Tendi la tua mano

Gesù ci insegna ad operare il bene, liberandoci da ciò che ci paralizza dal compierlo.

Dal Vangelo secondo Luca (6,6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.

Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.

Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

 

 

Gesù ci insegna ad operare il bene, liberandoci da ciò che ci paralizza dal compierlo. Spesso le difficoltà ci spingono a rinchiuderci in noi stessi, ad isolarci dalla comunità. Talvolta – fatto grave! – è la comunità ad isolarci, a metterci da parte, perché non siamo capaci di corrispondere a certe richieste o a certe aspettative.

Chiediamo oggi al Signore di aiutarci a riconoscere la grazia nascosta nei momenti di difficoltà. Se l’apprezzassimo nel loro giusto valore, potremo dire con san Paolo: “Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

È chiaro che ci si rende partecipi della passione di Cristo sempre orientati all’amore. Paolo scrive “…a favore del corpo di Cristo che è la Chiesa”. Soltanto se accogliamo la “croce” in questa prospettiva di offerta generosa di amore potremo provare in noi la stessa libertà e la stessa gioia del Signore.