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A) GLI ABITI FESTIVI DEI CRISTIANI PER
LA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI
Da diverse generazioni, i cristiani hanno utilizzato gli abiti migliori,
più belli e meglio confezionati, per partecipare ai vari sacramenti, e
in particolare alla celebrazione dei sacramenti del Battesimo,
dell’Eucaristia – Prima Comunione ed Eucaristia domenicale – e del
Matrimonio.
QUALE SIGNIFICATO RELIGIOSO HANNO TALI ABITI?
Questi abiti hanno vari e complementari motivazioni, significati e
finalità.
1) Anzitutto va rilevato che la liturgia della Chiesa riserva un ruolo
importante ai segni, e dunque anche all’abbigliamento delle persone che
vi partecipano. E questo per diversi motivi:
• la liturgia è il culmine e la fonte dell’azione della Chiesa e del
cristiano, la prima e necessaria sorgente dalla quale attingere uno
spirito veramente cristiano. Essa è celebrazione dell’incontro con il
Dio vivente in parole e in immagini, in simboli e in gesti. Si promuove
il senso del sacro, proprio della liturgia, soprattutto comprendendo più
profondamente i segni liturgici, che caratterizzano i vari sacramenti.
Questi sono soprattutto e innanzitutto azioni divine in parole e in
segni, in forme d’espressione umane. E questa caratteristica dei
sacramenti ben s’addice all’uomo moderno, che è particolarmente
sensibile ai simboli, ai segni, è particolarmente recettivo per il
linguaggio dei segni, in cui viene espresso visibilmente ciò che è
invisibile.
• Il culto liturgico coinvolge inoltre la persona intera: il suo
intelletto, i suoi sentimenti ed i suoi sensi, la sua anima e il suo
corpo, la sua dimensione interiore ed esteriore. La retta disposizione
interiore, richiesta dal servizio a Dio, si esprime anche nel
comportamento esteriore e nell’abbigliamento, in quanto gli elementi
esteriori contribuiscono a rafforzare le attitudini, i sentimenti e le
convinzioni interiori.
• Dio è il Creatore del cielo e della terra, presente nella Sua opera.
Tutte le cose buone hanno Dio come loro origine e fine. Ciò significa
che il mondo materiale, prezioso e buono, è un mezzo importante
attraverso il quale Dio si manifesta all’uomo e attraverso il quale la
persona conosce e comunica con Dio.
2) Gli abiti festivi esprimono la fede e la devozione di coloro che li
hanno commissionati, confezionati e di quanti li indossano. Tali vesti
oltre che esprimere, possono anche favorire, alimentare e rafforzare la
fede e devozione di tutti i partecipanti alla celebrazione sacramentaria,
i quali possono così comprendere maggiormente l’importanza della
celebrazione anche dal particolare e festivo abbigliamento delle
persone. Infatti conta molto non solo ciò che essi ascoltano, ma anche
ciò che vedono. Invece la trascuratezza anche nel modo di vestire è
indice che la fede è debole e che scarsa è l’importanza attribuita
all’azione che si sta compiendo.
3) La particolare cura nel vestiario usato per la celebrazione dei
sacramenti esprime la distinzione fra sacro e profano nella vita
quotidiana. Questa distinzione è particolarmente importante nel nostro
tempo, in quanto si osserva una tendenza a cancellare la distinzione tra
«sacrum» e «profanum», data la generale diffusa tendenza (almeno in
certi luoghi) alla dissacrazione di ogni cosa. Occorre invece
riscoprire, evidenziare e rispettare la sacralità del mistero di Dio,
che si fa presente e che agisce in modo speciale nei Sacramenti,
istituiti da Cristo e custoditi e celebrati con devozione dalla Chiesa
lungo i secoli. E’ pertanto necessario rispettare il carattere di «sacrum»
cioè di azione santa e sacra, del Sacramento che si va a celebrare, e in
particolare dell’Euca-ristia, la quale è azione santa e sacra, perché in
essa è continuamente presente ed agisce il Cristo, «il Santo» di Dio, e
perché è costitutiva delle sacre Specie (il Corpo e il Sangue di
Cristo), del «sancta sanctis», cioè delle cose sante, Cristo il Santo,
date ai santi (i fedeli battezzati).
4) Il decoro e la bellezza dei vestiti nelle celebrazioni liturgiche
esprime e richiama la dignità e la bellezza di realtà soprannaturali,
celesti. Infatti:
• I doni divini del mondo materiale vengono modellati dalle mani umane
in un’espressione di bellezza che glorifica e loda il Creatore.
