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Cari fratelli e sorelle!
Grazie per la vostra accoglienza! Vi saluto tutti con grande affetto.
Dopo la pausa dovuta al soggiorno in Valle d’Aosta, oggi riprendo le
Udienze generali. E riprendo con un’Udienza davvero speciale, perché ho
la gioia di accogliere il grande Pellegrinaggio Europeo dei Ministranti.
Cari ragazzi e giovani, benvenuti! Poiché la maggior parte dei
ministranti oggi convenuti in questa Piazza sono di lingua tedesca, mi
rivolgerò prima di tutto a loro nella mia lingua materna.
(segue il discorso in lingua tedesca che riportiamo nella traduzione
italiana)
Cari ministranti,
Sono felice che la mia prima Udienza dopo la vacanza nelle Alpi sia con
voi ministranti e saluto con affetto ciascuno di voi. Ringrazio il
vescovo ausiliare di Basel Mons. Martin Gächter per le parole con cui,
in qualità di Presidente del Coetus Internationalis Ministrantium, ha
introdotto l'Udienza, e ringrazio per il foulard, grazie al quale sono
tornato ad essere ministrante. Più di 70 anni fa, nel 1935, ho
incominciato come ministrante, quindi un lungo tragitto su questo
cammino. Saluto cordialmente il Cardinale Christoph Schönborn, che ieri
ha celebrato per voi la Santa Messa, e i numerosi Vescovi e Sacerdoti
provenienti dalla Germania, dall'Austria, dalla Svizzera e
dall'Ungheria. A voi, cari ministranti, desidero offrire, brevemente,
visto che fa caldo, un messaggio che possa accompagnarvi nella vostra
vita e nel vostro servizio nella Chiesa. Desidero per questo riprendere
l'argomento che sto trattando nelle catechesi di questi mesi. Forse
alcuni di voi sanno che nelle Udienze generali del mercoledì sto
presentando le figure degli Apostoli: per primo Simone, al quale il
Signore ha dato il nome di Pietro, suo fratello Andrea, poi altri due
fratelli, san Giacomo detto «il maggiore», primo martire tra gli
Apostoli, e Giovanni il teologo, l’evangelista, e poi Giacomo detto «il
minore». Conto di continuare a presentare i singoli Apostoli nelle
prossime Udienze, nei quali, per così dire, la Chiesa diventa personale.
Oggi però ci soffermiamo su un tema comune: che genere di persone erano
gli Apostoli. In breve potremmo dire che erano "amici" di Gesù. Lui
stesso li ha chiamati così nell'ultima Cena, dicendo loro: «Non vi
chiamo più servi, ma amici» (Gv 15, 15). Sono stati, e sono potuti
essere, apostoli e testimoni di Cristo perché erano suoi amici, perché
lo conoscevano a partire dall’amicizia, perché gli erano vicini. Erano
uniti da un legame di amore vivificato dallo Spirito Santo. Possiamo
intendere in questa prospettiva il tema del vostro pellegrinaggio: «Spiritus
vivificat». È lo Spirito, lo Spirito Santo che vivifica. È lui che
vivifica il vostro rapporto con Gesù, di modo che non sia solo
esteriore: "sappiamo che è esistito e che è presente nel Sacramento", ma
lo fa diventare un rapporto intimo, profondo, di amicizia davvero
personale, capace di dare senso alla vita di ognuno di voi. E poiché lo
conoscete e poiché lo conoscete nell’amicizia, potrete dargli
testimonianza e portarlo alle altre persone. Oggi, vedendovi qui davanti
a me in Piazza San Pietro, penso agli Apostoli e sento la voce di Gesù
che vi dice: «Non vi chiamo servi, ma amici: rimanete nel mio amore, e
porterete molto frutto» (Gv 15, 9.16). Vi invito: ascoltate questa voce!
Cristo non l’ha detto solo 2000 anni fa; egli è vivo e lo dice a voi
adesso. Ascoltate questa voce con grande disponibilità; ha qualcosa da
dire ad ognuno. Forse a qualcuno di voi dice: "voglio che mi serva in
modo speciale come sacerdote diventando così mio testimone, essendo mio
amico e introducendo altri in questa amicizia". Ascoltate comunque con
fiducia la voce di Gesù. La vocazione di ciascuno è diversa, ma Cristo
desidera fare amicizia con tutti, così come ha fatto con Simone, che
chiamò Pietro, con Andrea, Giacomo, Giovanni e con gli altri Apostoli.
