“Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede … e noi saremmo i più miserabili tra tutti gli uomini”. Queste parole di Paolo esprimono bene qual è l’unico fondamento della fede cristiana: la resurrezione di Gesù Cristo dai morti che oggi celebriamo nella Pasqua.

“Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede … e noi saremmo i più miserabili tra tutti gli uomini” (cf. 1Cor 15,14.19). Queste parole di Paolo esprimono bene qual è l’unico fondamento della fede cristiana: la resurrezione di Gesù Cristo dai morti che oggi celebriamo nella Pasqua, festa delle feste, speranza per tutti gli uomini di una vita senza fine in Cristo, “il primo risorto tra coloro che sono morti” (Col 1,18). Ascoltiamo dunque la narrazione di quella che è la buona notizia per eccellenza, secondo lo sguardo “altro” del quarto vangelo.

Nell’ora della morte di Gesù, presso la croce vi erano solo alcune donne – tra cui Maria di Magdala, la Maddalena – e il discepolo amato (cf. Gv 19,25-27), un pugno di persone che non riusciva a credere possibile la fine ignominiosa di quel rabbi e profeta di Nazaret da loro tanto amato. Al tramonto di quel 7 aprile dell’anno 30 si apre il sabato, giorno carico di un silenzio di paura e di angoscia: la morte sembra avere posto la parola fine sulla vicenda di Gesù, su quella vita capace di raccontare in pienezza il vero volto di Dio. Ma ecco che all’alba del 9 aprile, non appena il riposo sabbatico è terminato, vi è ancora qualcuno che non si rassegna a questo esito fallimentare: “nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio”.

Ma chi è Maria Maddalena? Una donna dal passato devastato, liberata da “sette demoni” (cf. Lc 8,2) proprio grazie all’incontro con Gesù, che aveva significato per lei ristabilimento della comunicazione e inizio di una vita nuova; senza indugio essa aveva dunque incominciato a seguire Gesù quale discepola, fatto scandaloso perché contrario a tutte le consuetudini giudaiche… I vangeli non dicono altro su questa insolita sequela: sarà la tradizione a identificare la Maddalena con la prostituta che aveva lavato i piedi di Gesù con le proprie lacrime e li aveva asciugati con i suoi capelli (cf. Lc 7,37-38), colei “cui sono stati perdonati molti peccati, poiché ha molto amato” (cf. Lc 7,47).

È lei che fa ritorno alla tomba, mentre l’oscurità avvolge ancora il paesaggio e, soprattutto, vela il suo cuore. Va per vedere il sepolcro? Per ungere di profumo il cadavere di Gesù? Il quarto vangelo tace sulle sue intenzioni, lasciando nel contempo trasparire il movente profondo dell’agire della Maddalena: essa va al sepolcro perché non riesce a rassegnarsi all’idea della scomparsa di colui che tanto aveva amato. Ed ecco, una novità sconvolgente la attende: Maria “vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”! Immediata la sua reazione: “Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Parole che potevano anche apparire come allucinazioni (cf. Lc 24,11), parole difficili da credere, eppure così cariche di amore da provocare un’altra corsa, quella di Pietro e del discepolo amato al sepolcro.

E anche in questo caso è questione di amore. Dopo la corsa al sepolcro, infatti, i due discepoli tornano a casa senza proferire parola (cf. Gv 20,10). Pietro probabilmente, pur avendo visto il sudario e le bende, non ha compreso l’evento straordinario accaduto; ma per il discepolo amato le cose stanno diversamente: “entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. Siamo di fronte al compimento puntuale di una promessa di Gesù: “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21). Sì, se è vero che “la fede nasce dall’ascolto” (Rm 10,17), qui comprendiamo che la fede nasce dall’amore: solo l’amore per Gesù permette di comprendere in profondità la Scrittura e di saper discernere, a partire da un sepolcro vuoto, che Cristo è risorto.

Qui si conclude il vangelo odierno, ma noi possiamo seguire ancora brevemente la vicenda di Maria. La ritroviamo “vicino al sepolcro” (Gv 20,11), mentre piange e persevera nella sua ricerca del corpo morto di Gesù. Un amore testardo, una ricerca forse sbagliata; eppure tutto questo pare “costringere” il Risorto a rivelarsi, con una sola parola: “Maria!”. La voce che le aveva ridato la vita è la voce di colui che ora è risorto da morte ed è vivente per sempre; Maria gli si getta ai piedi ed esclama: “Mio rabbi, mio maestro!” (Gv 20,16), poi corre finalmente ad annunciare ai discepoli la resurrezione. È lei “l’apostola degli apostoli”, come affermerà la grande tradizione della chiesa…

Ecco la prima festa di Pasqua, ma l’annuncio gioioso di Maria e lo sguardo di fede del discepolo amato hanno attraversato i secoli; ancora oggi risuona infatti quella parola che è lieto annunzio per l’umanità intera: “Dio ha risuscitato Gesù” (cf. At 2,24), la vita è più forte della morte, l’amore è più forte della morte (cf. Ct 8,6)!“Dov’è, o morte, la tua vittoria?” (1Cor 15,55): questo dovrebbe essere il canto intonato nel giorno di Pasqua dai cristiani, nella consapevolezza che ormai la morte non è più la parola definitiva, ma è solo l’esodo da questo mondo al Padre, che ci richiamerà tutti a vita eterna… Davvero, come aveva ben compreso Isacco il Siro, da quell’alba di quasi duemila anni fa “il solo e vero peccato è rimanere insensibili alla resurrezione”.

Enzo Bianchi