Occorre essere realisti con sé stessi, prendendo di petto il nostro modo di servire, non importa quanto brutali possano apparire le risultanze. È questa autenticità, questo sguardo realistico su noi stessi, che può portare il nostro servizio ad essere buono per noi stessi e per gli altri.

Il mio ministero mi porta a sentire spesso al telefono e di presenza molti responsabili di gruppi e leader delle Porziuncole. Di solito una delle domande che rivolgo loro è su come va il loro gruppo e come vanno loro stessi nel proprio servizio. Le risposte sono delle più variegate. Si va dal maluccio, all’abbastanza buono, alle gonfie vele. Di solito c’è una diretta corrispondenza tra lo stato del gruppo e il modo in cui viene animato dai suoi responsabili. Se lo stile di animazione e di guida è pieno di entusiasmo, fatto a costo di non indifferenti sacrifici, con tanta perseverante preghiera… allora il gruppo risponde con altrettanta generosità. Viceversa, quando il proprio servizio è vissuto con pesantezza, anche il gruppo ne risente. Perciò dovremmo fermarci un po’ a riflettere, laici e/o consacrati responsabili dei gruppi, se lo stile del nostro gruppo non sia in fondo uno specchio del nostro stile di servizio e, forse, anche di vita.

Non sarebbe male prenderci un po’ tempo per riflettere su come migliorare il nostro servizio. In genere, quando si riflette su questo argomento, cioè il miglioramento, di solito si pensa a fissare degli obiettivi alti da raggiungere e ai mezzi e le attività da mettere in campo così da migliorare la partecipazione, la corresponsabilità, l’impegno del gruppo.
Ma il miglioramento non comincia con gli obiettivi. Occorre iniziare con l’essere abbastanza reali con sé stessi, prendendo di petto il nostro modo di servire, non importa quanto brutali possano apparire le risultanze. È questa autenticità, questo sguardo realistico su noi stessi, che 

può portare il nostro servizio ad essere buono per noi stessi e per gli altri.
Eccovi allora dieci domande su cui confrontare il vostro modo di essere guide e animatori. Prendetevi tutto il tempo che vi occorre e ricordate: essere realisti!

1. Avete slancio?
Non basta sedersi al posto di guida di un’automobile, occorre anche inserire e girare la chiave di accensione, ingranare la marcia e premere sull’acceleratore per mettersi in movimento. Lo slancio è fondamentale per il cambiamento. Il tuo servizio ha slancio oppure sei seduto in attesa di qualcosa che faccia muovere gruppo? Attendi che arrivino i sussidi, che il sacerdote faccia qualcosa, che gli altri si responsabilizzino e prendano un po’ di iniziativa…? Sei tu che sei seduto al posto di guida e hai tu le chiavi per mettere in moto, non aspettarti che siano gli altri a spingere da dietro! Dentro di te c’è la capacità di smuovere le montagne. Ma solo se tu lo vuoi.

2. Cosa si può fare di nuovo?
La gente ama le cose nuove, particolarmente i giovani. È un dato di fatto. Pensaci. Quante persone vanno a comprare l’ultima versione di un telefonino solo perché era una nuova versione e non tanto perché ne avevano un reale bisogno? Quali novità puoi mettere in campo per rinnovare il tuo servizio? Non pensare ad un semplice restyling di cose trite e ritrite. Pensa in grande! Che novità puoi offrire per rivoluzionare il tuo gruppo?

3. Cosa devi lasciare?
Se si è disposti a fare qualcosa di nuovo, occorre essere disposti a lasciare qualcosa di vecchio, specialmente se non funziona. Troppo spesso continuiamo a fare delle cose solo perché “si è sempre fatto così”, perché “questo è il nostro stile”, perché “sarebbe troppo impegnativo cambiare”… Cosa, perciò, occorre avere il coraggio di abbandonare perché non ci aiuta nel nostro servizio e non aiuta il gruppo?

4. Valuti il tuo servizio?
Se vogliamo che il nostro servizio migliori, dobbiamo essere disposti a compiere delle serie valutazioni in maniera regolare. La valutazione ci aiuta a vedere dove stiamo facendo bene e dove stiamo fallendo. Un grande problema di chi svolge dei compiti di responsabilità e guida è che non si sofferma a valutare il proprio servizio oppure lo fa in maniera veloce e sbrigativa. La valutazione, che è verifica del nostro stile e del nostro operato, è davvero molto importante e va fatta con realismo. Il che ci porta alla prossima domanda.

5. Il mio gruppo si sente libero di criticarmi apertamente?
La critica è dura per chiunque, specialmente per chi si trova in una posizione di leadership. Io stesso, nel mio compito di Responsabile per la Pastorale Giovanile, ho odiato le critiche, ma non le ho mai sottovalutate né cestinate, bensì sono state occasione per riflettere e per cambiare e migliorare. La critica, infatti, ci aiuta a fare luce non tanto su quello che facciamo, ma su come lo percepiscono gli altri. Io posso pensare di fare cose buone ed utilissime, ma se gli altri le percepiscono in maniera negativa, il perseverare in esse porterà al loro rifiuto. La critica, dunque, mi aiuta a leggere le cose da un punto di vista esterno a me e così a riconoscere le crepe che altrimenti da solo non riuscirei a vedere. Occorre, perciò, assicurarsi che nel gruppo ci sia un clima di apertura alla critica e poi affrontarla nella preghiera, con il punto di vista del Signore. Se questo avviene, la critica non ci esploderà addosso colpendoci mortalmente dopo essersi per troppo tempo accumulata negli altri. Infine, accettare la critica non significa cancellare le cose criticate, ma talvolta semplicemente proporle in maniera diversa.

