A noi tutto è possibile, anche l’impossibile, ma solo se ci fidiamo della parola di Gesù e di quanto continua a suggerirci interiormente mediante lo Spirito santo che abita in noi.

Chi di noi non ha mai desiderato che Dio prendesse il nostro posto particolarmente nei momenti di difficoltà, che facesse al posto nostro il “lavoro sporco” e magari anche quello pulito, che agisse con potenza sostituendoci nella nostra impotenza, ma soprattutto che si facesse nostro difensore di fronte agli attacchi del maligno? Gesù, d’altronde, non aveva definito sé stesso ParaclitoAvvocato unitamente alla promessa che col suo ritorno al Padre ci avrebbe inviato “un altro Paraclito” (Gv 14,16)?

Le cose forse dovrebbero andare così se l’immagine di Paraclito-Avvocato che usa Gesù corrispondesse al ruolo che gli avvocati assumono oggi nelle aule dei tribunali. L’avvocato, oggi, è un professionista che si mette nel mezzo tra l’assistito e il giudice, è lui che parla al posto dell’imputato che, paradossalmente, può anche non intervenire mai durante tutta la durata di un processo. Ma non così ai tempi di Gesù. Il Paraclito – in greco para-cletos cioè chiamato-vicino, equivalente del latino ad-vocatus da cui l’italiano avvocato – indica sì il difensore o il soccorritore, ma all’epoca non si sostituiva all’imputato parlando e agendo in sua difesa, bensì suggeriva all’orecchio, appunto stando vicino alla parte in causa, ciò che doveva rispondere. Era l’imputato a parlare non l’avvocato che invece si limitava al mero ruolo di suggeritore. L’imputato stava di fronte al giudice e con esso interloquiva direttamente ma con l’avvocato accanto (da qui l’estensione letteraria di “consolatore”, cioè “colui che sta con chi è solo” non accompagnato da altri). Ecco perché Gesù dice ai suoi discepoli che «il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). È, appunto, l’immagine di chi, mettendosi accanto a noi, ci ricorda gli insegnamenti di Gesù per affrontare le difficoltà della vita e della nostra crescita spirituale unitamente agli attacchi del maligno, “l’accusatore” (Ap 12,10).

È importante comprendere questo concetto e quindi l’idea di chi è e cosa fa lo Spirito santo in noi e per noi. Non prende il nostro posto, non parla in nostra vece, ma solo ci suggerisce cosa dire e cosa fare, non tanto all’orecchio ma dall’interno della nostra mente e del nostro cuore. Dipende da noi dire e fare ciò che ci viene suggerito e questo è possibile solo all’interno di una relazione di fiducia. Da qui la condizione iniziale che non solo l’inabitazione dello Spirito santo in noi ma di tutta insieme la Trinità Padre-Figlio-Spirito sarà possibile se c’è amore e quindi fiducia nei suoi confronti: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».
A noi che vorremmo passare la palla a Dio perché faccia goal al posto nostro viene invece restituita la palla perché in uno scatto di fiducia in Lui e soprattutto in noi stessi, nonostante le nostre paure, possiamo vincere la partita della vita: «Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere» (Lc 21,14-15).

Sarebbe lungo l’elenco di tutti quegli episodi in cui non Gesù ma l’uomo che si fida della parola di Gesù sperimenta il miracolo richiesto: i lebbrosi che guariscono mentre si incamminano verso i sacerdoti a cui vengono invitati a presentarsi (cfr Lc 17,11-14); la guarigione del figlio del funzionario mentre esso scende a casa (Gv 4,46-54) e così via. Ma, soprattutto, ricordiamo l’episodio di quell’altro genitore che presentando a Gesù la situazione problematica del figlioletto conclude dicendo «Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci» (cfr Mc 9,14ss). A questo tale e a tutti noi Gesù risponde: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede».

Sì, a noi tutto è possibile, anche l’impossibile, ma solo se ci fidiamo della parola di Gesù e di quanto continua a suggerirci interiormente mediante lo Spirito santo che abita in noi.

fra’ Saverio Benenati, ofm conv.
(commento al Vangelo della VI Domenica di Pasqua, anno C)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *