Tutti ti cercano!

La psicologia della tomba poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

 

Nella casa dei discepoli –  la Chiesa – tutti sono chiamati al servizio. È vero che essa – usando le parole di Papa Francesco – è come un’ospedale da campo in cui vengono accompagnati, accolti e curati tutti i feriti dal male, ma non potrà mai essere una “casa di riposo” per gente che sa solo lamentarsi, che niente fa e niente fa fare agli altri con continue richieste di attenzioni verso sé stessi. La Chiesa ruota attorno a Cristo, non certamente attorno al nostro “io” febbricitante e sterile, anestetizzato al sevizio.

«Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da se stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come il più prezioso degli elisir del demonio. Chiamati ad illuminare e a comunicare vita, alla fine si lasciano affascinare da cose che generano solamente oscurità e stanchezza interiore, e che debilitano il dinamismo apostolico» (Evangelii Gaudium, 83).

Che il Signore ci guarisca dal male dell’accidia.