calata dall'alto": Francesco si autoeduca alla libertà
delle scelte orientate dal Vangelo. Basta, infatti, scorrere le prime pagine
delle biografie del santo per incorrere in un leitmotiv molto significativo
in tal senso: Francesco, ancor prima di lasciare la casa paterna per
intraprendere la vita "religiosa", si era dato una "regola di vita". Diremmo
in termini più immediati: il giovane laico Francesco si era scritto, sia
pure sotto forma di proposito mentale, una regola per orientare le scelte
della propria vita: "Una volta, che aveva respinto malamente, contro la
sua abitudine, poiché era molto cortese, un povero che gli aveva chiesto
l'elemosina, pentitosi subito, ritenne vergognosa villania non esaudire le
preghiere fatte in nome di un Re così grande. Prese allora la risoluzione di
non negar mai ad alcuno, per quanto era in suo potere, qualunque cosa gli
fosse domandata in nome di Dio. E fu fedele a questo proposito, fino a
donare tutto se stesso, mettendo in pratica anche prima di predicarlo il
consiglio evangelico: Da’ a chi ti domanda qualcosa e non voltar le spalle a
chi ti chiede un prestito (Mt 5,42)". (FF 349)
Ma non pensiamo che questo orientarsi
secondo i consigli evangelici sia stata una cosa facile: Supplicava
devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a
realizzare il suo volere. Si svolgeva in lui una lotta tremenda, né poteva
darsi pace finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato. Mille
pensieri l'assalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel
turbamento e nella sofferenza. (FF 329)
Ecco il segreto e il fascino della sua
libertà! Ecco l'attualità di Francesco! Quanto è vicino ai giovani di oggi
con le loro lotte interiori tra una vita di libertinaggio e una vita
veramente libera e non rassegnata al vuoto a perdere del non senso. Quanto
può aiutare la sua esperienza, "codificata" nella Regola e testimoniata con
la vita, la società di oggi che, da una parte, erge la libertà-libertinismo
a vessillo e, dall'altra, si piange addosso e legifera per contenere la
deriva della s-regolatezza, senza comandamenti, senza Dio… Da una parte, si
disgrega l'ordine naturale della famiglia e, dall'altra, ci si lamenta che i
giovani sono senza valori e senza freni. Prima si insegna che tutto è lecito
e non bisogna avere inibizioni di sorta, specie in campo sessuale, e poi si
pongono le condizioni delle precauzioni o si propone il dramma
dell'uccisione della vita nascente o bisogna andare davanti a un giudice per
stabilire quanto tempo ha diritto un bambino di vedere ora l'uno ora l'altro
genitore. Da una parte, non si devono porre limiti alla ricerca scientifica
e alle sue applicazioni tecniche e, dall'altra, occorre difendersi dagli OGM,
dalle mucche pazze, dal buco dell'ozono, dalle radiazioni… e dagli
apprendisti stregoni dei moderni santuari del "no-limits". Prima si illudono
le nuove generazioni che nella vita non ci devono essere limiti, poi si
corre ai ripari con ulteriori leggi restrittive, punitive e contraddittorie.
Contro i paladini della carota e del bastone, l'esempio di Francesco,
l'attualità della sua vita "regolata" dal Vangelo, offre orizzonti di
speranza per una vita veramente libera e piena.
Consegniamo la Proposta Formativa 208/2009 dal
titolo “Diamoci una regolata” agli educatori e ai giovani del Movimento
Giovanile Francescano e non solo, perché possa essere lo spunto di una
approfondita riflessione e di felici determinazioni per vivere una vita
veramente libera come quella che Francesco sperimentò ottocento anni fa e
che tradusse in una Regola che fosse di orientamento anche per le
generazioni future.
fra’ Saverio Benenati, ofm conv.
Resp. SRPGV - MGF Sicilia |