S. Maria Odigitria, Patrona delle Chiese di Sicilia

I fedeli siciliani festeggiano ogni anno il martedì dopo la Pentecoste la Madre di Dio col titolo di Odigitria, Patrona della regione e delle Chiese di Sicilia.

Dal Vangelo secondo Luca (1,46-56)

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

 

 

La Madonna Odigitria è la patrona di Sicilia. Il suo culto è diffusissimo sin da tempi remoti, lascito del rito bizantino. Numerosi paesi, quelli più antichi, conservano una chiesa dedicata a questo titolo mariano e moltissime sono le raffigurazioni. Essa è venerata come patrona presso i cattolici di rito greco di Piana degli Albanesi.

La raffigurazione più diffusa appare quella della Madonna col Bambino in braccio che poggia su una cassa tenuta a spalla da due monaci basiliani. Essa riepiloga i momenti più salienti del “viaggio” dell’Odigitria bizantina che, secondo la tradizione leggendaria, al tempo dell’iconoclastia, chiusa da alcuni monaci basiliani dentro una cassa di legno e affidata al mare, finì per approdare sulle coste meridionali dell’Italia.

IL NOME

Il nome di Odigitria fu dato dai fedeli di Costantinopoli ad una antichissima immagine della Vergine che, quale presunta vera effigie della Madonna attribuita al pennello di San Luca, nel 450 da Gerusalemme fu inviata a Costantinopoli in dono dalla esiliata Imperatrice Eudossia alla nuova Imperatrice Pulcheria sua cognata, perché fosse venerata in quella città dedicata a Maria dallo stesso Costantino nel 330. 

Pulcheria le eresse una Chiesa-santuario con annesso monastero nell’acropoli della città, nei pressi del palazzo imperiale: essa, col tempo, fu comunemente chiamata «degli odeghi», cioè «delle guide», dall’appellativo dato ai monaci custodi del santuario che facevano da guide ai frequentatori del santuario, in maggioranza ciechi, venuti a chiedere la guarigione alla Madonna, o «dei condottieri», perché vi si recavano a invocare la protezione della Vergine i condottieri dell’esercito imperiale, prima di marciare contro i Turchi. Da ciò derivò alla Vergine raffigurata in quell’immagine l’appellativo di «Odigitria».

In seguito alla conquista di Costantinopoli da parte dei Crociati, nel 1207, l’immagine fu donata dall’Imperatore Enrico alla Repubblica Veneta, ma i fedeli si opposero alla sua partenza e la trasportarono in più sicura custodia nella Chiesa di S. Sofia. I veneziani riuscirono a trafugarla, ma non osando portarla a Venezia la collocarono nella Chiesa del Salvatore Pantocrator. Trasformata questa in moschea dai Turchi quando nel 1450 conquistarono Costantinopoli, fu trasferita nella Chiesa di S. Salvatore in Chora, da dove poi scomparve senza lasciare traccia.

 

 

LA DEVOZIONE IN SICILIA 

La devozione alla Vergine Odigitria fu portata in Sicilia nel sec. VIII da soldati siciliani dell’esercito imperiale che avevano partecipato ad una grande battaglia contro i Turchi, assedianti Costantinopoli con una flotta di 800 navi. La battaglia era stata vinta e la flotta distrutta in seguito ad una furiosa tempesta, sorta non appena i monaci del monastero «degli odeghi» avevano condotto in processione sulle mura della città e posto di fronte al nemico la venerata icona della Vergine Odigitria recata a spalla. 

Per questo le immagini della Madonna di Costantinopoli o Madonna Odigitria (col titolo abbreviato in Itria o  Idria), diffuse largamente in Sicilia, rappresentano una icona della Vergine recata a spalla da due monaci di rito bizantino, detti comunemente “vecchioni”.

La chiesa nazionale dei Siciliani a Roma, costruita a partire dal 1594, è dedicata a S. Maria Odigitria. Con Bolla del 12 gennaio 1973, Papa Paolo VI ha elevato la Chiesa a «diaconia cardinalizia» col titolo corretto di «Santa Maria Odigitria dei Siciliani» che viene assegnato da allora agli arcivescovi di Palermo elevati alla dignità cardinalizia.

Il Messale proprio delle Chiese di Sicilia assegna al Martedì dopo Pentecoste la festività liturgica di S. Maria Odigitria patrona delle Chiese di Sicilia.