Condannati all’indecisione?

Ogni scelta comporta l’abbandono di qualcosa che può risultare ugualmente importante, ma che di fatto ci lega a sé e ci condanna all’immobilismo.

 

 

Il terzo principio della dinamica, definito anche principio di azione e reazione, afferma che quando su un corpo agiscono due forse uguali e contrarie, allora quel corpo risulta fermo poiché le due forze si annullano a vicenda. Consideriamo, ad esempio, un corpo fermo, situato sul pavimento. Su di esso agiscono due forze: una è la forza peso, dovuta all’accelerazione di gravità, rivolta verso il basso; l’altra è la reazione vincolare esercitata dal pavimento, rivolta verso l’alto. Le due forze sono uguali e contrarie, e pertanto la risultante di esse che agisce sul corpo è nulla; per questo, il corpo è fermo e continua a rimanere fermo.

Così è anche per tanti giovani che nonostante i loro sogni, i loro desideri, le loro attrazioni verso qualcosa di diverso, di più bello, di più significativo rispetto alla loro attuale situazione, non riescono invece a operare dei veri cambiamenti nella propria vita, a decidersi seriamente e concretamente verso qualcosa di nuovo. Chissà quante volte ci si è detti “Vorrei, ma non posso…”, “Vorrei, ma non ci riesco…”. Il motivo si spiega proprio col terzo principio della dinamica: si vorrebbe tendere verso qualcosa ma c’è una qualche forza che con uguale potenza spinge in maniera contraria e che di fatto tiene incollati sulla stessa posizione, nella medesima situazione attuale.

Queste forze uguali e contrarie non stanno però fuori di noi, non esercitano il loro potere dall’esterno, ma nel nostro cuore. Finché vogliamo una cosa e allo stesso tempo, con uguale forza, il suo contrario, non avremo né l’una né l’altra. Fintanto che non si ha il coraggio di abbandonare ciò che ci tiene fermi su noi stessi, di tagliare i fili di ciò che ci imprigiona in una data situazione, allora non ci sarà evoluzione, crescita, libertà di decisione e di azione.

Possessori o posseduti?

I Padri della Chiesa, veri maestri sulle cose che riguardano lo spirito dell’uomo, hanno identificato tale problema con l’avidità. Avido è, infatti, chi accumula e non riesce a liberarsi di alcunché. Avido è chi vuole e prende tutto insieme fino a restarne sommerso. E per paura di perdere qualcosa, non si stacca mai dalle cose possedute, senza però rendersi conto che, al contrario, sono le cose a possederlo e a non renderlo libero di muoversi.

Francesco d’Assisi, nella sua Regola non bollata, scrive che i frati osservano il Vangelo di Gesù Cristo in obbedienza, castità e senza nulla di proprio. Normalmente e di fatto noi traduciamo il “senza nulla di proprio” con “povertà”, guardando più all’aspetto esteriore del non essere ricco, del non disporre di denaro o di altri beni materiali. Ma la povertà per san Francesco è sì anche questo, ma è innanzi tutto e soprattutto distacco, non possesso. Egli conosceva bene per esperienza familiare quanto fosse pericolosa l’avidità. Il suo spogliarsi dei vestiti nella piazza di Assisi non fu tanto un gesto pauperistico, ma un atto di liberazione da tutto ciò che fino ad allora gli aveva impedito di essere sé stesso e di realizzare il sogno che Dio gli aveva messo nel cuore, di vivere cioè secondo il Vangelo di Gesù Cristo.

Non è un fatto eccezionale incontrare oggi dei giovani che fanno fatica a decidersi in un modo o in un altro circa la loro vita e il loro futuro, dalla scelta dell’indirizzo di studi universitari a quella di intraprendere seriamente un percorso di fede insieme ad altri giovani, piuttosto che a compiere le grandi scelte della vita come quella di mettere su famiglia o di consacrarsi al Signore nella vita religiosa o sacerdotale.

La difficoltà a scegliere, a decidersi e ad agire di conseguenza non è da imputarsi, come spesso si sente dire, alla “leggerezza” con cui i giovani affrontano la realtà e la vita, ma al volere troppe cose insieme e, allo stesso tempo, a non voler abbandonare nulla. Si rimane un po’ bambini, come quando da piccoli ci si siede a terra circondati di giocattoli di ogni tipo e guai a chiunque osi toccarne anche uno soltanto: È tutto mio!

Non c’è scelta, né vera né libera, quando si fa una cosa ma col pensiero legato ad un’altra ovvero se si rimpiange ciò che ci si è lasciato alle spalle. Non stiamo infatti parlando di scegliere tra una cosa buona ed una cattiva. Al contrario, le scelte, quelle vere e mature, sono sempre tra cose altrettanto buone e in cui si è chiamati a discernere e decidersi per il meglio, su cosa è meglio per me, per la mia vita, per il mio futuro…

Liberi per scelta

Un giovane che fa scelte decisive, coraggiose, forti, è una persona libera, capace appunto di scelte mature, “adulte”. Giovane anagraficamente, ma che è già avanti interiormente. E questo, oggi più che nel passato, fa paura a molti poiché comporta l’aver reciso i tanti fili che ci tengono legati nel limbo dell’indecisione, della cosiddetta “spensieratezza”, di una presunta libertà che invece è una prigione. Talvolta occorre che qualcuno dall’esterno ci aiuti a riconoscere queste forze contrapposte che ci premono dentro, quei fili che ci incatenano e non ci fanno compiere quei passi necessari per andare oltre la situazione attuale.

Gesù ha detto che è venuto per farci conoscere la verità che ci rende persone libere (cfr Giovanni 8,31-36). La parola di Gesù, infatti, è capace di farci aprire gli occhi sulla nostra vera identità, sul progetto di vita e di gioia che il Padre ha per ognuno di noi, sulle nostre capacità e potenzialità, ma soprattutto sulle menzogne che distorcono l’immagine che abbiamo di noi stessi e sul senso della vita in genere e che ci rendono schiavi di esse.

Gesù è venuto a liberarci dalla menzogna in cui viviamo, incatenati dalla logica del possesso, dall’avidità che imprigiona. Lui ci insegna ad amare, ad entrare nella logica del donare per amore, del farsi dono agli altri. E quando si entra in questa logica, abbandonando la brama del possesso, si diventa persone libere, capaci di scelte coraggiose e decisive. Il cuore si riempie di gioia – c’è più gioia nel dare che nel ricevere! – poiché non si vive più di aspettative (troppo spesso deluse), ma tutto e tutta la vita diventa un dono fatto e accolto liberamente.

Quanto è bello ed incoraggiante incontrare dei giovani “maturi”, dei giovani “adulti”, che hanno saputo compiere scelte di libertà, lasciandosi liberare da Gesù rispetto a tutto ciò che li imprigionava e li rendeva degli eterni indecisi.
Giovani che accolgono la vita, la propria vocazione, le situazioni difficili, le altre persone qualunque sia il loro carattere, come un dono prezioso di Dio. Sono giovani con cui potersi liberamente confrontare, da cui ricevere consiglio e aiuto per iniziare a vivere una vita nuova, nella libertà e nella gioia.
Ti auguriamo di incontrarne qualcuno nel tuo cammino, ma soprattutto di scegliere di diventarlo anche tu, per te stesso e per gli altri.