• Manifestano, seppure limitatamente, la Bellezza stessa di Dio. La
bellezza e’ una dimensione fondamentale della vita umana. Anche
attraverso la bellezza dell’abbigliamento liturgico, l’uomo è invitato a
cogliere qualcosa della infinita Bellezza di Dio.
• E’ giusto e doveroso che si cerchi sempre di offrire a Dio quanto di
meglio e di piu’ bello esiste.
• Negli ultimi tempi poi si è affermato sempre più il ‘pulchrum’, (il
bello) come modo di arrivare a Dio, somma Bellezza, e per trasmettere
agli uomini qualcosa della vita di Dio, anche attraverso la creazione
artistica dei vestiti.
• La solennità e la bellezza delle vesti, in particolare quelle
indossate la domenica per partecipare alla Santa Messa, esprimono un
senso profondo e penetrante di gioia per la nostra fede nella
Risurrezione di Cristo. Infatti proprio di domenica Cristo è risorto, ed
è dunque giusto e doveroso che questo evento centrale della fede
cristiana sia celebrato con dignità, con gioia e in un clima di festa:
elementi questi che possono e devono trasparire anche dal modo di
vestirsi da parte dei cristiani che partecipano alla Celebrazione
Eucaristica domenicale.
• L’abbigliamento festivo dei fedeli anticipa e prefigura la
deificazione dell’umanità, chiamata a condividere alla fine dei tempi in
cielo, per tutta l’eternità, la vita splendente, la gioia perfetta e la
gloria luminosa di Dio: “Hanno lavato le loro vesti rendendole candide
con il sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e
gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario” (Apocalisse
7,14-15).
5) Gli abiti festivi aiutano anche a cogliere la dimensione comunitaria
insita in ogni Sacramento, che è sempre celebrazione di tutta la Chiesa.
Infatti, poiché l’uomo ha una natura che lo porta a vivere in società,
ha bisogno delle espressioni sensibili che lo aiutino a vivere questa
esperienza della vita comunitaria. Le vesti indossate dai partecipanti
alla celebrazione di un sacramento evidenziano la sua dimensione
comunitaria, ecclesiale e non solo individuale. E’ la celebrazione
festosa, non solo di tutta una comunità familiare, parentale,
parrocchiale, ma anche di tutta la Chiesa, che condivide la gioia del
singolo.
B) LE VESTI DEL SACERDOTE PER LA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI
Quanto detto circa gli abiti festivi indossati dai fedeli quando
partecipano alla celebrazione dei Sacramenti cristiani, è valido anche
per i paramenti liturgici utilizzati dal sacerdote nel presiedere la
celebrazione dei vari Sacramenti.
Ma occorre aggiungere ulteriori motivazioni e finalità che giustificano,
in modo specifico e proprio, l’uso di dignitosi paramenti liturgici da
parte del sacerdote. Ed è proprio per questi specifici motivi e
significati che le vesti che indossano i sacerdoti, prima di essere
destinate all’uso liturgico, vengono opportunamente benedette.
QUALI SONO LE FINALITA’ SPECIFICHE DELLE VESTI LITURGICHE
DEL SACERDOTE CELEBRANTE?
Il paramento liturgico indossato dal sacerdote nella celebrazione dei
sacramenti indica la particolare missione che svolge il sacerdote nella
celebrazione sacramentaria. Egli, in ogni sacramento, agisce non
semplicemente come uomo, ma come rappresentante di Cristo e come
presidente dell’azione liturgica, grazie alla speciale potestà sacra di
cui è investito con il Sacramento dell’Ordine. Il paramento liturgico
pertanto, che il celebrante indossa, indica il peculiare servizio
ministeriale del sacerdote, il quale, per la grazia sacramentale, non
celebra a nome proprio o come delegato della propria comunità, bensì
nella specifica, sacramentale identificazione col «sommo ed eterno
sacerdote» che è Cristo, in persona Christi capitis (in persona di
Cristo Capo) e a nome della Chiesa. E l’abito, che il sacerdote indossa,
gli ricorda che non può considerarsi come un «proprietario», che
liberamente dispone del testo liturgico e del sacro rito come di un suo
bene peculiare, così da dargli uno stile personale e arbitrario, ma gli
ricorda che sta agendo a nome di un Altro, compiendo una missione che è
distinta essenzialmente da quella degli altri fedeli.
