Nel Figlio Gesù, all’interno del vincolo Trinitario, il Padre ci amati da sempre, ma ce lo ha manifestato visibilmente e storicamente quando svuotò se stesso assumendo una condizione di servo e, umiliando sé stesso, morì sulla croce per noi.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

– Giovanni 3,13-17

La festa odierna dell’Esaltazione della santa Croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega alla dedicazione delle basiliche costantiniane edificate sul Golgota e sul Sepolcro di Cristo e in ricordo del ritrovamento della Croce di Gesù da parte di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, avvenuto, secondo la tradizione, il 14 settembre del 320.
Credo che al di là del significato storico e liturgico, questa festa, che sovente passa inosservata da parte di molti credenti dell’occidente cristiano, abbia un significato di grande attualità.
La croce di Gesù ci ricorda innanzi tutto il “quanto” e il “come” Dio ci ha amato e ci ama: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). Sì, Dio ci ha amato così tanto che è valsa letteralmente la pena di morire per noi.
E, conseguentemente, questa festa ci ricorda – e ne abbiamo tanto bisogno! – che l’uomo, ogni uomo, ognuno di noi personalmente è prezioso ai suoi occhi, degno di tutta la sua stima e del suo amore (cfr Isaia 43,4). San Paolo esorta i cristiani di Filippi (cfr Fil 2,1-11) ad avere in essi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Quali sentimenti? Che ciascuno, “con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso… non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”. Questa annotazione di san Paolo è di capitale importanza e dovremmo ripetercela ogni giorno: Gesù ci ha considerati superiori a sé stesso! Per il nostro Dio ognuno di noi è così importante che valiamo ogni singola goccia del suo sangue, della sua stessa vita! Lo siamo non tanto per intelligenza, forza o chissà quale altra capacità o qualità umana, bensì perché Dio, essendo amore, senza un TU da amare – e questo TU siamo io, tu che leggi e chiunque altro! – non sarebbe Dio! Nel Figlio Gesù, all’interno del vincolo Trinitario, il Padre ci amati da sempre, ma ce lo ha manifestato visibilmente e storicamente quando svuotò se stesso assumendo una condizione di servo e, umiliando sé stesso, morì sulla croce per noi.
Questo mistero di amore si rinnova ogni giorno nel sacramento dell’Eucaristia. Ogni giorno, scendendo sull’altare, il Padre ci ripete: Io ti amo così; per me sei così prezioso che per averti ti dono in cambio tutto me stesso. Mi umilio, mettendomi nelle tue mani, totalmente e senza riserve, perché tu comprenda quale immenso valore hai per me…

Come sant’Elena “esaltò” (dal latino trarre in alto) la croce di Cristo dal cumulo di terra sotto cui era stata seppellita dai romani che sul Golgota avevano realizzato una piazza con al centro la statua di Venere, così credo che oggi, con altrettanta determinazione, occorra “esaltare-trarre in alto” questo mistero d’amore, significato dalla croce di Cristo, forse troppo a lungo seppellito da una certa tradizione spirituale e da certi messaggi volti a colpevolizzare l’uomo nei confronti di Dio, a sminuirne il suo valore fino a farlo apparire indegno del solo sguardo di Dio. Senza dimenticare i tanti giovani e meno giovani che, sedotti dalle lusinghe menzognere del Maligno, vengono abbandonati a sé stessi, al vuoto esistenziale e al mortale tentativo di colmarlo con lo sballo indotto dagli alcolici, le droghe, la dipendenza dal sesso…, fino allo svuotamento psicologico espresso nella depressione, la disistima… e quindi alla morte della speranza e di ogni sentimento positivo riguardo la vita propria e altrui.
Credo fermamente che oggi occorre gridare, prima a sé stessi e poi a tutto il mondo, che Dio non si è stancato di amarci, che ogni uomo ha un valore incommensurabile e immutabile agli occhi di Dio per cui vale la pena per lui scendere ogni giorno sull’altare sotto l’apparenza del pane e del vino per mettersi nelle nostre mani e così, mano nella mano, trarci fuori dalla menzogne del Maligno e dai suoi lacci per restituirci a quella gloria che ci appartiene fin dalla creazione del mondo.
Sì, gridiamolo ed esaltiamolo questo mistero d’amore: Dio mi ama così. Dio ti ama così. Tu sei prezioso e ti stima di così grande valore da svenarsi, letteralmente, per te!

fra’ Saverio Benenati, ofm conv.

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