La misericordia, capace di ricreare l’uomo e di riaprire un futuro a chi non ha più alcuna speranza, può spingerci alla conversione dei nostri pensieri e delle nostre azioni.

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Come già nelle due domeniche precedenti, anche la pagina evangelica odierna costituisce un pressante invito a meditare sulla misericordia di Dio narrata da Gesù Cristo in mezzo agli uomini: la misericordia, capace di ricreare l’uomo e di riaprire un futuro a chi non ha più alcuna speranza, può spingerci alla conversione dei nostri pensieri e delle nostre azioni. È inoltre significativo che il nostro testo sia stato collocato nel quarto vangelo solo dopo aver a lungo peregrinato da un vangelo all’altro, perché il suo contenuto era ritenuto scandaloso dagli stessi cristiani…

All’alba Gesù si reca al tempio di Gerusalemme e il popolo accorre a lui per ascoltare il suo insegnamento. Ed ecco che gli si avvicinano alcuniscribi e farisei: costoro non sopportano che Gesù sia «venuto a chiamare i peccatori, non i giusti» (cf. Lc 5,32), né riescono a capire il fatto che egli «accolga i peccatori e mangi con loro» (cf. Lc 15,2); tanto meno possono accettare che egli rivolga loro parole come: «i pubblicani e le prostitute vi precedono nel regno di Dio» (Mt 21,31). Per questo «gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, Mosè nella Legge ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». Il loro ricorso alla Legge è formalmente corretto (cf. Lv 20,10; Dt 22,22-24), ma il loro cuore è abitato da odio e da intenzioni cattive:«tentano» Gesù, lo mettono alla prova per trovare una contraddizione tra lui e la Legge di Dio, in modo da poterlo condannare.

Essi attendono una risposta, ma Gesù si limita a scrivere ironicamente col dito per terra finché, incalzato con insistenza, esclama: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Ma chi di noi è senza peccato? Se mai, siamo abili a nascondere con cura i nostri peccati, affrettandoci ad accusare con più violenza chi invece è costretto a mostrarli pubblicamente: e così non capiamo che il peccatore manifesto è solo il segno visibile della condizione di ciascuno di noi, tutti peccatori, tutti bisognosi della misericordia di Dio come del nostro pane quotidiano… Solo Gesù, essendo senza peccato (cf. 2Cor 5,21; Eb 4,15; 1Gv 3,5), poteva scagliare una pietra, ma non lo fa. Allora gli accusatori se ne vanno mestamente, «uno per uno, cominciando dai più anziani», e lasciano Gesù solo con la donna: «rimasero solo loro due, la misera e la misericordia», commenta con grande intelligenza Agostino.

Ed ecco la straordinaria conclusione del racconto: «Alzatosi, Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù a lei: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”». Chiamato a scegliere tra la Legge e la misericordia, Gesù sceglie la misericordia senza mettersi contro la Legge, perché sa distinguere il peccato dal peccatore. La Legge è essenziale quale istanza in grado di indicare il peccato; ma una volta infranta la Legge, di fronte al peccatore concreto deve regnare la misericordia! Nessuna condanna, solo misericordia: qui sta l’unicità di Gesù, rispetto all’Antico Testamento, ma – va detto – anche rispetto a comportamenti registrati nella vita della chiesa nascente. Perché ogni volta che Gesù ha incontrato un peccatore lo ha assolto dai suoi peccati e non ha mai praticato una giustizia punitiva; ha esortato con forza, ha pronunciato i «Guai!» in vista del giudizio, ma non ha mai castigato nessuno: Gesù sapeva distinguere tra la condanna del peccato e la misericordia verso il peccatore.

Questo il messaggio sconvolgente della misericordia di Dio che cancella ogni peccato, del suo perdono preveniente anche rispetto alla nostra conversione. Qui sta la singolarità scandalosa di Gesù, rifiutata da chi si ritiene giusto, accolta dai peccatori: chi si riconosce peccatore, infatti, può sperimentare che la misericordia di Dio in Gesù Cristo rende possibile ogni giorno un nuovo inizio. E così è reso capace di usare tale misericordia nei confronti degli altri, tutti peccatori, tutti coperti dall’inesauribile misericordia di Dio.

Enzo Bianchi