Santa Chiara d’Assisi

Oggi è sorta una stella: oggi santa Chiara, poverella di Cristo, è volata alla gloria dei cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,4-10)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me, viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti dei Padre mio e rimango nel suo amore».

 

 

Chiara fu la prima donna che si entusiasmò dell’ideale di san Francesco d’Assisi, con il quale fu sempre in profondi rapporti spirituali; aveva allora 18 anni. Si può dire che la sua vita religiosa, da quando fuggì da casa, seguita una quindicina di giorni dopo dalla sorella, sant’Agnese di Assisi, fu un continuo sforzo per giungere alla totale e perfetta povertà.

Fondò con san Francesco il secondo ordine francescano che porta il suo nome: le Clarisse, in cui entrò pure la madre, Ortolana, e l’altra sorella, Beatrice. Passò la seconda metà della vita quasi sempre a letto perché ammalata, pur partecipando sovente ai divini uffici. Portando l’Eucaristia, salvò il convento da un attacco di Saraceni nel 1240. Morì a san Damiano, fuori le mura di Assisi, l’11 agosto, a sessant’anni.

Nella spiritualità di Chiara la dimensione sponsale è centrale e ben evidente, soprattutto nelle lettere che lei scrisse e indirizzò alla sua consorella Agnese di Boemia, che pur promessa sposa al futuro imperatore Federico II, preferì “andare incontro a Cristo Signore” e vivere la vita claustrale nel monastero di Praga che ella aveva fondato e del quale fu badessa. Le quattro lettere che Chiara scrisse ad Agnese sono tutte intessute su un’imbastitura di citazioni bibliche e  tra queste ritorna più volte il Salmo 44 in cui il salmista insiste nell’invito alla sposa a farsi bella per il suo sposo. 

Nella seconda lettera, Chiara non si accontenta di consolidare e lodare le nozze di Agnese con Cristo-sposo e la invita a guardare a Cristo, a imitarlo. “Guarda, o regina nobilissima, il tuo sposo, il più bello tra i figli degli uomini […] guardalo, consideralo, contemplalo, desiderando di imitarlo” (2LA 19 : FF 2879). In cambio della rinuncia alle glorie e alle ricchezze, alle quali la consorella di Praga era destinata sposando l’imperatore, Chiara le ricorda la prima promessa del discorso della montagna: “Voi sapete che il regno dei cieli è promesso e donato dal Signore solo ai poveri, perché quando si amano le realtà temporali, si perde il frutto della carità” (2LA 25 : FF 2867). Lo scambio, il baratto è assolutamente favorevole: “Per questo in eterno e nei secoli dei secoli acquisterai la gloria del regno celeste in cambio delle cose terrene e transitorie, i beni eterni al posto dei perituri e vivrai nei secoli dei secoli”  (2LA 23 : FF 2880). Infine, nella quarta lettera Chiara esorta Agnese non solo a contemplare e ad imitare Cristo, ma a specchiarsi nel suo volto, “guarda ogni giorno questo specchio, o regina sposa di Gesù Cristo, e in esso scruta continuamente il tuo volto”,  “perché tu possa così adornarti […] vestita e avvolta di variopinti ornamenti […] di tutte le virtù” (4LA 16-17 : FF 2902).

In Chiara lo Spirito ebbe un terreno accogliente, trovò il momento giusto (secondo l’espressione della parabola evangelica del vignaiolo, nell’ultima ora, l’undicesima), incontrò un collaboratore che già prima si era aperto alla novità dello spirito evangelico, Francesco d’Assisi, del quale Chiara fu la pianticella (plantula), la vigna amorevolmente coltivata. 

Nel Vangelo di oggi Gesù dice ai discepoli: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite e voi i tralci”. Chiara ha portato molti frutti alla Chiesa, perché è rimasta saldamente aderente a Cristo, lignum crucis (4La 24 : FF 2904) che per la carità verso l’uomo si è trasformato in lignum vitae