Infatti “nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, non tutte le membra
svolgono lo stesso compito. Questa diversità di compiti, nella
celebrazione dell’Eucaristia, si manifesta esteriormente con la
diversità delle vesti sacre, che perciò devono essere segno dell’ufficio
proprio di ogni ministro” (MESSALE ROMANO, Ordinamento generale, n.
335).
QUALI SONO LE DISPOSIZIONI DELLA CHIESA CIRCA I PARAMENTI LITURGICI?
* La subordinazione del ministro celebrante al «mysterium», che gli è
stato affidato dalla Chiesa per il bene di tutto il Popolo di Dio, deve
trovare la sua espressione anche nell’osservanza delle esigenze
liturgiche relative alla celebrazione dei vari sacramenti e in
particolare dell’Eucaristia. “Queste esigenze si riferiscono, ad
esempio, all’abito e, in particolare, ai paramenti che indossa il
celebrante. E’ naturale che vi siano state e vi siano circostanze in cui
le prescrizioni non obbligano. Abbiamo letto con commozione, in libri
scritti da sacerdoti ex-prigionieri in campi di sterminio, relazioni di
celebrazioni eucaristiche senza le suddette regole, e cioè senza altare
e senza paramenti. Se però in quelle condizioni ciò era prova di eroismo
e doveva suscitare profonda stima, tuttavia, in condizioni normali,
trascurare le prescrizioni liturgiche può essere interpretato come
mancanza di rispetto verso l’Eucaristia, dettata forse da individualismo
o da un difetto di senso critico circa opinioni correnti, oppure da una
certa mancanza di spirito di fede” (Papa GIOVANNI PAOLO II, Lettera
Dominicae cenae, n.12).
* Tenendo conto di ciò, la Chiesa è intervenuta a dare opportune
indicazioni sul come devono essere in generale gli arredamenti liturgici
e in particolare le vesti sacre, al fine anche di esprimere al meglio la
dimensione innanzi tutto religiosa e spirituale della celebrazione
sacramentaria, evitando ogni forma di spettacolarizzazione o di
rappresentazione teatrale.
• “L’arredamento della chiesa si ispiri a una nobile semplicità,
piuttosto che al fasto. Nella scelta degli elementi per l’arredamento,
si curi la verità delle cose e si tenda all’educazione dei fedeli e alla
dignità di tutto il luogo sacro. Pertanto la Chiesa non cessa di fare
appello al nobile servizio delle arti e ammette le forme artistiche di
tutti i popoli e di tutti i paesi. Anzi, come si sforza di conservare le
opere d’arte e i tesori che i secoli passati hanno trasmesso e, per
quanto è possibile, cerca di adattarli alle nuove esigenze, cerca pure
di promuovere nuove forme corrispondenti all’indole di ogni epoca.
Perciò nella formazione degli artisti come pure nella scelta delle opere
da ammettere nella chiesa, si ricerchino gli autentici valori dell’arte.
• La bellezza e la nobiltà delle vesti si devono cercare e porre in
risalto più nella forma e nella materia usata, che nella ricchezza
dell’ornato. Gli ornamenti possono presentare figurazioni, o immagini, o
simboli, che indichino l’uso sacro delle vesti, con esclusione di ciò
che non vi si addice.
• Per la confezione delle vesti sacre, oltre alle stoffe tradizionali,
si possono usare altre fibre naturali proprie delle singole regioni,
come pure fibre artificiali, rispondenti alla dignità dell’azione sacra
e della persona..
• Anche per ogni tipo di suppellettile sacra la Chiesa ammette il genere
e lo stile artistico di ogni regione, e accetta quegli adattamenti che
corrispondono alle culture e alle tradizioni dei singoli popoli, purché
ogni cosa sia adatta all’uso per il quale è destinata.
• Nello scegliere la materia per la suppellettile sacra, oltre a quella
tradizionalmente in uso, si possono adoperare anche quelle che, secondo
la mentalità del nostro tempo, sono ritenute nobili, durevoli e che si
adattano bene all’uso sacro.
• Riguardo alla forma delle vesti sacre, le Conferenze Episcopali
possono stabilire e proporre alla Sede Apostolica adattamenti richiesti
dalle necessità e dagli usi delle singole regioni” (MESSALE ROMANO,
Ordinamento generale, nn. 289; 342-344, 390).
LUNGO I SECOLI, CHE COSA E’ AVVENUTO CIRCA I PARAMENTI LITURGICI?
