Sale e luce

Il discepolo di Cristo è chiamato a donarsi secondo la logica del perdere.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

 

Come il sale e la luce non servono per se stessi ma per insaporire e illuminare altro da sé, così il discepolo di Cristo è chiamato a condividere ciò che è e ciò che ha con gli altri in un processo di svuotamento e dissolvimento. Il sale, infatti, per insaporire le pietanze deve dissolversi in esse così come la fiamma deve bruciare l’olio di una lampada o sciogliere la cera di una candela. Il discepolo, allo stesso modo, è chiamato a donarsi nella logica del perdere, non del guadagno e tutto questo sull’esempio di Gesù che «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9). Perciò, nella misura in cui ci doniamo veniamo riempiti da Colui che è Sapienza e Luce eterna ed inestinguibile.

 

 

È questa la naturale conseguenza della legge della nuova alleanza, appena pronunciata da Gesù alcuni versetti prima, per cui Dio ci raggiunge e ci ricolma dei suoi doni nella misura in cui ci apriamo al bisogno di lui. C’è, infatti, una povertà data dal male che ci affligge ma c’è anche una povertà scelta per vocazione, quella del donare e del farsi dono agli altri, come il sale o la luce di una lampada, come quella abbracciata da Francesco e Chiara d’Assisi. Anche in questa povertà Dio si fa nostra ricchezza donandoci abbondantemente gioia, consolazione, pace… e salvezza eterna.