Vi ha donato la sua parola e continua a donarvela, perché conosciate la
verità, perché sappiate come stanno veramente le cose per l’uomo, e che
quindi sappiate come si deve vivere in modo giusto, come si deve
affrontare la vita affinché diventi vera. Potrete così essere, ognuno a
modo suo, suoi discepoli e apostoli.
Cari ministranti, voi in realtà siete già apostoli di Gesù! Quando
partecipate alla Liturgia svolgendo il vostro servizio all'altare, voi
offrite a tutti una testimonianza. Il vostro atteggiamento raccolto, la
vostra devozione che parte dal cuore e si esprime nei gesti, nel canto,
nelle risposte: se lo fate nella maniera giusta e non distrattamente, in
modo qualunque, allora la vostra è una testimonianza che tocca gli
uomini. Il vincolo di amicizia con Gesù ha la sua fonte e il suo culmine
nell'Eucaristia. Voi siete molto vicini a Gesù Eucaristia, e questo è il
più grande segno della sua amicizia per ciascuno di noi. Non
dimenticatelo; e per questo vi chiedo: non abituatevi a questo dono,
affinché non diventi una sorta di abitudine, sapendo come funziona e
facendolo automaticamente, ma scoprite ogni giorno di nuovo che avviene
qualcosa di grande, che il Dio vivente è in mezzo a noi, e che potete
essergli vicini e aiutare affinché il suo mistero venga celebrato e
raggiunga le persone. Se non cederete all’abitudine e svolgerete il
vostro servizio a partire dal vostro intimo, allora sarete veramente
suoi apostoli e porterete frutti di bontà e di servizio in ogni ambito
della vostra vita: in famiglia, nella scuola, nel tempo libero. Quell'amore
che ricevete nella Liturgia portatelo a tutte le persone, specialmente
dove vi accorgete che manca loro amore, che non ricevono bontà, che
soffrono e sono sole. Con la forza dello Spirito Santo, cercate di
portare Gesù proprio a quelle persone che vengono emarginale, che non
sono molto amate, che hanno problemi. Proprio lì con la forza dello
Spirito Santo dovete portare Gesù. Così quel Pane, che vedete spezzare
sull'altare, verrà ancora condiviso e moltiplicato, e voi, come i dodici
Apostoli, aiuterete Gesù a distribuirlo in mezzo alla gente di oggi,
nelle diverse situazioni della vita. Così, cari ministranti, le mie
ultime parole a voi sono: siate sempre amici e apostoli di Gesù Cristo!
E ora passo alle altre lingue, incominciando dall’italiano…
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, tra i quali sono
lieto di accogliere i partecipanti al Campionato Mondiale di Twirling e
il gruppo che compie il pellegrinaggio in bicicletta da Lurago d’Erba a
Gerusalemme, promosso dall’Opera Don Guanella. Possa anche questa
iniziativa contribuire alla causa della pace in Terra Santa, duramente
provata dagli eventi bellici di questi giorni. Mi rivolgo ora, in modo
particolare, ai numerosi ministranti. Cari ragazzi, anche a voi, come
agli Apostoli, Gesù dice: "Vi ho chiamato amici" (Gv 15,15). L’amicizia
con Gesù è il dono più bello della vita, e voi avete la gioia di
rinnovarlo ogni volta che svolgete il vostro servizio nella liturgia.
Rimanete sempre fedeli a questa amicizia, leggendo e meditando il
Vangelo, nutrendovi dell’Eucaristia e fermandovi in adorazione davanti
al Tabernacolo. Così diventerete veri discepoli del Signore, pronti a
rispondere con gioia e fiducia alla sua vocazione, specialmente se vi
inviterà a lasciare tutto per diventare con Lui "pescatori di uomini" (cfr
Mc 1,17). Cari ministranti, state sicuri, io prego per voi, perché siate
sempre amici ed apostoli di Gesù!
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