Non si arresta il flusso degli italiani che espatriano: altri novantamila nel 2023 con sempre la Sicilia a guidare la classifica.
Migrano i giovani, i giovani adulti ma anche gli over 65. Sembra essere questa l’unica Italia che continua a crescere. Sono 6 milioni 134 mila gli italiani che vivono all’estero. Lo scorso anno sono espatriati 89.462 italiani, il 9,1% in più rispetto al 2022. E sta emergendo anche il fenomeno della propensione all’espatrio verso altri Paesi europei dei “nuovi italiani”, ossia gli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza in Italia. Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Italiani nel mondo 2024 realizzato dalla Fondazione Migrantes.
Più della metà degli italiani nel mondo vive in Europa. Nel 2024 il 54,2% dei 6,1 milioni di iscritti all’Aire (l’Anagrafe degli italiani all’estero) si trova in Europa, il 40,6% in America, oltre 167 mila in Oceania, più di 78 mila in Asia e 70 mila in Africa.
E la Sicilia si conferma nel 2024 la regione con la comunità di iscritti Aire più numerosa (+826 mila), seguita dalla Lombardia (+641 mila) e dal Veneto (+563 mila). Il 45,8% degli iscritti all’Aire è di origine meridionale (oltre 2,8 milioni, di cui 956 mila isolani). Oltre 2,3 milioni sono del Settentrione e 966 mila sono gli iscritti del Centro Italia (15,7%).
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Età varia. Il 23,2% di chi risiede all’estero ha tra i 35 e i 49 anni; il 21,7% appartiene alla fascia di età 18-34 anni e il 19,5% a quella 50-64 anni. Solo il 14,6% di chi è all’estero è minorenne, mentre gli anziani sono il 21,0%.
Tra gli over 65 in aumento (+12,9%) c’è chi torna nel Paese in cui era emigrato per anni, dove sono nati anche i nipoti; c’è chi fa il nonno o la nonna baby-sitter inseguendo figli e nipoti; c’è chi parte per la prima volta e chi, invece, va all’estero per vivere meglio e pagare meno tasse. In sintesi, rivela il rapporto, “sono cinque gli indicatori di opportunità che influenzano gli anziani italiani nella scelta di emigrare: il clima clemente, il regime di tassazione, il sistema sanitario, il costo della vita e il dinamismo culturale”.
Anche nel 2022 e 2023 i principali Paesi di destinazione sono ancora il Regno Unito e la Germania che hanno accolto, rispettivamente, il 15,1% e il 13,3% degli emigrati italiani, seguiti da Svizzera, Francia, Spagna, Brasile e Stati Uniti d’America.
Emigrati con diploma e laurea. Riguardo al livello di istruzione, riferito all’anno 2022, in prevalenza gli emigrati italiani hanno un titolo di studio medio-alto (circa il 69% ha il diploma). Nel decennio 2013-2022, la perdita complessiva di giovani laureati nella classe di età 25-34 anni a favore dell’estero ammonta nel Nord a circa 43 mila unità, nel Centro è di circa 14 mila unità, mentre nel Mezzogiorno è di circa 30 mila unità.
La mobilità interna e lo spopolamento. Su circa 2 milioni di trasferimenti annuali complessivi, circa tre quarti riguardano movimenti tra Comuni italiani. Il Nord-Est continua a essere l’area del Paese più attrattiva. Dal 2014 gli abitanti delle aree interne sono diminuiti del 5%, ossia 700 mila unità. Gli abitanti si riducono e, di conseguenza, si ridimensionano le attività commerciali (-26 mila dal 2014). Scuole, bar, filiali di banche, attività commerciali chiudono generando nuovi esodi.
In 10 anni emigrati all’estero anche 146.000 “nuovi cittadini italiani”. Tra il 2012 e il 2022 oltre 146 mila stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana hanno poi trasferito la residenza all’estero. Nel corso del 2022 ne sono emigrati poco meno di 19 mila. Lasciano l’Italia soprattutto gli emigrati italiani di origine brasiliana, bangladesi, ghanesi, pakistani e indiani. I Paesi europei accolgono l’82% dei flussi degli emigrati che hanno acquisito la cittadinanza italiana tra il 2012 e il 2022.
Dal 2024 meno agevolazioni statali e meno rientri. Mentre nel 2022 il numero di nuovi contribuenti provenienti dall’estero e beneficiari delle agevolazioni fiscali è cresciuto di 11.500 unità, portando il totale a oltre 32.500 con una crescita del 90% (dopo il balzo del +144% nel 2021) gli esperti sono certi che il 2024 vedrà “un collasso dei rientri”, a causa dell’abrogazione del regime agevolativo per i lavoratori del settore privato contenuto nel decreto legislativo 209/2023. La Fondazione Migrantes evidenzia “gli effetti negativi” dallo “scoraggiare paradossalmente l’ingresso di soggetti giovani e con figli, proprio mentre il Paese è alle prese (da anni) con sfide quali la denatalità e l’inverno demografico.”
Secondo il rapporto oggi assistiamo però “a una sorta di distribuzione scalare dei diritti di cittadinanza” come se fossero dei “gironi concentrici”: “nel primo ci sono i cittadini comunitari, i cui diritti sono regolati secondo il principio della reciprocità; nel secondo i cittadini non comunitari, dove valgono accordi bilaterali, convenzioni, patti coloniali; nel terzo ci sono i rifugiati, i richiedenti asilo, gli apolidi, fino ad arrivare agli irregolari”. Si sottolinea perciò l’importanza di “costruire percorsi di cittadinanza che aiutino a rileggere l’uguaglianza sociale delle persone” ma il dibattito odierno è “da troppo tempo ancorato su posizioni ideologiche e di parte”. “Per una società generativa – afferma la Migrantes – occorre cambiare con urgenza la prospettiva di lettura rendendoci conto della realtà che ci circonda, ancorata, se non proprio fondata, sulla mobilità. Una mobilità che però va governata non negata o fermata”.