6. Qual è il tuo target?
La risposta sembra facile e di immediata soluzione: gli adolescenti! i giovani! Sì. Ma ci sono adolescenti e adolescenti, giovani e giovani! Noi diamo troppo spesso per scontato che chi arriva ai nostri gruppi e comunità ecclesiali siano come quelli che già ci sono da più tempo, che abbiano la fede come noi, che abbiano la stessa nostra sensibilità ecclesiale, la nostra stessa capacità di ascolto, di preghiera, di lettura degli avvenimenti… Ma è proprio così? Comprendere il mondo culturale e di fede, di attese e di bisogni del singolo individuo ci aiuterà tantissimo a migliorare il nostro servizio e a compiere le migliori scelte per portarlo sempre più vicino a Cristo come suo fedele discepolo.

7. C’è bisogno di aiuto?
Una delle cose che dobbiamo sempre valutare è se abbiamo bisogno di collaborazione. Un buon leader non è quello che fa tutto da solo, ma quello che è capace di delegare. Ma attenzione: delegare non significa de-responsabilizzarsi! Delegare è aiutare l’altro a collaborarci nel ministero. Per far questo occorre innanzi tutto sapersi guardare attorno e compiere una vera opera di discernimento per scoprire chi ha voglia ed entusiasmo di fare quello che già noi facciamo. Forse non ne avrà appieno anche le capacità, ma sarà nostra cura renderlo capace di fare altrettanto bene e anche meglio di noi!

8. Il mio servizio è troppo complesso?
Cerchiamo di essere realisti. Talvolta vogliamo dire di sì a tutto e poi, una volta scottati, diciamo di no a tutto. Spesso aggiungere cose a tante altre non migliora la situazione, bensì la schiaccia! Più cose aggiungiamo più pesante e difficoltoso diventa il nostro servizio e così viene meno lo slancio. Essere semplici nelle proposte, tagliando qualcosa che può pure essere importante, ci permettere di avere maggiore slancio e rafforza i muscoli per portare occasionalmente pesi maggiori in futuro.

9. 
Che cosa sto facendo per la mia formazione?
Come ti sentiresti se notassi che il tuo medico non aggiorna la sua formazione da almeno dieci anni? Forse non chiederesti il parere di un altro medico, magari di quello che ha partecipato all’ultimo Congresso di Medicina? La formazione è d’importanza vitale! Specialmente nella Pastorale Giovanile, poiché il mondo giovanile è in continua evoluzione, al passo con le trasformazioni continue del nostro mondo culturale, sociale e tecnologico. E attenzione: per formazione non intendiamo quella a cui partecipi con i tuoi giovani. Intendiamo, invece, quella che tu dedichi a te stesso per crescere nella tua fede, nella tua capacità di preghiera, nelle tue conoscenze dottrinali e teologiche, educative e pedagogiche per migliorare il tuo servizio. Abbiamo, dunque, bisogno di prenderci del tempo per ritiri spirituali, corsi di evangelizzazione e di formazione.

10. Il tuo servizio è fatto per durare?
Anche qui occorre un po’ di onestà! Talvolta si svolge il proprio servizio come se dovesse durare in eterno. Poi accade che per un qualsivoglia motivo occorra lasciare per altri incarichi e tutto quanto si era costruito implode. E questo perché non ci si era preoccupati di preparare altri a continuare il nostro servizio. Un buon leader è quello che è capace di formare altri a collaborare e a continuare la sua opera. Gesù ha speso il poco tempo che aveva a disposizione – appena tre anni – non tanto per evangelizzare il mondo, bensì per formare i suoi discepoli in modo tale da continuare la sua opera fino ai confini del mondo quando Lui sarebbe tornato al Padre. E lo stesso hanno poi fatto gli apostoli, formando altri discepoli in modo da renderli capace di diventare a loro volta formatori di altri discepoli… Quindi, se vogliamo che il nostro servizio abbia una durata nel tempo e non sia legato alla nostro personale servizio, dobbiamo spenderci per formare altri leader, associandoli al nostro ministero, trasmettendo le nostre conoscenze e favorendo la loro personale e specifica formazione nei luoghi e nei modi più opportuni e utili.

La nostra società e la Chiesa hanno bisogno di guide responsabili che non si piangono addosso e non si accontentano di un “discreto” o “abbastanza buono”, ma che puntino sempre all’“ottimo”. La mediocrità non dovrebbe mai albergare nelle nostre comunità, tanto meno nella Pastorale Giovanile e nella Nuova Evangelizzazione dove i suoi soggetti ricercano sempre autenticità e radicalità.
In questi anni mi sono posto con realismo le stesse domande e ne ho condiviso le risposte con quanti non si sono accontentati della mediocrità. Credo che il Progetto Discepoli, con tutto ciò che esso comporta e propone, sia ciò che sintetizza al meglio tutte le risposte. Continuiamo a pregare perché il Signore benedica tutti gli sforzi e i sacrifici spesi per condurre le nuove generazioni a Cristo, specie da parte dei leader locali.

fra’ Saverio Benenati

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