Proclamate il Vangelo

Spalanchiamo le porte dei nostri cenacoli per accogliere il nuovo che il Signore ci invia.

Dal Vangelo secondo Marco (16,9-15)

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.

Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.

Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

 

 

L’epilogo del Vangelo di Marco non è dei più esaltanti. Una donna, che fu per giunta posseduta da sette demoni (numero simbolico che indica pienezza), è incaricata di portare l’annuncio della risurrezione, ma non viene creduta dalla comunità.

Allora Gesù affida il compito di risvegliare la comunità a due discepoli che proprio il giorno di Pasqua, delusi ed amareggiati, l’abbandonavano. Ma non credettero neppure a loro.

Pietro e gli altri discepoli del cenacolo di Gerusalemme, fanno proprio fatica ad aprirsi alla fede pasquale testimoniata ed annunciata da gente dal discutibile passato. E purtroppo la storia si ripete ancora oggi: quanta fatica ad accogliere la ventata di novità, la fede entusiasta, fresca, “fuori dai canoni”… proveniente dall’esterno. C’è ancora oggi una Chiesa – vescovi, parroci, comunità e gruppi ecclesiali – che ritenendosi depositaria della fede e di ogni sua espressione visibile, non riesce ad accettare che il Signore possa operare all’esterno di essa, liberamente e gratuitamente. Chiusa in sé stessa, trova mille argomentazioni, anche teologiche ed ecclesiologiche, per diffidare non solo delle novità dello Spirito, ma anche di chi il Signore stesso manda dall’esterno a smuovere le acque.

Pensiamo a quanta sofferta avversità ha dovuto sopportare Paolo di Tarso nel farsi accettare prima come convertito e poi come apostolo. Quanti giovani, ancora oggi, che per l’innanzi erano ostili alla Chiesa, trovano le porte delle comunità sbarrate perché la loro conversione e la loro chiamata al discepolato-missionario non è avvenuta all’interno delle quattro mura di una chiesa e non è stata opera delle mani dei responsabili pastorali che l’abitano….

Ad ogni celebrazione eucaristica il Signore risorto rimprovera la nostra incredulità e durezza di cuore che trasforma la comunità in club esclusivo ed escludente. Apriamo, spalanchiamo, le porte dei nostri cenacoli per accogliere il nuovo che il Signore ci invia e per uscire anche noi fuori ad annunciare il Vangelo di vita e di salvezza.