Venite a me!

A che scopo caricarci di pesi inutili, esistenzialmente mortificanti?

Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

 

Tutti – chi più, chi meno – siamo affaticati ed oppressi. Affaticati da ritmi di vita incalzanti, da un mondo che ci chiede sempre di più dandoci sempre meno. Un mondo che ci scarta nel concederci un lavoro dignitoso o una serena vita sociale e relazionale, lasciandoci sprofondare nella solitudine. Siamo oppressi dalle tante richieste di chi ci sta attorno, dall’ansia da prestazione in un mondo che chiede sempre tanto, sempre troppo, che alza sempre più l’asticella del come dobbiamo apparire… Siamo affaticati ed oppressi fino al punto che gli psicofarmaci sono uno dei prodotti più venduti nelle farmacie.

La nostra è una solitudine profonda, una stanchezza esistenziale, un dolore continuo e immeritato.

Carichiamoci allora volentieri di ciò che questo mondo considera invece un peso: la mitezza e l’umiltà di cuore. Scegliamo la pace invece della rabbia che spesso esplode nella violenza verbale e perfino fisica. Scegliamo di amarci così come siamo, di accoglierci reciprocamente come siamo, piuttosto che correre dietro alla follia vanagloriosa del nostro tempo.

Non è facile, ma è un giogo leggero, cento volte più leggero di quello che gli altri ci impongono e non mettono pace nella mente, nel cuore e nelle relazioni.