Quella sera era venuto con me il mio amico Ivan, perché ci avevo tanto pregato e perché, evidentemente, il Signore lo voleva là...

È ormai da quasi 3 anni che mi sono messo alla sequela di Gesù e ho capito che c’è sempre e solo da imparare in questa vita. La cosa più dura e difficile da mandare giù, per me, è stato il “sentirmi amato” dal Signore perché ho sempre teso a svalorizzarmi ed a non accettarmi in quanto persona: non mi sentivo abbastanza degno e avevo paura di questo amore troppo grande per me. Fu così che pensai di andare al mio primo Giovani verso Assisi, una novità assoluta, ma, resomi conto della mancanza della disponibilità economica decisi di rimandare all’anno successivo. Ma a quel punto arrivò un segno: dei fratelli avevano raccolto dei soldi per me, perché potessi partire, il tutto a mia insaputa fino a poco prima della partenza, e fu così che ho vissuto una vera e propria avventura.
Attraverso il convegno credevo veramente di essere essere riuscito a farmi amare, fino in fondo e sinceramente da Gesù, in ogni singola parte di me, ma non andò così perché il Signore aveva un altro progetto per me: farmi partecipare al mio secondo GvA sul tema della Sapienza.
A essere sincero, mi aspettavo di fare le solite cose durante il secondo convegno, ma il Signore mi spiazzò come sempre facendomi scendere pian piano fino in fondo al mio cuore, fino a quella parte di me che non avrei mai voluto lasciare amare né da Lui, né da me stesso, né da nessun altro. È stato doloroso ed alla fine c’è l’ho fatta, mi sono lasciato toccare lì ed è stata una vera e propria gioia per me.
Quante lacrime versate, quanto amore che mi ha avvolto, Gesù mi aveva guarito. Mi ero lasciato amare completamente!
All’Eremo delle Carceri ho fatto un’intensa esperienza di preghiera; mi sono seduto a pregare davanti l’altare e, chiudendo gli occhi, mi sono totalmente lasciato trasportare da Gesù e dalla Parola. Ho avuto come la sensazione di abbandonare spiritualmente il mio corpo, ero così immerso nella preghiera che mi sembrava di volare, mi sentivo più leggero, come sospeso nel vuoto… Grazie allo Spirito Santo, Gesù mi ha guidato durante tutto il resto del Convegno fino all’adorazione della croce di San Damiano. Lì, ancora una volta, mi sono lasciato guardare e penetrare da quello sguardo d’amore e ho avuto il coraggio di incrociarlo… un altro tuffo al cuore: Gesù ormai aveva rapito il mio cuore, stavo scoppiando di gioia!

Ma veniamo al perché ho voluto dare questo titolo alla mia testimonianza. Tutto è accaduto durante un’adorazione eucaristica, una delle tante a cui ho partecipato. Quella sera era venuto con me un amico, Ivan, perché ci avevo tanto pregato e perché, evidentemente, il Signore lo voleva là. Durante tutto il tragitto per arrivare in chiesa non facevo altro che chiedermi se avessi dovuto affidare Ivan, ai piedi di Gesù, oppure chiedere a qualche fratello o sorella. Arriviamo in chiesa e il dubbio ancora mi assilla perché pensavo fosse inopportuno che lo accompagnassi io, perché mi conosce e magari non vuole o altro… e poi “Magari con altri fratelli o sorelle ci va…”. Comincia l’adorazione. Dopo le varie introduzioni e la lettura del Vangelo io rimasi molto colpito dalla chiamata che Gesù rivolge ai vari giovani e a tutti noi in generale, e mi misi a pregare per Ivan, non dando eccessivamente peso alla chiamata di Gesù poiché non riuscivo a vedere quello che Lui stava per compiere, come dovevano andare le cose. Durante gli affidamenti, infatti, ancora assorto in quel dubbio, feci cenno ad una mia cara sorella di accompagnare Ivan, ma lei mi disse di no e che sarei dovuto andare io ad accompagnarlo. Per un attimo rimasi a fissare Gesù Eucaristia e mi dissi: “Va bene. Ci vado!”. Chiesi a Ivan se voleva andare ai piedi di Gesù e lui, in un primo momento mi disse di no perché credeva di doverci andare da solo, ma poi gli feci capire che ci saremmo andati insieme e, a quel punto, mi disse di sì.
Andammo a metterci ai piedi di Gesù e iniziai a parlare con Ivan. Lui era abbastanza incerto e si sentiva inferiore, non degno del Suo amore, anche a causa di varie cose accadutegli nel passato. Mentre pregavo per Ivan, però, successe qualcosa: ho cominciato a sentire forte questa presenza anche dentro di me, avevo invocato lo Spirito Santo con forza e stavo iniziando sentire questo fuoco ardente che mi stava bruciando dentro; mi tornò alla mente il mio primo incontro con Gesù, la prima volta che mi hanno affidato ai Suoi piedi, la prima volta che ho sentito questo sguardo d’amore vero e sincero sul mio cuore; stavo rivivendo la mia chiamata e il fatto che Gesù ha scelto proprio me per portarlo, in questo caso, ad Agira, il paese in cui vivo, ma anche dovunque Egli vorrà condurmi. Ivan comincia ad aprirsi e scopro parti di lui che nemmeno conoscevo; lo Spirito Santo stava agendo su di noi, il Signore lo stava guarendo, ed ecco che ho preso ancora più coscienza del fatto che non bisogna portare se stessi, ma Gesù agli altri.
Ecco come un semplice affidamento può essere una via per Gesù, una via per potersi lasciare toccare, rinnovare, sanare, amare.

Dopo quella sera ho ringraziato il Signore infinitamente per tutto questo e ho compreso l’importanza del compito che mi ha affidato, ho compreso il perché non sono ancora partito per lavoro. Per il momento devo stare qui ad Agira ed operare, camminare, pregare perché il Signore possa far emergere da tutti noi, giovani in particolare, quel desiderio di amore che abbiamo nel cuore, di incontrarlo e averlo nella nostra vita.

Jonathan

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