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La Proposta Formativa MGF Sicilia 2009/2010
Negli ultimi tempi ne abbiamo fatto di strada!
Solo quattro anni fa nasceva il Servizio Regionale per la Pastorale
Giovanile che, immediatamente, dava vita a quel raggruppamento regionale di
giovani, espressione del carisma francescano-conventuale, che è il Movimento
Giovanile Francescano di Sicilia. Le varie proposte formative che si sono
succedute in questi quattro anni, che sono culminate nell’evento regionale
dell’MGFest, hanno scandito i passi del nostro cammino.
Dalla riscoperta della nostra vocazione di
giovani inseriti nel solco di Francesco d’Assisi, ai piedi della croce di
san Damiano (Signore, cosa vuoi che io faccia? – 2006), ci siamo messi alla
ricerca di Colui che solo può dare senso alla nostra esistenza e al nostro
operare (Il tuo volto, Signore, io cerco – 2007). Abbiamo poi voluto
condividere la nostra fede e la nostra esperienza ecclesiale e francescana
tentando di testimoniarle nell’ordinario di ogni giorno, a scuola, in
famiglia, sul lavoro, nel tempo libero (Guardate come si amano! – 2008).
Infine, lo scorso anno, ottavo centenario della nascita dell’Ordine
Francescano, facendo memoria dell’approvazione della Regola di Francesco da
parte di papa Innocenzo III nel 1209, abbiamo riscoperto il senso della
libertà coniugata con quello che è la nostra unica regola di vita, il
Vangelo di Gesù Cristo, sull’esempio del nostro Serafico Padre (Diamoci una
regolata! – 2009).
Uno sguardo attento a questo cammino, sia pure
arduo e impegnativo, ma non per questo meno gioioso, noterà che, alla fin
fine, ci siamo mossi non su una strada, ma forse semplicemente lungo un
corridoio, dentro una casa. Abbiamo infatti, come si suol dire, preso le
misure dell’ambiente in cui viviamo e cresciamo: la nostra vocazione e
identità francescana. Abbiamo approfondito il senso della nostra esperienza
francescana a livello personale e di fraternità. Ci siamo guardati dentro e
un po’ fuori, ma a breve raggio. È vero che negli ultimi due anni abbiamo
dato inizio a delle forti e belle esperienze di annuncio ed evangelizzazione
allo stato puro con il Progetto Sentinelle. Ma è stato un po’ come quando si
comincia a camminare da soli o si impara a nuotare. Sono delle esperienze
timorose, da farsi a breve distanza dagli adulti pronti ad intervenire alle
prime esitazioni. C’è tanta voglia di fare da soli, ma allo stesso tempo
cerchiamo le nostre sicurezze, i nostri salvagente, la terra sotto i piedi.
Certo il Progetto Sentinelle va avanti, ma possiamo fare di più e con più
impegno, sia continuando gli impegni intrapresi, sia utilizzando, inventando
e sperimentando ulteriori o nuove metodologie di primo annuncio.
Ora, dopo questi quattro anni spesi a
conoscere noi stessi, la nostra vocazione francescana, dove e come
incontrare e annunciare Cristo, con coerenza e in tutta libertà, occorre
aprire la porta di casa, delle nostre sicurezze, dove tutto è preparato e
apparecchiato da altri, dove tutto è scandito da ritmi conosciuti… il
gruppo, la formazione, la preghiera, la Messa, l’animazione con i più
piccoli… e cominciare a dare uno sguardo all’esterno e iniziare a camminare
per le strade e le piazze delle nostre città. La nostra fede e la nostra
esperienza ecclesiale e francescana, non può e non deve rimanere chiusa
nelle nostre sacrestie. Il Signore, che con noi è stato molto buono,
continua ad inviarci fuori, ai nostri coetanei, sia quelli conosciuti tra i
banchi di scuola o al pub, sia quelli che non conosciamo affatto lungo le
strade e le piazze del sabato sera, per invitarli al banchetto di nozze del
suo Figlio, quel banchetto in cui l’acqua incolore e insapore o perfino
sporca - poiché tutti ci si sono lavati le mani e le braccia fino al gomito!
(cfr. Gv 2,6) – che è la vita di tanti nostri fratelli e sorelle, si
trasformi in vino nuovo e buono, manifestazione della potenza e gloria di
Dio e della fede dei suoi discepoli (cfr. Gv 2,1-11).
Vogliamo andare fuori, non perché è giusto,
non perché non ne possiamo fare a meno altrimenti rischiamo di morire come
gruppi, non perché le nostre chiese si stanno svuotando anche dei bambini
del catechismo, non perché è bello, non perché ce la sentiamo… ma unicamente
perché inviati dal Signore e dalla sua Parola!
Carissimi fratelli e sorelle, non è un gioco
di parole o un voler, giustamente, dare il primato a Dio perché così deve
essere. Se andiamo da noi stessi, con il nostro coraggio e le nostre
motivazioni e convinzioni, rischieremo di annunciare noi stessi, le nostre
cose, i nostri gruppi, la stessa Chiesa. Noi andiamo fuori, invece, perché
inviati, perché messaggeri di un annuncio che non ci appartiene, di qualcosa
e di Qualcuno, che non siamo noi ed è diverso da noi. Noi siamo inviati a
portare l’annuncio di Gesù Cristo, della sua morte e risurrezione, della sua
vita nuova ed eterna che, seppure fatta nostra e sperimentata e vissuta per
la fede, è e rimane un dono di Dio. È lui che converte i cuori, è lui che
cura e guarisce le ferite, è lui, buon samaritano, che si china sull’uomo
ferito lungo la strada, se ne prende cura e ce lo affida, in quanto sua
Chiesa, perché lo aiutiamo a rialzarsi e a camminare da solo e a divenire a
sua volta non un nostro proselito, bensì evangelizzatore. È questa la
dinamica della fede. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà
salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E
come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno
sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza
essere prima inviati? La fede dipende dunque dalla predicazione e la
predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo. (Rm 10,13-15.17)
Pertanto la Proposta Formativa di quest’anno
sarà tutta centrata sulla Parola di Dio che nutre la nostra fede e che, allo
stesso tempo, ci invia affinché sia Vangelo, Buona Notizia, per ogni nostro
fratello e sorella incontrati lungo le strade delle nostre città.
fra’ Saverio Benenati, ofm conv.
Resp. SRPGV - MGF Sicilia |