Nella potenza dello Spirito la comunità cristiana testimonia Cristo in mezzo a tutti gli uomini, «nelle loro rispettive lingue».

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

La grande festa della Pentecoste costituisce la pienezza dell’evento pasquale: Gesù Risorto, asceso al cielo e partecipe della signoria di Dio, compie la promessa fatta ai suoi discepoli di inviare loro lo Spirito santo. Ed è proprio nella potenza dello Spirito che la comunità cristiana può testimoniare Cristo in mezzo a tutti gli uomini, «nelle loro rispettive lingue» (cf. At 2,4.8.11).

Se per il popolo di Israele Pentecoste era la festa memoriale del dono della Legge al Sinai, la festa dell’alleanza, per la comunità di Gesù il dono dello Spirito è celebrazione dell’alleanza nuova, ultima, definitiva. Gesù non ha lasciato «orfana» (cf. Gv 14,18) la sua comunità, né con l’ascensione al cielo è avvenuta una separazione tale da mettere fine alla sua azione nel mondo. La comunità dei credenti, infatti, condivide con lui la stessa vita, lo stesso Spirito, e questo la abilita a proseguire la sua azione nella storia: annunciare la buona notizia del Vangelo, compiere il bene, adoperarsi per far arretrare il dominio di Satana. Come Gesù fu riempito della potenza dello Spirito santo e così abilitato alla missione (cf. At 10,38), altrettanto accade alla sua chiesa, a partire dal giorno della Pentecoste…

Nel brano evangelico odierno meditiamo su questa realtà ascoltando la promessa dello Spirito santo fatta da Gesù ai discepoli durante i cosiddetti «discorsi di addio», quelli in cui come Signore vivente e glorioso parla ancora oggi a noi. Gesù lega strettamente tale promessa all’amore: «se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre». Il cristiano è tale solo nella misura in cui ama il Signore Gesù Cristo «con tutto il cuore, la mente e le forze» (cf. Dt 6,5; Mc 12,30 e par.), lo ama più delle persone a lui care (cf. Mt 10,37), lo ama più della sua stessa vita (cf. Mt 10,39). È proprio vivendo in questo amore che egli può fare esperienza dello Spirito santo, Spirito Consolatore, Paraclito, «chiamato accanto», che attualizza la presenza di Gesù – il primo Consolatore dei suoi discepoli (cf. 1Gv 2,1) – e lo soccorre nella fatica quotidiana della perseveranza; Spirito di verità, che lo «guida alla verità tutta intera» (Gv 16,13): e per il cristiano la verità non è una nozione astratta, ma una persona, Gesù Cristo (cf. Gv 14,6)!

Dopo aver nuovamente insistito sull’amore per lui e per la sua parola come possibilità per il credente di accogliere in sé l’amore del Padre e di divenire sua dimora, Gesù sigilla la sua promessa con una rivelazione decisiva: «il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio Nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Ovvero: lo Spirito santo, oggi, guida i discepoli a capire e ad assumere in profondità quelle realtà che, mentre Gesù era fisicamente con loro, non erano in grado di accogliere. Ci sono tempi diversi nella comprensione della persona di Gesù Cristo e del mistero della salvezza; ci sono gesti e parole di Gesù non immediatamente compresi dai discepoli, così come c’è un non-detto di cui sarà lo Spirito santo a farsi interprete, lui che «non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e annuncerà le cose future» (Gv 16,13). Sì, nel cuore dei credenti lo Spirito agisce rendendo presente tutta la vita di Cristo, in quanto ascoltatore assiduo del Figlio: egli è memoria totale della persona di Cristo, e così illumina il nostro agire quotidiano, fino al giorno della Venuta del Signore nella gloria.

Si comprende allora perché Gesù abbia affermato: «Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza» (Gv 15,26-27). Noi cristiani siamo i testimoni di Gesù Cristo tra gli uomini (cf. Lc 24,48; At 1,8), siamo il suo corpo nel mondo: questa la nostra responsabilità, ma questa anche la nostra gioia profonda, che niente e nessuno ci potrà mai rapire (cf. Gv 16,23). Sì, perché come cristiani viviamo di amore e nell’amore: amiamo lui, Gesù Cristo, e lui ama noi. Noi e Cristo viviamo insieme!

Enzo Bianchi