Ringrazio il Signore per non essersi arreso con me e per aver liberato il mio cuore dalla sua durezza.

Quando si dice di sì alla sequela di Gesù, una delle cose che può accadere è quella di mettersi davanti a lui facendo prevalere il proprio egoismo. Questo è ciò che è successo a me: con la bocca ho proclamato che Gesù Cristo è Signore della mia vita, ma con la vita mi sono fidato più di me stesso che di lui.
Tutto ha inizio con un fallimento che oggi definisco “benedetto”. Il fallimento di una missione fatta nel nome di Gesù ma che, da parte mia, era stato estromesso a favore dei miei calcoli, delle mie aspettative, della mia gloria… io, io, io e sempre io. Quell’esperienza mi ha portato a sentirmi così sconfitto da abbandonare ogni preghiera e ogni fiducia nel Signore, pur mantenendo vive le attività “per lui”. Una conseguenza era naturale: tutto diventava di peso, vuoto, inutile, frustrante, e questo intaccava me stesso e tutto ciò che veniva a contatto con me. La famiglia non era un dono ma un peso, il rapporto con la fidanzata diventava semplice routine senza gioia, le attività erano prive di entusiasmo perché non avevano senso. Mesi e mesi di questo vuoto e… fate voi!

Questa è l’atmosfera interiore con cui arrivo alla scorsa Leader Conference. Il corso che mi si presenta davanti è “I sette giovani del Vangelo”. Nessuna aspettativa particolare, non mi ispira niente di positivo; non sapevo ancora che Gesù aveva voluto che io fossi lì perché quel corso l’aveva previsto proprio per me! Sembra una cosa grossa da dire, ma personalmente credo sia proprio così. Il Signore mi aveva chiamato lì proprio per scuotermi e svegliarmi. La prima scossa molto forte arriva subito: il giovane ricco. Avevo sempre pensato che fosse uno lontano da me; non sapevo che il giovane ricco ero proprio io. Gesù inizia a parlare forte e chiaro: giovani non si è per l’età anagrafica, ma per una caratteristica ben precisa, la speranza. Io avevo perso ogni speranza ed ero tutto tranne che un giovane, pur avendo 30 anni. “Và, vendi tutte le tue ricchezze e seguimi, perché al primo posto ci sono io se vuoi una vita piena, eterna, felice” era l’invito di Gesù. Il cuore mi sprofonda nel petto: non ero disposto a mettere in secondo piano rispetto a Dio diversi beni che riempiono la mia vita, dimenticando che quei beni me li ha donati proprio lui. Ecco la prima mazzata che mi fa vacillare, capisco che sono lontano da quel sì che tante volte ho detto al Signore con la bocca.

Seconda scossa: il figlio della vedova di Nain. Il ragazzo è morto e trascina con sé tutta la società che lo circonda. Il Signore mi rende chiaro ciò che il mio allontanarmi da lui aveva causato: un’ombra scura che partiva da me e spegneva ciò che toccavo (attività, relazioni). Quel figlio morto ero io. Come un buon padre il Signore stava colpendo il mio cuore di pietra e cercando di spaccare la scorza che lo ricopriva. Non era facile e senza arrendersi alla mia durezza di cuore ha continuato. “Sei il ragazzo dei pani e dei pesci”, pani duri e pesci puzzolenti di tre giorni. Solo durezza e puzza avevo da offrire al Signore! Eppure il Signore mi stava chiedendo proprio quella, per moltiplicarla e trasformarla in profumo. Ma il mio cuore era chiuso. I colpi arrivano duri al mio cuore, li sento ma la mia cecità non mi permette di aprire gli occhi.

Il Signore mi stava chiedendo chiaramente di rimetterlo al primo posto nella mia vita, prima di tutto e di tutti. E allora, deciso a vincere con me, fa arrivare il colpo più duro, ma anche decisivo. Ciò che avevo messo al primo posto nella mia vita entra in crisi: il rapporto con la mia fidanzata. Non me n’ero reso conto fino a quel momento ma togliere Dio dalla mia vita, dalla mia quotidianità mi aveva portato a cambiare e ad essere una persona diversa anche con lei, uno sconosciuto. Ciò che era dono era diventato idolo. Era arrivato il momento in cui il Signore doveva riprendersi il suo posto e decide di spaccare la pietra del mio cuore con quella consapevolezza, con quella ferita che pesava come un macigno. I miei occhi si aprono e mi rendo conto che devo riallacciare i rapporti con lui; di più! Mi rendo conto che deve avere il primo posto per illuminare ogni aspetto della mia vita, per arricchirlo, per renderlo fecondo e pieno di gioia vera. È circa l’una di notte e, spinto da Gesù per mezzo della mia fidanzata, decido di andare a parlare con lui faccia a faccia. Non dimenticherò mai quella notte miracolosa. Sì, perché lì il Signore mi rivolta come un calzino e mi dice: “adesso riempi di acqua l’anfora della tua vita, fino all’orlo. Io la trasformerò nel vino della gioia.” Mi inginocchio e dico: “mio Signore e mio Dio, tutto è tuo e ogni cosa viene da te. Fai di me ciò che vuoi, tu sei il mio Re”. Chiedo il fuoco dello Spirito Santo per accendere il mio cuore e sento chiaramente la sua fiamma invadermi. Le lacrime iniziano a scorrere per due giorni lavando completamente il mio cuore.

Oggi, scrivendo questa testimonianza, ringrazio il Signore per il prodigio di quella notte, per non essersi arreso con me e per aver liberato il mio cuore dalla sua durezza e dico a chi legge: non metterti mai davanti al Signore, cammina sempre dietro a colui che è la fonte dell’Amore perché tu possa essere sorgente d’amore e perché l’acqua della tua vita possa essere trasformata da lui nel vino della gioia.

Dario, Porziuncola di Centuripe

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