* S. Carlo Borromeo nel promuovere la riforma spirituale della Chiesa,
curò e indicò anche la riforma della liturgia, e all’interno di essa,
sollecitò anche maggiore cura e stile nel preparare, conservare e
utilizzare i paramenti liturgici, ordinando di abolire quelli non più
adatti: alcuni di essi furono pertanto riutilizzati, altri furono
distrutti.
* Per questo troviamo tessuti di epoche precedenti riadattati in
paramenti di epoche successive. In certe circostanze i tessuti sono
stati riutilizzati per confezionare vesti di nuovo stile, e i tessuti di
epoca precedente, che apparivano eccessivamente sobri o eccessivamente
sfarzosi rispetto alla sensibilità che prevaleva in quel determinato
periodo storico, sono diventati materia prima per riutilizzi in forme
nuove.
QUAL E’ LA TIPOLOGIA DELLE VESTI LITURGICHE DEL CELEBRANTE?
Ecco i principali tipi di vesti liturgiche utilizzate dal sacerdote per
la celebrazione dei sacramenti:
• L’amitto: panno bianco da applicare intorno al collo, quando il
camice non copre completamente l’abito comune del sacerdote
• Il camice: veste di stoffa bianca, che è lunga sino alle
caviglie e che copre completamente l’abito del sacerdote
• Il cingolo: cintura in stoffa che stringe il camice a livello
dei fianchi del celebrante
• La stola: importante insegna, che è a forma di sciarpa, portata
dal sacerdote e dal vescovo sul collo. Il diacono invece la indossa di
traverso sulla spalla sinistra
• La pianeta o la casula: paramento che il sacerdote
celebrante indossa sopra il camice e la stola; è confezionato nei vari
colori liturgici
• La cotta: sopravveste bianca, spesso ornata di pizzo, lunga
fino al ginocchio, con maniche corte e larghe, da indossare sopra la
talare. Viene usata anche dai ministranti, che servono all’altare
(chierichetti)
• Il velo omerale: panno per coprire e riparare in segno di
rispetto, da portare sulle spalle, quando il sacerdote tiene
l’ostensorio durante la benedizione eucaristica solenne o durante una
processione presentazione delle offerte
• Il piviale: veste liturgica usata originariamente per le
processioni e in seguito anche per la Liturgia delle Ore nelle feste
solenni e per la celebrazione dei Sacramenti al di fuori della Messa e
per la benedizione col Santissimo Sacramento.
QUALI SONO I COLORI LITURGICI PER LA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI,
E IN PARTICOLARE DELLA S. MESSA?
* I colori evidenziano il tempo liturgico e la rispettiva caratteristica
particolare che la celebrazione presenta nei vari tempi liturgici. “La
differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche
con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede
che vengono celebrati e il senso della vita cristiana in cammino lungo
il corso dell’anno liturgico” (MESSALE ROMANO, Ordinamento generale,
345).
* Secondo il tipo e la finalità della celebrazione, i giorni e i tempi
liturgici dell’anno ecclesiastico, sono prescritti per i paramenti i
seguenti colori: il bianco, il rosso, il verde, il violetto, il rosaceo
e il nero.
* In ogni periodo dell’anno liturgico, è possibile sostituire i suddetti
vari colori con il colore oro, per particolari motivi di solennità.
* Questo è il periodo liturgico e il significato di ogni singolo colore:
• Bianco: si usa nel tempo pasquale e nel tempo natalizio, nelle
feste della Madonna e dei santi non martiri. E’ il colore della gioia
pasquale, della luce e della vita.
• Verde: si usa nel tempo ordinario. Esprime la giovinezza della
Chiesa, la ripresa di una vita nuova.
• Rosso: si usa nella domenica delle Palme, nel Venerdì Santo,
nella Pentecoste, nelle feste dei santi martiri. Significa il dono dello
Spirito Santo che rende capaci di testimoniare la propria fede anche
fino al martirio (indica anche il sangue).
• Viola: si usa in Avvento, in Quaresima, nella liturgia dei
defunti. Indica la speranza, l’attesa di incontrare Gesù, lo spirito di
penitenza, la speranza cristiana nei momenti della sofferenza e del
lutto.
• Rosaceo: si usa solo nel rito romano per la terza domenica di
Avvento e per la quarta domenica di Quaresima. Indica l’attesa che
prepara la Solennità che s’avvicina.
• Nero: si usa talvolta nei funerali e nelle celebrazioni per i
defunti.
Il Primicerio della Basilica dei
SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
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