Non giudicate

Impariamo a giudicare gli altri con la stessa clemenza che concediamo a noi stessi.

Dal Vangelo secondo Matteo (7,1-5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

 

 

Il giudizio inappellabile, chi non l’ha subito? E chi di noi può dire di non averlo pronunciato sugli altri e forse anche su sé stessi?

La questione, però, non riguarda solamente il nostro modo di vedere e indicare gli altri. Non è una questione di pensare e di emettere dei giudizi sugli altri, per quanto magari possano essere oggettivamente veri. Essa riguarda molto spesso, particolarmente all’interno delle comunità religiose, anche il nostro modo di vedere Dio. Chi lo vede come un “giudice” che non fa o farà sconti a nessuno (ci presenteremo un giorno al cospetto del suo tribunale…!), si sentirà autorizzato ad emettere sentenze magari in linea con i dettati morali delle Scritture o del Magistero ecclesiale, mentre chi lo vede come un Padre amorevolissimo, riterrà che tutto è lecito e permesso perché tanto la misericordia di Dio va oltre il peccato dell’uomo.

Ma Dio non è un severo sanzionatorie e nemmeno Babbo Natale… Il cristiano è sì chiamato a giudicare – non a spettegolare, né a calunniare, né tanto meno a sentenziare! – ma secondo la logica di un Dio che è anche Padre, che vede il male commesso dai suoi figli, ma che vede anche il tanto bene che li abita e che possono compiere. Pertanto Egli va in cerca della pecora perduta, non l’abbandona ad un amaro destino, ma neanche la percuote e l’azzoppa per tenersela forzatamente stretta a sé.

Impariamo a giudicare gli altri con la stessa clemenza che concediamo a noi stessi, ma soprattutto secondo il metro di misura del giudizio paterno di Dio, e godremmo del paradiso già qui e ora!