In Maria, «la terra ha dato il suo frutto e ci ha benedetto Dio, il nostro Dio»; quella benedizione più volte invocata da Israele si è finalmente compiuta in Gesù suo figlio.

Dal Vangelo secondo Luca (2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

È il primo giorno del nuovo anno e il vangelo ci conduce ancora una volta alla stalla di Betlemme, dove è deposto Gesù appena nato: i pastori, dopo aver contemplato la scena umanissima di quel bambino avvolto in fasce, subito diventano testimoni e «cominciano a glorificare e a lodare Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro». Ma la nostra attenzione oggi va in particolare all’ultimo versetto del brano evangelico: «Quando si compirono gli otto giorni prescritti per la circoncisione, al bambino fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre». È meditando su queste parole che possiamo approfondire la nostra contemplazione del mistero del Natale, il mistero dell’umanizzazione di Dio attraverso la venuta di Gesù nella carne in mezzo a noi.

Otto giorni dopo la sua nascita, Gesù viene circonciso, con il gesto che lo rende appartenente al popolo dell’«alleanza santa» stipulata con Abramo (cf. Gen 17,10-11). Nella carne di Gesù quella ferita incancellabile indica il suo essere figlio di Abramo, in alleanza perenne con il suo Dio: potremmo dire che quel segno inciso nel corpo di Gesù narra il suo essere ebreo, ed ebreo per sempre. Luca ricorda questo evento per mostrare che la promessa fatta ai padri ora si è compiuta (cf. Lc 1,72-73); d’altra parte questo segno verrà trasceso dalla Nuova Alleanza, per la quale è necessaria la circoncisione del cuore, esigenza già predicata dai profeti (cf. Ger 4,4) e poi portata definitivamente a compimento da Gesù lungo tutta la sua vita (cf. Col 2,11)…

Insieme alla circoncisione, Gesù riceve anche il nome, che si rivela conforme all’annuncio dell’angelo (cf. Lc 1,31). Giuseppe e Maria lo chiamano, appunto, Gesù, Jeshu‘a, che significa “il Signore salva” e, quindi, Salvatore: questo nome – strettamente connesso all’impronunciabile Nome di Dio, JHWH – è dato da Dio stesso, non dagli uomini! Gesù è infatti un bambino che nasce per decisione e azione di Dio, e, di conseguenza, a Dio solo spetta di imporgli il nome che ne indica l’identità: invocazione di salvezza – «Salva, Signore!» – e, nello stesso tempo azione di salvezza – «il Signore salva», qui e ora. È nella forza di questo nome che Gesù vivrà tutta la sua vita a servizio degli uomini suoi fratelli, il suo «passare in mezzo a loro facendo il bene e guarendo, perché Dio era con lui» (cf. At 10,38); è questo il Nome santo in cui gli uomini saranno salvati (cf. At 2,21; 4,12), il Nome attraverso il quale saranno operati segni, il Nome grazie al quale il regno di Dio si estenderà e Satana sarà costretto ad arretrare (cf. Lc 10,17; At 3,6).

«Nato sotto la Legge», Gesù è però anche «nato da donna» (cf. Gal 4,4), e quella donna è Maria, la vergine di Nazaret scelta da Dio. È per opera dello Spirito santo che Maria è diventata gravida, è per volontà di Dio che ha partorito quel Figlio che solo Dio poteva donare all’umanità. L’Altissimo si è fatto bassissimo, l’infinito si è fatto finito, l’immortale si è fatto mortale, e questo nel grembo di Maria. Sì, lo Spirito ha assunto la capacità di Maria di essere madre e ha trasformato la sua maternità in maternità divina: il frutto benedetto del ventre di questa donna è Gesù, la benedizione promessa ad Abramo e ora fatta carne, affinché tutte le genti siano benedette (cf. Gen 12,3). In Maria, «la terra ha dato il suo frutto e ci ha benedetto Dio, il nostro Dio» (Sal 67,7): quella benedizione più volte invocata da Israele – «il Signore mostri il suo volto e conceda la pace» (cf. Nm 6,26) – è ormai finalmente compiuta in Gesù, appartenente a Israele, figlio di Maria!

Ascoltando questa pagina del vangelo all’inizio dell’anno, possiamo cogliere un messaggio fondamentale e di grande consolazione: la benedizione di Dio sull’umanità – cioè Gesù, nato da Maria simbolo dell’umanità intera – è su di noi ogni giorno, fino alla fine della storia (cf. Mt 28,20), fino alla Venuta del Signore Gesù nella gloria. E il modo più semplice che abbiamo per rendere grazie a Dio di questo dono meraviglioso consiste nel fare di ogni giorno della nostra vita una benedizione per tutti gli uomini, nostri fratelli.

Enzo Bianchi